F1 ’23: rinnovamento Vasseur

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Il dominio della Red Bull nella gara inaugurale del campionato 2023 ha già aperto quelle crepe che evidentemente erano già presenti all’interno di Ferrari e Mercedes alle prese con un periodo molto delicato. In Ferrari dopo dieci anni lascia David Sanchez (ormai ex Head of Vehicle Concept), ma anche in Mercedes, per la prima volta, insorgono malumori col sette volte campione del mondo Hamilton.

Alla Ferrari il primo scossone è arrivato pochi giorni dopo lo schiaffo in Bahrain, infatti la prima testa (sportiva) a cadere è quella dell’ormai ex capo degli aerodinamici David Sanchez che ha rassegnato le sue dimissioni (gentilezza Ferrari, meglio licenziamento?) dopo dieci anni di attività a Maranello.
È la prima vera alta defezione dall’arrivo di Vasseur in una Ferrari che adesso può definirsi come un cantiere, virando verso una soluzione interna per la sostituzione, a quel punto determinante per l’impostazione del progetto 2024.
Già perché, indirettamente, questo cambio dopo una sola gara, potrebbe significare l’aver alzato già bandiera bianca verso un progetto, sbandierato per essere stato iniziato l’anno scorso già molto prima rispetto alla concorrenza; d’altronde basti vedere i risultati in calando della seconda parte di stagione 2022 come segno evidente che quella vettura non era stata più sviluppata, puntando direttamente all’attuale SF-23.
Calma e sangue freddo, sono evidentemente le parole chiave della sfida di Vasseur, ma è già lecito porsi qualche interrogativo.
Sicuramente le dinamiche degli ultimi mesi non sono state tranquille dietro i tavoli aziendali, a cominciare dai rumors sull’addio di Binotto che risalivano già allo scorso autunno.
Può essere ipotizzabile che, una volta licenziato il padre di famiglia, qualcuno abbia volontariamente lavorato non in maniera mirata alla realizzazione della macchina?
Ha sicuramente lasciato perplessi l’imbarazzante esperimento dell’ala posteriore con la soluzione mono-pilone che in Bahrain fletteva da ogni parte.
Non c’è nessuna certezza, ma è evidente come il clima non poteva essere sereno nelle ultime settimane del precedente anno solare, con l’ufficialità della separazione tra Binotto e la Ferrari comunicata il 29 novembre, ma con la specifica che il team principal sarebbe rimasto in carica fino al 31 dicembre.

Con quale motivazione e prospettiva possono aver lavorato i suoi uomini di maggiore fiducia?
È possibile che ormai nella Gestione Sportiva qualcosa si fosse rotto, e adesso Vasseur sia costretto a riscostruire tutto da zero nonostante sia stata disputato un solo Gran Premio?
Il dimissionario Sanchez era a capo dell’aerodinamica ma, evidentemente, l’anticipo del progetto che ha portato in pista l’attuale monoposto non ha dato nessun frutto, anzi ha evidenziato problemi sul passo gara legati soprattutto all’eccessivo consumo delle gomme, tanto da indurre Leclerc in Bahrain a sacrificare la pole per conservare un set da utilizzare in gara.
D’altronde, era scontato come il passaggio di gestione avrebbe comportato problematiche e rotture.
Vasseur nelle interviste dopo il Bahrain ha detto avere la situazione chiara, parole semplicistiche che tuttavia lasciavano intuire dell’altro, che hanno seguito la mossa di sollevare Rueda dall’incarico di responsabile delle strategie, l’anno scorso spesso nell’occhio del ciclone.
Questo a dimostrazione di come ancora una volta (lo sottolineiamo sempre), i risultati in Formula 1 siano lontani rispetto alle dinamiche di una squadra di calcio, laddove è più semplice sostituire l’allenatore o per i club più facoltosi, acquistare subito un calciatore e via dicendo.
Il pilota che guida una monoposto è solamente la punta di un iceberg del lavoro al box e in fabbrica, dove l’ingaggio di un ingegnere dietro la scrivania è certe volte più importante di tutto il resto, inoltre il passaggio da un team all’altro non è mai immediato, dovendo scontare un periodo di “gardening” per non portare subito soluzioni dalla scuderia di provenienza.
Se la Rossa vuole provare ad alzare la testa anche per una questione di orgoglio, chi ha già firmato la resa è Toto Wolff, cestinando la W14 dove lo stesso Hamilton ha punzecchiato il team per non avere ascoltato i consigli relativi ai punti deboli della passata stagione.
Il 2023 rischia seriamente di vedere la stagione di Gran Premi interamente vinti dalla Red Bull?
Le probabilità sono alte.

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Andrea La Rosa

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