
A Shanghai sono stati diversi gli argomenti del weekend caratterizzato dalla prima gara sprint dell’anno, dove le McLaren hanno confermato la superiorità senza tuttavia delineare un pilota di punta, Ferrari in ripresa ma lontana dal vertice. Fuori la pista si apre ad un Gp in Thailandia, mentre pare in discussione il nuovo regolamento previsto tra meno di un anno, infine e non ultima, la scomparsa di Eddie Jordan.
AA Shanghai è andato in scena il secondo Gran Premio della stagione, il primo weekend caratterizzato dalla gara sprint che oltre a garantire maggiore azione, ha assegnato un quantitativo maggiore di punti utili a delineare le classifiche e di conseguenza i attuali valori della primissima parte di campionato.
Nonostante la superiorità della McLaren, il fatto che non ci sia un pilota che stia dominando rimane un fatto positivo per tutti gli altri, dove la storia recente contraddistinta da Hamilton (ai tempi Mercedes) e Verstappen (Red Bull) aveva mortificato qualsiasi velleità altrui.
Norris è stato dominante a Melbourne e in chiaroscuro a Shanghai, di fronte un Piastri superlativo e frenato nella gara inaugurale dalla variabile meteo, di mezzo un team chiamato a gestire una situazione potenzialmente difficile che in questa stagione maratona, potrebbe rivelarsi come unico ago della bilancia rispetto alle ambizioni altrui, senza considerare una presunzione nelle qualifiche della gara sprint che hanno fornito un perfetto assist altrui.
GARA SPRINT
Rispetto a una settimana addietro sono diversi i valori in qualifica, con la pole a sorpresa di Hamilton davanti Verstappen, in seconda fila Piastri e Leclerc, in terza Russell e Norris, in quarta Antonelli e Tsunoda.
La gara è una lectio magistralis di Hamilton, perché vinta grazie alla gestione straordinaria delle gomme precedendo Piastri (distante circa sette secondi) e Verstappen, a punti fino all’ottava posizione Russell, Leclerc, Tsunoda, Antonelli e Norris.
Per l’inglese della Ferrari una vittoria di forza, regalando a se stesso e alla Ferrari il primo successo di sempre in questo format, nonostante sia stato il primo a soffrire di graining all’anteriore sinistra, ma esperienza e sensibilità con le gomme gli hanno consentito dapprima di tenere distante Verstappen seppur in zona DRS, poi arretrato nel corso della gara e diventato del ferrarista quando è stato in lotta con Piastri.
IL GRAN PREMIO
Qualifiche tiratissime e scenario cambiato, dove la McLaren ha rimesso insieme i cocci con la prima pole in carriera di Piastri accanto Russell, in seconda fila Norris e Verstappen, terza fila Ferrari con Hamilton e Leclerc, ottavo Antonelli e sorpresa Racing Bulls tra le prime dieci.
Vigilia di un Gran Premio movimentato, perchè il rialzo delle pressioni di gonfiaggio delle gomme aveva reso più intenso il graining, spingendo alcuni team a compromettere il bilancio per proteggere l’asse anteriore dopo quanto visto nella sprint.
Come nelle previsioni i big sono partite con la gomma media, al semaforo verde Piastri ha tenuto la posizione, Norris superato Russell, Hamilton e Leclerc davanti Verstappen, col monegasco che ha danneggiato l’ala anteriore dopo un contatto col compagno di squadra.
Prima parte con tanta gestione delle gomme, Leclerc vicino Hamilton nel giro n.13 quando sono iniziati i pit-stop e i top-team a marcarsi, poi azione in pista con i primi in mezzo al gruppo di chi non si era ancora fermato.
Nel giro n.18 Norris si è ripreso la posizione su Russell, vicinissimi i ferraristi e ordine di scuderia per invertire le posizioni con Leclerc più veloce.
McLaren davanti, Leclerc vicino Russell nel giro n.27 poi allontanandosi dal podio, team tutti lineari senza sbilanciarsi in una strategia diversa, box Hamilton nel giro n.38 mentre tutti gli altri rimangono ad una sosta, fino a pochi giri dal termine quando Verstappen ha superato Leclerc per la quarta posizione.
Infine la bandiera a scacchi nel giro n.56, con questo ordine d’arrivo dei primi dieci in zona punti: 1. Piastri (McLaren), 2. Norris (McLaren), 3. Russell (Mercedes), 4. Verstappen (Red Bull), 5. Leclerc (Ferrari), 6. Hamilton (Ferrari), 7. Ocon (Haas), 8. Antonelli (Mercedes), 9. Albon (Williams), 10. Bearman (Haas).
Sapevamo che l’asfalto fosse nuovo e particolarmente liscio, ma non ci aspettavamo che avesse così tanto grip. Questo è un fattore chiave del weekend e ha reso le cose più complicate a noi come alle squadre per quanto riguarda l’interpretazione dei dati e il bilanciamento della vettura.
Simone Berra, Chief Engineer di Pirelli
EPPUR SI MUOVONO
La McLaren aveva iniziato il weekend con presunzione vista com’era stata gestita la qualifica della gara sprint, poiché la superiorità tecnica aveva convinto la squadra a programmare un doppio “run” per entrambi i piloti, ovvero un primo giro lanciato, un altro consecutivo a bassa velocità di raffreddamento gomme e un successivo lanciato, soluzione ammissibile nel tempo a disposizione ma vuol dire percorrere la prima tornata con gomme nuove e più benzina a bordo, garantendo due possibilità seppur in condizioni mai ideali con un presupposto: avere un importante vantaggio tecnico sugli avversari.
In generale gli addetti ai lavori, avevano sottolineato la capacità della MCL39 nel portare immediatamente in temperatura le gomme e la capacità di spingere costantemente senza usurarle in maniera eccessiva, entrambi aspetti che non vanno mai di pari passo per una superiorità complessiva, che potrebbe non riguardare solamente l’aspetto aerodinamico, bensì quei cestelli dei freni anteriori che i meccanici, durante i test in Bahrein, avevano cercato di tenere particolarmente nascosti.
Un progetto frutto di uno specifico lavoro, cercando la massima interazione tra aerodinamica e meccanica, dove solo successivamente sul cestello, si è notato il disegno dei passaggi d’aria utili a raffreddare il disco e la pinza, con una circolazione dei flussi di aria calda, quelli ad alta temperatura prodotti soprattutto durante le staccate, che evidentemente non vengono irradiati sul cerchione e di conseguenza sulla gomma.
Il problema dei rivali è la difficoltà di replicare un simile elemento, innanzitutto perchè un’area di lavoro che richiede molto tempo, senza considerare i costi di sviluppo in regime di budget cap e il lavoro sempre crescente in vista del prossimo regolamento tecnico 2026.
Nel Gran Premio se occorreva una prova, la buona notizia per i rivali e lo spettacolo, riguarda non avere un pilota in fuga e quella che potrebbe essere una lotta interna tale d’aprire la finestra per un terzo incomodo, come adesso può essere la Mercedes nuovamente sul podio.
La Ferrari ha alzato il tono con la “mini” pole di Hamilton che segna le qualità di un pilota intatto, capace di dare la zampata vincente di fronte una McLaren in quel momento forse presuntuosa, la vittoria pur non valendo quanto un vero Gran Premio, ha rappresentato un ottimo viatico per percorso diverso rispetto a quello presentato a Melbourne, con relative critiche mediatiche da parte anche della sua stessa stampa inglese che non era andata giù al sette volte campione iridato, un dominio quello dei 19 giri della gara sprint, che ha ricordato i tempi d’oro in Mercedes.
La qualifica del Gran Premio dalla terza fila, ha riportato un po’ con i piedi per terra, non la condizione migliore per l’incognita del degrado gomme che già nella sprint aveva punito maggiormente le vetture senza l’aria pulita davanti.
Tanta fortuna alla partenza, perché il contatto di Leclerc sulla posteriore destra di Hamilton avrebbe potuto avere conseguenze ben più pesanti.
La Red Bull rimane (per quanto possibile) aggrappata a Verstappen, con Lawson che non riesce a innescare questa esperienza con tre eliminazioni in Q1 nelle prime due gare, un caso perché quando guidava la Racing Bulls non aveva mai navigato in quelle basse posizioni.
Festa Haas con doppio piazzamento a punti, dopo essere giunta con l’intento di riscattare un avvio decisamente sotto le aspettative tale da sorprendere gli stessi interpreti del team rispetto ai grandi margini di crescita dei team più vicini l’anno scorso, insieme all’Alpine (fuori dalla top-ten e unica squadra ancora ferma nella classifica costruttori) sono state le prime squadre ad ammettere l’apporto di modifiche alle geometrie delle ali posteriori per garantire la minore flessibilità importa dai parametri varati dalla direttiva introdotta dal Gp di Cina, il risultato è positivo e utile a guardare con fiducia i prossimi impegni.
La Williams è in mano ad Albon mentre Sainz, deve ancora imparare per stare alla finestra e aspirare ad un futuro per il sedile di un top-team.
Male la Racing Bulls che non massimizza in gara la bella prestazione in qualifica, l’Aston Martin rimane molto distante dalle posizioni che valgono i punti, mai in lotta durante tutto il weekend, notte fonda per Alonso ritiratosi nel Gran Premio dopo pochi giri per problemi ai freni
La Sauber proveniva dalla fiducia innescata dalla prima trasferta australiana che subito, aveva portato a casa più punti di quelli ottenuti in tutta l’intera passata stagione, stavolta niente punti ma continua l’incessante lavoro, già in Australia si era visto un’ala diversa rispetto ai test in Bahrein, stavolta in Cina ha debuttato una pancia rivista verso la coda.
FUTURO IN THAILANDIA?
Prosegue il percorso di allargamento dei confini iniziato anni addietro che adesso, potrebbe riguardare la Thailandia già presente nel calendario iridato delle due ruote.
E’ quanto emerso, dall’incontro tra il presidente di Formula One Group Stefano Domenicali e la premier Paetongtarn Shinawatra per discutere l’eventuale (ennesimo) circuito cittadino a Bangkok cui bisogna fronteggiare il limite di Gran Premi, attualmente ventiquattro che rende già eterne le recenti stagioni.
Un aiuto potrebbe venire dalla scelta di ruotare i weekend europei, proprio come avverrà per il Gran Premio del Belgio dal 2027 e quindi, consentire alla Thailandia di avere uno spazio a cadenza biennale.
Discorso aperto anche per un ritorno nel continente africano, dove il Rwanda potrebbe affacciarsi nel 2029.
2026: SI, NO, FORSE.
Continuano a filtrare notizie su quanto sta accadendo in vista del prossimo regolamento tecnico, infatti stando a quanto riportato da Motor und Sport, la Formula 1 starebbe valutando il passaggio ai V10 con carburante sintetico entro il 2028 invece (come previsto) dei motori ibridi previsti nel 2026 al 50% elettrici, un’idea che starebbe prendendo corpo ritenendo i V10 più semplici, leggeri e soprattutto maggiormente economici rispetto alla complessità probabilmente emersa in questi mesi dai costruttori, impegnati nella produzione in vista della prossima stagione.
Tutto bene, se non fosse per l’attuale incertezza delle squadre che tengono a fare la propria parte.
Ricordiamo come Audi che il prossimo anno nominerà l’attuale Sauber, è entrata in Formula 1 proprio con l’assist delle motorizzazioni ibride, l’Alpine per il 2026 ha deciso di chiudere il reparto motori (Renault) diventando team clienti della Mercedes, senza considerare l’interesse di Aston Martin e Honda che da tempo stanno allestendo un team di risorse per scalare le gerarchie esattamente dal prossimo regolamento che a questo punto rischia cambiare quando le stesse macchine, dovrebbero girare tra meno di un anno.
Di mezzo la paura più diffusa, è quella che regole troppo ambiziose, potrebbero innescare disparità sui sistemi di recupero dell’energia tra un motorista e un altro, creando una situazione in pista tutt’altro che equilibrata, tale da generare enormi disparità e quindi un crollo del seguito dopo pochi Gran Premi.
Forse l’unico compromesso, potrebbe essere quello di utilizzare l’ibrido ancora per tre anni e successivamente passare ai V10, ma certamente verrebbero innescate battaglie legali per gli investimenti già esborsati.
Non rimane che attendere i prossimi passi.
ADDIO EDDIE JORDAN
Motorsport e soprattutto Formula 1 in lutto per la scomparsa a 76 anni di Eddie Jordan, persona carismatica e fondatore dell’omonima scuderia che per tanti anni ha coltivato piloti poi divenuti celebri, talvolta anche allungandone la carriera.
Tra i momenti più significativi, le dinamiche che portarono al debutto nel 1991 di Michael Schumacher che rappresenta solamente la prima di tante intuizioni per una scuderia che cessò i battenti a fine 2005, con un palmares di 250 gare disputate, quattro vittorie e il terzo posto nella classifica costruttori nella stagione 199 come miglior piazzamento.
Proprio in quel campionato la coppia di piloti formata da Hill e Frentzen (soprattutto), nel contesto di avere Schumacher fuori per infortunio e una McLaren non sempre costante, dove ricordiamo il titolo sfiorato dal ferrista Eddie Irvine, portarono la Jordan a risultati insperati.
Senza dimenticare la clamorosa doppietta nel Gran Premio del Belgio 1998, caratterizzato da una costante pioggia che divenne fattore dell’incidente ancora oggi ricordato che coinvolse un numero sproporzionato di vetture, dove approfittando dei tanti ritiri, vinse Hill davanti Ralf Schumacher.
In questi anni nonostante la lontananza dal muretto, era stato protagonista come commentatore e soprattutto analista, affascinando gli appassionati grazie alla sua conoscenza approfondita che spesso finiva per presagire un evento, con una passione contagiosa rendendolo quasi un volto familiare ai telespettatori.
BREVE PAUSA
Dopo i primi due Gran Premi consecutivi, si ritorna in Giappone sullo storico tracciato di Suzuka nel weekend del 4/6 aprile, di seguito le classifiche aggiornate dopo due delle ventiquattro gare in calendario.
CLASSIFICA PILOTI
1. Norris (McLaren) 44pt
2. Verstappen (Red Bull) 36pt
3. Russell (Mercedes) 35pt
4. Piastri (McLaren) 34pt
5. Antonelli (Mercedes) 18pt
6. Leclerc (Ferrari) 18pt
7. Hamilton (Ferrari) 17pt
8. Albon (Williams) 12pt
9. Stroll (Aston Martin) 8pt
10. Ocon (Haas) 6pt
11. Hulkenberg (Sauber) 6pt
12. Tsunoda (Racing Bulls) 3pt
13. Bearman (Haas) 1pt
CLASSIFICA COSTRUTTORI
1. McLaren 78pt
2. Mercedes 53pt
3. Red Bull 36pt
4. Ferrari 35pt
5. Williams 12pt
6. Aston Martin 8pt
7. Haas 7pt
8. Sauber 6pt
9. Racing Bulls 3pt
10. Alpine 0pt