F1 ’23: pausa di riflessione

F

Qualche lettore recentemente ci ha scritto sul mancato commento al termine dell’ultimo Gran Premio, rispondiamo a tal proposito sulle motivazioni che per la prima volta, dopo molti anni, ci hanno consigliato il silenzio.

Con tutto il rispetto, abbiamo preferito fare altro.
Negli ultimi due weekend è stato poca o nulla la voglia di commentare i fatti dei Gran Premi di Formula 1, dopo l’Arabia Saudita sono comparse le prime considerazioni, infine quanto accaduto a Melbourne oggettivamente ci spinge ad una pausa di riflessione piuttosto che continuare a commentare un Gran “ormai troppo” Circus.
L’analisi a seguire è una riposta alle domande dei nostri lettori, come il rispetto nei loro confronti che in questi anni hanno supportato il progetto SportOne.
Andiamo per punti.

Gestione corse
I veleni di Abu Dhabi sono difficili da smaltire, quando negli ultimi giri del tiratissimo campionato 2021, certamente bello e combattuto agli occhi dello spettatore, si decise di fare sdoppiare solamente le macchine che separavano Hamilton da Verstappen, un grande assist per il primo titolo dell’olandese che non avendo più nulla da perdere, aveva cambiato le gomme rispetto al pilota Mercedes ormai certo di concludere con quel set.
Prendetela come volete, ma quell’azione non la capiremo mai.
A pagare fu l’allora direttore di gara Michael Masi, affermando indirettamente l’errore ma il risultato in pista è rimasto tale.
Poi l’anno scorso a Monza si decise di fare l’opposto, quando nella stessa circostanza (pochi giri dal termine) si decise di fare sdoppiare tutte le macchine, concludendo la gara amaramente dietro la safety-car deprimendo lo spettacolo e per la gioia di chi paga profumati abbonamenti televisivi o biglietti per assistere alle gare dal vivo.
È così difficile introdurre una regola che aggiunge una percentuale o numero di giri in più quando si rende necessaria la safety-car a pochi giri dal traguardo?
Arriviamo all’ultimo Gran Premio d’Australia, dove la sensazione è stata quella di volere compensare a tutti i costi la monotonia di Verstappen e superiorità complessiva della Red Bull, esasperando ogni situazione di safety-car o bandiere rosse con risvolti opposti ai propositi, decisioni buone solo per inorridire lo spettacolo e offrire spunti per le serie Tv prodotte a fine campionato.
Agghiacciante la scelta di riproporre una nuova partenza da fermo quando mancavano due giri al termine, in merito alla penalità inflitta a Sainz per il contatto con Alonso, tale sarebbe stata giusta, se dopo l’incidente la gara fosse finita con l’ordine di arrivo stabilito al momento del nuovo stop, invece ritornare alle posizioni del giro precedente, logica avrebbe consigliato di confermare Sainz al quarto posto dietro il terzo di Alonso.
Duro a questo proposito l’ex motociclista e idolo nazionale Casey Stoner: “La Fia ha messo in imbarazzo la F1, che casino inutile. Per favore, ricordate a chiunque che viene prima lo sport e poi l’intrattenimento, non il contrario”.

Budget cap
Una decisione intelligente per provare ad equilibrare i valori in pista tra grandi e piccoli team, così come quelle regole che impongono una maggiore quota economica d’iscrizione dei team meglio classificati e minori ore di sviluppo in galleria del vento agli stessi team rispetto a quelli che sono costretti a recuperare, tuttavia resta brutta la vicenda Red Bull in merito allo sforamento del budget cap 2021 giustificato come catering.
Inutili le sanzioni retroattive ad un team che oggi dispone delle macchine più veloce, peggio il contesto se considerato nella dinamica dell’equilibrato campionato 2021 disputato punto su punto, perché nello stesso periodo si lavorava al progetto ad effetto suolo del 2022.
La sanzione di minori ore di sviluppo in galleria del vento è sembrata una carezza, dunque bene il budget cap ma solamente se fosse rispettato al centesimo da tutti, altrimenti stiamo parlando del nulla, soprattutto quando un team parte male e durante la stagione pur disponendo di risorse, non può spenderle a causa del limite di spesa massima.

Regolamenti cambiati in corsa
È il peggiore tradimento davanti a mesi di lavoro tra progettazione e test, esattamente quanto avvenuto a circa metà della passata stagione, legato alla questione del porpoising sofferto maggiormente dalla Mercedes.
La direttiva emanata ha portato l’innalzamento seppur millimetrico delle macchine rispetto al suolo, da quel momento (affidabilità a parte) la Ferrari ha perso molta della sua performance.
Ufficialmente una presa di posizione per motivi di sicurezza, ma per coloro che chiacchierano nei bar, è parso un contentino alla Mercedes dopo il finale di Abu Dhabi.
In sintesi una vicenda con poca credibilità verso il risultato in pista, senza considerare che proprio l’effetto suolo era stato introdotto per rivoluzionare il regolamento e garantire più sorpassi in pista, adesso notevolmente diminuiti cui bisognerà porre rimedio.
Adesso nonostante siano trascorse appena tre gare, il campionato è già ampiamente segnato dove solamente una serie di ritiri a catena della Red Bull potrebbe fare vacillare le sicurezze di una superiorità imbarazzante, è viva l’ipotesi di un possibile cambio di format del weekend di Baku, cancellando dal programma la seconda sessione di prove libere con una qualifica e gara sprint per ravvivare la competizione.
L’ipotesi è quella al venerdì di una sola sessione di prove libere e successive qualifiche per la gara di domenica, al sabato qualifica per la gara sprint da disputare nella stessa giornata, poi consueta gara la domenica.

Ferrari
Saremmo ipocriti se non dichiarassimo il tifo per la rossa, ma nei commenti abbiamo sempre messo al centro dell’attenzione l’obiettività dei risultati.
La situazione è onestamente imbarazzante, i vertici nel rilasciare certe dichiarazioni si sono fidati dei loro uomini chiave dietro le scrivanie, contrapposte ai risultati che tutti abbiamo visto.
Un enorme errore la decisione di concludere lo sviluppo della precedente macchina a metà stagione, si dice che in Formula 1 conta la stabilità, ma per farlo servono le persone giuste capaci di remare tutti dalla stessa parte, forse in Ferrari anche per la mancanza di una forte leadership non era esattamente così e nello scorso inverno l’addio annunciato di Binotto, ha diviso come in una corrente politica.
È duro il compito di Vasseur, questa è la macchina a disposizione, così dopo aver fallito con Alonso ed il primo Vettel, è un vero rammarico non dare a Leclerc uno strumento capace di lottare per le prime posizioni.
Quella degli aggiornamenti è una corsa contro il tempo, cercando di raddrizzare una stagione nata malissimo non solo sotto il profilo delle prestazioni, anche di una rivoluzione interna i cui frutti non possono essere istantanei.
Il programma degli sviluppi per correggere gli errori è delineato, un grosso pacchetto potrebbe arrivare per la Spagna a dimostrazione della volontà di lavorare sull’attuale macchina sposando un metodo di lavoro diverso da quello degli ultimi anni, la Red Bull è irraggiungibile ma l’obiettivo resta quello di tornare almeno seconda forza in griglia in considerazione che ad Imola, la Mercedes potrebbe fare debuttare una versione B della W14.
Nel frattempo però, stendiamo un velo pietoso nell’esaltazione telecronista nell’ultimo Gran Premio per il presunto ritrovato passo gara, quando dietro Sainz era quarto dietro Verstappen (Red Bull), Hamilton (Mercedes) e Alonso (Aston Martin), in lotta con Gasly (Alpine).
Leclerc ha raccolto pochissimi punti, due volte fuori in tre gare, Ferrari quarta nella classifica costruttori quando per assurdo, la macchina dell’anno scorso andrebbe probabilmente più forte dell’attuale.
Chiara l’attuale rivoluzione dietro ai tavoli, ma alla passione va contrapposta anche una dignità verso il tifo, ampiamente travolto dall’ennesima delusione.

L’elenco dei motivi potrebbe ancora continuare, ci prendiamo una pausa di riflessione in attesa di tempi migliori, commentare qualcosa come diciannove Gran Premi con la solita matrice di risultati e polemiche, diventerebbe noioso per chi scrive e soprattutto chi legge.

Autore

Andrea La Rosa

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