F1 ’23: bandiera a scacchi

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Sul tramonto del Gran Premio di Abu Dhabi, cala il sipario sul campionato dominato dal binomio Red Bull – Verstappen, l’ultimo articolo chiude la stagione automobilistica, nelle rispettive fabbriche il 2024 è già iniziato da tempo.

Bandiera a scacchi sulla stagione 2023 dove fin dai test, laddove solitamente non si esprime la piena potenza dosando per esempio i carichi di benzina, i componenti per questioni di affidabilità, carichi di benzina e molto altro, era già palese la superiorità della Red Bull poi talmente dominante, da fare scuola nei successivi mesi a quelle squadre che aggiornando le rispettive monoposto, hanno preso spunto dalla RB19.
Perfetto Verstappen, tanto da inanellare una serie consecutiva di vittorie che ha schiacciato il morale della competizione, costretta ad ambire al podio come risultato massimo, è sufficiente leggere le classifiche per sintetizzare i valori, nemmeno il meteo è stato talvolta capace di mescolare i valori, supremazia totale con l’unica eccezione di Singapore.
Una difficile convivenza quella di Perez con Verstappen che in passato aveva già cannibalizzato i compagni di squadra, proprio il pilota messicano a fine settembre in merito ai problemi riscontrati da maggio in avanti, quando in quel momento il distacco nella classifica piloti era ancora minimo, così ne parlò intervistato dal quotidiano olandese “De Limburger”: “Quando è iniziata la stagione, la macchina mi si adattava perfettamente ma le auto si evolvono durante l’anno. Dopo Miami per me è stato un declino. Ho trovato un’altra macchina che non mi si addiceva molto. Poi non sono riuscito a entrare in Q3 in alcune occasioni e questo ha influito molto sulla mia fiducia e mi ha fatto guidare molto più lentamente. È stato molto difficile. Perché quando guidi per un top team, la pressione sulle prestazioni aumenta rapidamente. Quando si vive un momento così difficile al lavoro, è difficile essere allegri a casa con moglie e figli. Per questo ho assunto un mental coach perché la mia famiglia merita di avere un padre allegro a casa. Insieme al mio allenatore, ho lavorato per diventare la migliore versione di me stesso a casa, ma anche come pilota.”
In sintesi la Red Bull ha trionfato nei costruttori con un distacco abissale sulla concorrenza, tanto da consigliare la regia televisiva spesse volte a guardare altri duelli in zona punti e non solo.
Al fotofinish il secondo posto a favore della Mercedes sulla Ferrari.
Le Frecce d’Argento nel corso della stagione hanno cestinato l’ambiziosa filosofia a pance zero, piedi per terra dopo anni di dominio nella consapevolezza di una dimensione completamente diversa che ha portato degli scossoni, come avvenuto settimane addietro alla vigilia della gara ad Interlagos, con le dimissione di Mike Eliott, papà delle ultime due vetture, in Mercedes da oltre dieci anni dapprima come capo degli aerodinamici, già perno degli otto titoli costruttori consecutivi dal 2014 al 2021, poi promosso Chief Technical Officer.
Un team che noi italiani guarderemo per tifare i progressi di Andrea Kimi Antonelli (17 anni) che il prossimo anno, siederà in Formula 2 con la Prema, proseguendo il suo percorso di crescita dopo essere entrato nell’Academy Mercedes nel 2018 ancora dodicenne.
In casa Ferrari sarebbe troppo banale la chiacchiera da bar secondo cui è trascorso un altro anno senza vincere il campionato.
A Maranello è stato un anno di grandi cambiamenti a partire dal nuovo team principal che nello scorso inverno, prima della presentazione della macchina, aveva avuto giusto il tempo di conoscere la stanza di lavoro.
L’ennesima monoposto deludente associata a dichiarazioni in pompa magna, hanno consigliato i vertici a cambiamenti che probabilmente andavano fatti prima, a differenza degli altri anni, si è deciso di sviluppare la macchina a campionato in corso senza pensare subito al successivo, i risultati sono arrivati consegnando in prospettiva, una coppia di piloti molto forte su cui puntare.
Come sempre ricordiamo, la Formula 1 è soprattutto programmazione, le scelte di oggi si vedranno a medio e lungo termine, i podi e la vittoria ritrovata nella seconda parte di campionato hanno dato tanta fiducia a tutto l’ambiente, non solo come prestazione ma sotto il profilo della squadra e delle strategie che più volte sono state il tallone d’Achille, perché come avvenuto nel Gran Premio di Singapore vinto con astuzia da Sainz, non serve solamente la macchina più forte ma un insieme di fattori dove la testa, calma e intelligenza tattica, fanno la differenza.
L’immagine di Sainz nella penultima gara di Las Vegas, è stata il simbolo dell’inadeguatezza della Formula 1, penalizzato in maniera assurda di dieci posizioni nel weekend migliore della Ferrari, a causa di un tombino saltato pochi minuti dopo la prima sessione di prove libere, tali da causare ingenti danni (economici) e la sostituzione del pacco batterie costato dieci posizioni sulla griglia di partenza.
Un precedente gravissimo, non tanto quella che sarebbe stata la benevolenza del bonus, quanto il silenzio e la questione di principio andata in secondo piano: come sarebbe andata in caso di lotta per il titolo?
Per Leclerc è stata complessivamente una stagione col freno a mano, tante le pole collezionate purtroppo ridimensionate dal passo gara non all’altezza della Red Bull, il monegasco ha sfruttato il potenziale a disposizione, uomo squadra quando serviva e talvolta sfortunato come ad Interlagos, ritiratosi durante il giro di ricognizione, è il pilota su cui, personalmente, la Ferrari deve puntare per rialzare la testa.

La McLaren ha corso due campionati nella stessa stagione, disastrosi i risultati nella prima parte, poi una serie di aggiornamenti hanno concretizzato risultati inaspettati più volte sul podio.
Da brutto anatroccolo a cigno, dove la linea del tempo è partita dal Gran Premio d’Austria dove (inizialmente) sulla macchina di Norris, furono introdotti corposi aggiornamenti aerodinamici che hanno premiato lo sforzo degli uomini di Woking, in alcune occasioni per velocità la seconda vettura della griglia.
Ottima la prima stagione di Piastri che insieme a Norris, con una macchina ancora più competitiva, potranno dare spettacolo.
L’Aston Martin dopo un grande avvio (più volte consecutivamente sul podio), da circa metà campionato ha declassato le prestazioni frutto di aggiornamenti che evidentemente hanno funzionato meglio nelle altre squadre, una differenza di prestazioni poi tornata nelle ultime gare ad Interlagos e Las Vegas.
La causa può essere attribuita dal vincolo di non indipendenza dettata dalla fornitura di power-unit, trasmissione, cambio e sospensione posteriore della Mercedes che se da un lato agevola il processo di costruzione e assemblaggio, dall’altro vincola le libertà di progetto per un team che non ha fatto mistero delle sue ambizioni.
In Alpine è stata una stagione complicata, dove i risultati ben al di sotto le aspettative hanno, ad un certo punto provocato un terremoto dirigenziale, l’ex Renault conclude nel limbo di metà classifica, lontano dall’avvicinarsi alle posizioni di vertice occupate dai top-team, le due volte sul podio sono una consolazione.
La Williams ha ufficialmente lasciato il ruolo di “cenerentola” con una serie di risultati che hanno fruttato il settimo posto nella graduatoria costruttori, trascinata da Albon tornato ai livelli quando pochi anni addietro, era un pilota Red Bull con grande ambizione.
Il cambio di team principal (Wowles dalla Mercedes) ha massimizzato i processi e le risorse a disposizione che evidentemente hanno trovato nuovo entusiasmo, rispetto al compagno di squadra è rimandata l’esperienza di Sargeant che ha maturato un rendimento sotto le attese, troppo gli incidenti dispendiosi sotto il profilo economico che hanno inciso sul budget cap.
Infine grande bagarre nelle ultime tre posizioni dei costruttori, dove gli ultimi Gran Premi, l’esiguo distacco tra Haas, Alfa Romeo e Alpha Tauri, ha reso tutto incerto dove ricordiamo, una migliore classifica non è solo un risultato sportivo, perchè genera maggiori introiti economici.
L’Alpha Tauri oltre a salutare l’ormai ex team principal Franz Tost sostituito da Laurent Mekies (ex d.s. Ferrari), la prossima stagione cambierà denominazione per motivi commerciali in Racing Bulls.
La scuderia di Faenza, ricordiamo di proprietà Red Bull, nelle ultime gare ha lasciato l’ultima posizione che sembrava quasi certa, una posizione da ultima della classe che sembrava certa, grazie alle ultime gare a partire dal trittico americano, per una rimonta finale derivante da un lavoro di evoluzione aerodinamica e progressi nella messa a punti, tali da quadruplicare nel mese di ottobre i punti fin lì conquistati durante tutto l’anno.
Il box ha sviluppato la vettura fino all’ultima gara, da un lato per evitare l’ultima posizione ma soprattutto ottenere dati per la macchina che scendere in pista tra pochi mesi, un passo indietro e cambio di rotta avviato in estate e seguito ad ogni Gran Premio, equipaggiando anche ad Abu Dhabi di un nuovo fondo ampiamente ridisegnato non solo sulla sezione centrale bensì sui canali laterali, come sempre avviene in questi casi, per migliorare l’interazione con l’asfalto, a dimostrazione che la scuderia nonostante le prestazioni al di sotto delle aspettative, ha tutt’altro che alzato bandiera bianca.
Una serie di circostante hanno lanciato il 21enne neozelandese Liam Lawson, con De Vries inizialmente scelto come titolare, poco prima di metà campionato sostituito da Ricciardo esperto pilota in quel momento riserva alla Red Bull, ma un infortunio alla mano dopo appena due gare dopo un incidente in Olanda ha spinto proprio Lawson (provvisto di licenza) sul sedile, poi protagonista e capace di cogliere al volo l’occasione della vita.
Il team Alfa Romeo-Sauber non ha mai offerto grandi prestazioni, sporadicamente in zona punti per un mesto penultimo posto, la Haas solamente quattro volte in zona punti (migliore risultato è stato il settimo posto di Hulkenberg nella terza gara in Australia) chiude mestamente all’ultimo posto, circoscritte le buone prestazioni in qualifica, quando la posizione nelle prime cinque file aveva fatto assaporare un migliore finale e quindi bottino di punti, evidentemente poi la sofferenza sul passo gara.
Dal prossimo anno le power-unit fornite dalla Ferrari, saranno sponsorizzate Alfa Romeo che dopo l’addio commerciale col team Sauber, resterà in Formula 1 per la gioia degli appassionati al marchio del biscione.
Appuntamento al 2024, dove la prima novità sarà il numero di chilometri raddoppiati a disposizione per i filming days, attività di pista strettamente privata a disposizione per scopi commerciali di riprese video utili agli sponsor, spesso però sfruttate come dei mini test per scoprire le vetture in maniera reale rispetto ai modelli virtuali in galleria del vento.
Oggi è già domani.

Classifica Piloti

1. Verstappen (Red Bull) 575pt
2. Perez (Red Bull) 285pt
3. Hamilton (Mercedes) 234pt
4. Alonso (Aston Martin) 206pt
5. Leclerc (Ferrari) 206pt
6. Norris (McLaren) 205pt
7. Sainz (Ferrari) 200pt
8. Russell (Mercedes) 175pt
9. Piastri (McLaren) 97pt
10. Stroll (Aston Martin) 74pt
11. Gasly (Alpha Tauri) 62pt
12. Ocon (Alpine) 58pt
13. Albon (Williams) 27pt
14. Tsunoda (Alpha Tauri) 17pt
15. Bottas (Alfa Romeo) 10pt
16. Hulkenberg (Haas) 9pt
17. Ricciardo (Alpha Tauri) 6pt
18. Zhou (Alfa Romeo) 6pt
19. Magnussen (Haas) 3pt
20. Lawson (Alpha Tauri) 2pt
21. Sargeant (Williams) 1pt
22. De Vries (Alpha Tauri) 0pt

Classifica Costruttori

1. Red Bull 862pt
2. Mercedes 409pt
3. Ferrari 406pt
4. McLaren 284pt
5. Aston Martin 273pt
6. Alpine 120pt
7. Williams 28pt
8. Alpha Tauri 21pt
9. Alfa Romeo 16pt
10. Haas 12pt




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Andrea La Rosa

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