F1 ’21: Full… ?

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Dopo i recenti articoli di sintesi e commento del Gran Premio del Made in Italy ed Emilia Romagna, alcuni lettori ci hanno chiesto informazioni sulle gomme della F1, il loro utilizzo e altri aspetti. Proviamo a fare chiarezza.

Leclerc nel giro di formazione con le full-wet, poi partito con gomma intermedia

Il frenetico Gran Premio corso ad Imola ha trasmesso anche un’enorme quantità di informazioni al pubblico, estasiato dalla situazione che vedeva una parte della pista quasi allagata, un’altra bagnata ed il resto solo umida. Situazione che ha innanzitutto messo in allarme i piloti, indecisi su quale gomma utilizzare, ma reso felici gli spettatori che raramente assistono a gare dove il meteo diventa attore protagonista a pochi minuti dal via.

Tra i molti termini inglesi e la velocità delle azioni, molti particolari possono sfuggire ai meno avvezzi alla moderna Formula 1; proviamo a fare chiarezza sugli pneumatici usati nella classe regina.
Esistono due tipi di gomme da pioggia: la full-wet (da bagnato estremo) e quella intermedia.
La prima è contraddistinta da numerose e profonde scanalature, che permettono di evacuare fino a 85 litri d’acqua al secondo (!) per pneumatico alla velocità di 300 km/h, così da aderire meglio all’asfalto.
Quella intermedia, invece, viene utilizzata per le condizioni umide o di bagnato normale, come soluzione di mezzo tra l’asciutto e la pioggia battente.
Nell’attuale Formula 1, per ognuna di queste tipologie si conosce già il tempo limite di utilizzo, ovvero quando arriva il momento di sostituirla con una diversa mescola, oltre al consumo.
Ponendo due esempi opposti, una gomma intermedia avrebbe poca vita in condizioni di pista asciutta, mentre in caso di forte pioggia la quantità d’acqua non smaltita dalle scanalature presenti sul battistrada provocherebbe il fenomeno dell’acquaplaning, ovvero il galleggiamento della monoposto sull’acqua col conseguente testa-coda.

Allo stesso modo, quella da bagnato estremo, in condizioni di pista umida non funzionerebbe, andando a degradarsi in pochi giri.
Ovvio come tutto questo dipenda anche dalla sensibilità del pilota, unico a sapere le condizioni della pista in tempo reale, mentre dal box una comunicazione può essere quella della previsione meteo.
Televisivamente, la gomma da bagnato estremo è caratterizzata lateralmente dalla colorazione blu, mentre quella intermedia dal verde.
Integriamo adesso sinteticamente il tema della mescole da asciutto, già affrontato in passato.
La Pirelli, fornitore unico della F1, ha studiato diverse tipologie di pneumatico: hypersoft (rosa), ultrasoft (viola), supersoft (rossa), soft (gialla), media (bianca), hard (blu), superhard (arancione).
Dal 2019 queste gomme sono classificate da C1 (la più dura) a C5 (la più morbida), per intenderci come dura intendiamo una minore prestazione e maggiore durata, viceversa la morbida garantisce una maggiore prestazione per una minore durata.
La Pirelli, secondo precise informazioni, per ogni gara sceglie tre mescole secondo le caratteristiche del tracciato, dove la colorazione è stata cristallizzata al rosso (morbida = soft), giallo (media-medium) e bianco (dura=hard).
Ecco spiegato il motivo per cui, nel corso di pit-stop per fare un esempio spesso sentiamo dire “ha messo la gialla!”, proprio per seguire la strategia ad un certo punto della gara.
Quindi per ogni weekend, ogni team dispone di tre mescole da asciutto e due da bagnato.
Scelte importanti, da effettuare nell’attimo di pochi secondi nel mezzo di una gara, dove anche un pit-stop più lungo di qualche decimo di secondo può fare la differenza non solo in termini di punti ma, a fine campionato, anche di proventi economici.

Autore

Andrea La Rosa

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