F1 ’23: la surreale vicenda del tombino di Las Vegas

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Clamorosa e per certi versi surreale la vicenda accaduta nei primi minuti del weekend di Las Vegas, una figuraccia in piena regola a causa di un tombino che ha seriamente danneggiato la Ferrari di Sainz costretto, senza colpe, a scontare una penalità nella gara di domenica.

Era l’anno 2002 quando Daniele Silvestri tormentò l’estate con la sua “Salirò”, adesso effettivamente in questa Formula 1, più in basso di così c’è solo da scavare.
Dopo le pompose presentazioni, e le perplessità legate alla scelta di gareggiare a Las Vegas in questa fase di stagione, tra l’altro in orario serale tale da prevedere problemi di temperatura delle gomme, e quindi criticità di aderenza della vettura, è stato clamoroso quanto avvenuto pochi minuti dopo il semaforo verde della prima sessione di prove libere, quando un tombino evidentemente non sigillato a dovere, si è staccato provocando pesantissimi danni alla Ferrari dell’incolpevole Sainz; danni al fondo e alla batteria fuori uso poi sostituita.
Poi il danno oltre la beffa perché nessuna deroga è stata concessa nonostante le modalità d’incidente: penalità di dieci posizioni nella griglia di partenza della gara prevista domenica!
C’è da dire che il regolamento non concede spazi o interpretazioni per cause esterne, non si è voluto creare un precedente, ma qui poteva applicare il metodo di Michael Masi nei giri finali di Abu Dhabi 2021.
Furibondo il team principal Vasseur: “Abbiamo avuto una FP1 molto dura, ci costerà una fortuna. Abbiamo rovinato la sessione di Sainz, non faremo parte della seconda sessione di libere perché dobbiamo cambiare il telaio e due terzi della macchina. Ok lo spettacolo, sta andando bene qui, ma quello che è successo è inaccettabile per la F1. Avremo modo e tempo per discuterne. Dobbiamo curare più l’aspetto sportivo. Sono frustrato e spaventato, perché Sainz ha colpito un tombino a 320 km/h e sarebbe potuta andare molto peggio”.

Di conseguenza la sessione è finita lì, pista interamente da controllare e seconde prove libere slittate in piena notte locale; in più, per non farsi mancare nulla, le zone dedicate ai fan tra le due sessioni di prove libere sono state chiuse per motivi logistici non specificati.
Verstappen era già stato crudo e realista: “Queste vetture così pesanti non sono fatte per correre su circuiti cittadini, ma su tracciati che presentano curve veloci ad ampio raggio e il layout del circuito non ne prevede. Non ci sarà grip e questo renderà ancora tutto più difficile. Ovviamente voglio provare a dare il massimo e a ottenere il meglio dalla vettura anche in queste condizioni, ma in generale questo evento non mi affascina granché. L’aspetto sportivo rappresenta l’1%, lo show il 99% e comprendo l’importanza dell’aspetto legato al business, ma al tempo non posso nascondere il mio punto di vista su ciò che mi interessa di più, ovvero il racing e la performance.”
Durissimo a proposito della presentazione: “A stare lì in piedi mi sono sentito un pagliaccio.”
Sempre l’olandese, con un like, ha manifestato il suo gradimento su quanto espresso via social da Raffaele Marciello, pilota italo-elvetico pluricampione nella categoria GT, che ha espresso un apprezzamento per Macao (dove in questo weekend chiuderà la carriera) rispetto al circuito di Las Vegas.
Un weekend delle follie in cui, ad esempio, è possibile sposarsi in occasione del Gran Premio, grazie alla cappella appositamente installata per una celebrazione e soprattutto un ricordo unico, in contrapposizione a quello che, onestamente, sembra assomigliare più ad un carro funebre per questa Formula 1.

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Andrea La Rosa

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