F1 ’24: ALBA ROSSA

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Doppietta Ferrari nel Gran Premio d’Australia, vince un eroico Sainz due settimane dopo l’operazione di appendicite, secondo Leclerc dapprima in rimonta poi in difesa negli ultimi giri, McLaren sul podio e seconda forza, fuori Verstappen per problemi ai freni superato da Sainz dopo la partenza.

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orse sarebbe stato eccessivo esporre il sacro al profano, parlare di una resurrezione avrebbe sottolineato il lato sovrannaturale, quando invece c’è tanto, tanto lavoro dietro un risultato che consegna ottimismo da una parte, mentre dall’altra la scesa dal piedistallo.
Storie di uomini che osano sotto la pressione della perenne sconfitta, ma quando vince la Ferrari, rianima una passione antica, diversa.
Possono trascorrere annate di siccità, ma l’emozione ha un solo colore dominante: il rosso.
Che poi esposto all’alba, assume una sfumatura speciale.
Le Ferrari vince, torna a vincere, lo fa perentoriamente, indipendentemente dal ritiro di Verstappen come non accadeva da due anni, l’ultima volta proprio in Australia, per inciso dopo quarantaquattro gare.
Sarebbe infatti riduttivo pensare che il ritiro del campione del mondo sia stata solamente una conseguenza, per la Ferrari un weekend solido, dove la partecipazione di Sainz è stata in dubbio fino alla vigilia, considerate le condizioni fisiche a seguito dell’operazione d’urgenza (appendicite) occorsa quindici giorni addietro proprio in occasione dell’appuntamento arabo, sostituito brillantemente dell’esordiente Bearman.
Le prestazioni nelle sessioni di prove libere riguardanti il giro singolo come anche il passo gara, avevano anticipato buone sensazioni, rimaste abbottonate vista la supremazia del binomio Red Bull-Verstappen in quel momento sembrata in ritardo di preparazione, infatti mentre la Ferrari aveva subito trovato il giusto assetto, nel box Red Bull non erano mancati i problemi, vista la rinuncia di buona parte della seconda sessione di libere per la sostituzione del fondo dopo il brusco passaggio su un cordolo.
Un’illusione vista la solita qualifica di Verstappen in pole a fare sempre la differenza, visto il confronto di Perez, sesto sulla griglia perché penalizzato di tre posizioni per impeding ai danni di Hulkenberg.
C’è da dire come precauzionalmente, prima della sessione, era stata cambiata l’intera power-unit nella macchina n.1, un fatto che ha stupito vista la primissima fase di un campionato così lungo, elemento aggiuntivo alla sostituzione del cambio nell’auto di Perez nello scorso Gp, fattori che più avanti potrebbe portare delle penalità qualora venisse superato il limite di unità consentito, alimentando possibili spiragli nel vedere qualcosa di diverso rispetto all’ultimo anno.
Eroica la prima fila di Sainz considerate le condizioni fisiche, così così Leclerc partito quarto dopo aver pasticciato l’ultimo giro.
Ma come sempre ricordiamo, i punti si fanno in gara, dove in Ferrari le premesse della partenza, erano di tenersi lontano dai guai nelle prime curve, e giocarsela con l’ottimo passo messo in luce durante le libere anche in considerazione dell’alta temperatura dell’asfalto.
Al semaforo verde Verstappen ha tenuto la testa, poi tante emozioni, dapprima superato da Sainz nel corso del secondo giro ed in quello successivo, il clamoroso ritiro per problemi ai freni.
Lo spagnolo dunque davanti, mentre Leclerc alle prese con la rimonta consapevole di non poter sbagliare il colpo e di una macchina finalmente competitiva, tale da non azzardare manovre rischiose, rosse superiori anche per l’altra Red Bull di Perez.
Leclerc a circa metà gara si è avvicinato moltissimo a Sainz, salvo ricevere la comunicazione dal muretto di non attaccare il compagno di squadra.
Da quel momento lo spagnolo ha ripreso ritmo prendendo margine, Leclerc in difficoltà con la gestione della gomma dura ha effettuato il pit-stop in anticipo, rimanendo davanti a Perez e Piastri in ottica della sosta di Norris che in precedenza lo stava rimontando, mentre la leadership di Sainz non è mai stata in discussione per una vittoria straordinaria, infine Leclerc ha difeso la rimonta di Norris completando una straordinaria doppietta.

A scanso di equivoci, l’inerzia del campionato resta dalla parte del binomio Verstappen-Red Bull, ma i loro problemi di affidabilità in aggiunta alle crepe nel box, contrapposte al risultato della Ferrari insieme alla fiducia e coesione che si respira nella squadra, potrebbero aprire un discorso inatteso che andrà verificato solamente nelle prossime gare.

A scanso di equivoci, l’inerzia del campionato resta dalla parte del binomio Verstappen-Red Bull, ma i loro problemi di affidabilità in aggiunta alle crepe nel box, contrapposte al risultato della Ferrari insieme alla fiducia e coesione che si respira nella squadra, potrebbe aprire un discorso che andrà verificato solamente nelle prossime gare.
Da segnalare la grande prestazione della McLaren, tornata sui livelli della seconda parte di 2023, squadra compatta visto l’ordine di scuderia dato a Piastri (quarto) di far passare Norris per attaccare la seconda posizione di Leclerc.
Entrambi i piloti hanno dunque concluso davanti la Red Bull di Perez, così il recente prolungamento del contratto di Zak Brown nel ruolo di CEO fino al 2030, manifesta la pianificazione del futuro con idee chiare nel segno della continuità.
Ritrova il sorriso l’Aston Martin che prima di Melbourne, aveva manifestato problemi sul passo gara, per questo alla ricerca del giusto bilanciamento è stata apportata una nuova ala anteriore, la sesta e settima posizione rispettivamente di Alonso e Stroll attestano fiducia nel prosieguo del campionato dove conteranno gli sviluppi, aspetto cui è chiamato la scuderia dopo i passi falsi della passata stagione.
Weekend nero per la Mercedes, senza prestazione, a dimostrazione di quanto fossero eccessivamente fiduciose le affermazioni alla vigilia del campionato, venerdì è addirittura apparso il primo fondo usato nei test in Bahrain, tanti i problemi e cambi di assetto sperimentati da Hamilton nelle libere per trovare quello che manca.
Punti deboli in ogni settore, la W15 si è rivelata avere una finestra di funzionamento molto stretta con problemi, che non riguardano solamente l’instabilità al posteriore.
Delusione in qualifica con addirittura Hamilton (il pilota con più pole in assoluto) fuori dalla Q2 e tempi sul giro secco in generale lontani dalle prime file, impietoso il risultato alla bandiera a scacchi, dove Hamilton è stato costretto al ritiro nella prima fase di gara per noie alla power-unit, mentre Russell nell’ultimo giro ha concluso sulle barriere.
I ritiri davanti di Verstappen e delle due Mercedes hanno aperto lo spazio di tre posti nella zona punti, ad approfittarne è stato innanzitutto un brillante Tsunoda che muove la classifica costruttori della Racing Bulls.
Un risultato importante per il giapponese, infatti vista la situazione incandescente alla casa madre Red Bull, sono insistenti le voci che mettono sotto esame Ricciardo e vedrebbero Lawson nuovamente in rampa di lancia, applausi per Tsunoda cresciuto anche sul piano emotivo e di gestione vista la qualifica in ottava posizione (diciottesimo Ricciardo).
E’ ancora festa in Haas dopo il gran lavoro di squadra in Arabia Saudita, un’alleanza inaspettata, nata quanto Magnussen trovandosi in undicesima posizione e con la gara compromessa da due penalità, difese straordinariamente la sua posizione a protezione del compagno di squadra davanti a lui, rapporto che farà solamente del bene ad un team impegnato a risalire nella parte bassa della classifica costruttori, i dettagli fanno e faranno la differenza.
Stavolta entrambi i piloti hanno concluso in top-ten, portando fieno in cascina per quando verranno i momenti difficili.
Fuori dalla zona punti la Sauber, il cui primario obiettivo era quello di migliorare i pit-stop che tanto avevano penalizzato nelle prime due gare, lavorando anche sul disegno del dado e sulle operazioni di cambio gomme, la notizia più importante riguarda l’acquisizione del pacchetto azionario da parte di Audi, che in questo modo ha accelerato il passaggio evidentemente per potenziare gli investimenti necessari per farsi trovare pronti al 2026, quando il team prenderà il nome della casa dei quattro anelli in quello che sarà il nuovo ciclo regolamentare, soprattutto per quanto riguarda le motorizzazioni.
Dopo tre gare, ancora senza punti la Williams dove all’inizio del weekend, hanno fatto un certo effetto le dichiarazioni del team principal James Vowles relativamente al difficile percorso di risalita che nasce soprattutto nei dettagli organizzativi, raccontando come prima del suo arrivo, le auto erano gestite su fogli excell ed alcuni componenti, ancora prodotti in metallo, spingendo dunque verso un sistema di gestione organizzativa.
A tale ottimismo circa la visione di guardare avanti, è stato decisamente contrapposto l’atteggiamento poco gratificante avvenuto dopo il venerdì di libere, infatti a seguito dell’incidente di Albon si è manifestata l’impossibilità di riparare i danni anche del telaio, pertanto non avendone uno di riserva, la drastica decisione è stata quella di trasferire quello di Sargeant nella vettura di Albon e conseguentemente, non solo ritirare una macchina ma soprattutto penalizzare un pilota, tra l’altro quello incolpevole.
Una scelta che manifesta non poco imbarazzo nel mondo magico della Formula 1, considerando i budget e la goffaggine che indirettamente, ha rivelato di non avere un telaio di riserva e quanto indietro siano rimasti nel periodo invernale nei processi di produzione, manco fosse una modesta concessionaria di automobili, poi incapace di produrre e trasferire in tempi rapidi i pezzi di ricambio tramite i propri fornitori.
Solamente un risultato in zona punti di Albon avrebbe messo una toppa alla tragica situazione, aprendo adesso uno scenario davvero pesante.
Resta amara la situazione in Alpine, alle prese con una vettura probabilmente peggiore tra quelle in griglia, frutto soprattutto di scelte aziendali avvenute in questi anni, che hanno generato mancanza di visione e prospettive.
Basti pensare che comunque l’anno scorso, nelle prime tre gare erano comunque arrivati dei piazzamenti in zona punti, addirittura due podi nel proseguimento del campionato che già in quel periodo, erano visti come arretramento rispetto alla gerarchia del 2022, quando all’inizio di questo ciclo regolamentare ad effetto suolo, l’Alpine era la quarta macchina in griglia.
Non mancano i rumors secondo cui Alpine in futuro, potrebbe concentrarsi come fornitore di power-unit (casa madre Renault) e dunque, fornire l’assist per Andretti che da tempo sta provando ad entrare in Formula 1.
A Melbourne ci sono stati piccoli miglioramenti, ma nel frattempo i team più vicini non stanno certo a guardare, nella consapevolezza che a meno di clamorose intuizioni, la rimonta non potrà essere immediata.
Si ritornerà in pista a Suzuka per quella che sarà un’altra alba italiana, che nel weekend del 7 aprile culminerà col Gran Premio del Giappone, appuntamento che rappresenterà il banco di prova per questa prima parte di stagione, considerato il tracciato nipponico importante per lo stress cui sottopone le gomme, oltre al funzionamento di quelli che saranno i primi pacchetti di aggiornamenti alle monoposto.

CLASSIFICA PILOTI
1. Verstappen (Red Bull) 51pt
2. Leclerc (Ferrari) 47pt
3. Perez (Red Bull) 46pt
4. Sainz (Ferrari) 40pt*
5. Piastri (McLaren) 28pt
6. Norris (McLaren) 27pt
7. Alonso (Aston Martin) 20pt
8. Russell (Mercedes) 18pt
9. Hamilton (Mercedes) 8pt
10. Stroll (Aston Martin) 7pt
11. Bearman (Ferrari) 6pt
12. Tsunoda (Racing Bulls) 4pt
13. Hulkenberg (Haas) 3pt
14. Magnussen (Haas) 1pt

* Assente nel Gp d’Arabia Saudita sostituito da Berman

CLASSIFICA COSTRUTTORI
1. Red Bull 97pt
2. Ferrari 93pt
3. McLaren 55pt
4. Aston Martin 27pt
5. Mercedes 26pt
6. Racing Bulls 4pt
7. Haas 4pt
8. Sauber 0pt
9. Williams 0pt
10. Alpine 0pt

Autore

Andrea La Rosa

2 commenti

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  • vedere la rossa vincere genera sempre una emozione grandissima: quando alla vittoria aggiungi la seconda piazza e sul podio non vedi Schumacher e Barrichello ma i due “Carlo” allora entri in un delirio!
    Unica nota stonata la penalizzazione ai danni del granitico Alonso: non posso essere d’accordo con chi penalizza un pilota che difende con i denti la sua posizione senza commettere evidenti scorrettezze.

    • Senza dubbio quella di Alonso è stata una difesa granitica, sono d’accordo con la sua dichiarazione secondo cui: “Ormai non guidiamo praticamente mai al 100% in ogni giro di ogni gara e in ogni curva, bensì risparmiamo carburante, gomme, freni, dunque essere responsabili di non fare ogni giro uguale all’altro è un po’ sorprendente”
      Non mancano casi paralleli, come la manovra di Verstappen su Hamilton a Jeddah 2021, che costò al pilota Red Bull dieci secondi sul tempo di gara e due punti sulla Superlicenza.
      In ballo come sempre, c’è il gioco delle parti.
      Da un lato la frustrazione di una penalità, dall’altro un incidente che costerà anche economie in tempi di budget cup, tra l’altro dovendo lavorare e investire su una macchina (la Mercedes) in grave ritardo, paradossalmente come gerarchia e centro gruppo con la stessa Aston Martin.
      Certo dopo quanto accaduto, visto il valzer del mercato piloti, sarebbe curioso vedere una coppia Russell-Alonso in Mercedes.
      La penalità evidentemente è frutto dell’accertata mossa, c’è da considerare la questione sicurezza e quello che potrebbe poi rivelarsi un “precedente”.

Di Andrea La Rosa

Andrea La Rosa

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