
I primi due Gran Premi hanno manifestato una Ferrari in grande difficoltà, approfondiamo le sensazioni sui motivi di queste problematiche, nella speranza che possano essere problemi di conoscenza e bilanciamento: basterà?
Il tema chiave è la Ferrari.
Due macchine squalificate per motivi diversi, che aprono uno squarcio sul metodo di lavoro tra Maranello e le piste, nonostante l’acuto di Hamilton nella gara sprint.
Ma non solo vista la classifica, in questo momento scadente.
Perché i temi non quadrano, insieme a dichiarazioni strane e incomprensibili.
Certo la Ferrari non aveva nessuna intenzione d’imbrogliare, però quanto successo è la dimostrazione di un Cavallino al limite, dovendo giocare sui millimetri d’altezza rispetto alla pista o un leggero peso in più di benzina.
Non sarebbe cambiato nulla, i dati sono irrilevanti, ma c’è la dimostrazione dell’affanno nonostante siano trascorse solamente due Gran Premi, seppur essere stata l’unica squadra al momento, capace di vincere dopo la McLaren.
Partiamo dal presupposto che la progettazione del retrotreno rappresenta quasi un compromesso tra i comportamenti meccani e aerodinamici, perché più si riducono gli ingombri, maggiormente difficile è il compito dell’architettura delle componenti sotto la livrea, senza considerare come la rigidità della sospensione s’innesca con la struttura esterna della trasmissione dove vengono innescati altri elementi.
Meccanica e aerodinamica, laddove alzare la macchina dall’asfalto anche di pochi millimetri, genera una perdita di carico aerodinamico.
Non si capisce bene se la macchina sia nata da un progetto sbagliato, eccessivamente complicato e quindi senza speranza di rimediare, oppure un discorso di messa a punto.
Com’è possibile che Hamilton vinca la sprint e poi risulti disperso nel Gran Premio: il problema è solamente nella comprensione del comportamento?
Io credo che la squalifica doppia sia figlia della SF-25, è una macchina nata complicata, difficilissima da mettere a punto.
Leo Turrini, esperto giornalista
È un cubo di Rubik su quattro ruote.
I venerdì in palla hanno dimostrato come la Ferrari arrivi positivamente con l’assetto di partenza, a differenza degli altri alle prese con fatiche rilevanti, nel caso della sprint la Ferrari si è trovata ben messa a differenza di chi aveva probabilmente utilizzato quella gara in funzione della qualifica e del Gran Premio, ragioni che spiegherebbero l’acuto e il colpo da maestro di Hamilton.
Le indiscrezione sono tantissime, compreso l’argomento tecnico che potrebbero riguardare per esempio il cambio o elementi meccanici che parrebbero non resistere alle sollecitazioni imposte dalle molle delle sospensioni posteriori, dunque il vincolo dell’altezza da terra sarebbe una conseguenza e non la causa.
Quindi la Ferrari andrebbe in pista con molle più morbide che rendono la macchina più sensibile alla variazione di peso dipendente dal carico di benzina, un’idea che troverebbe riscontro, proprio confrontando Hamilton andato più forte nella gara sprint affrontata con poco carburante visti i limitati giri, con una giusta altezza da terra.
Poi in apertura del “parco chiuso” tra la sprint e le qualifiche del Gran Premio, la preparazione per configurare la vettura col carburante per l’intera gara, a quel punto con l’unica soluzione di mantenere le molle morbide, sarebbe esattamente quella di alzare la macchina da terra per evitare il consumo eccessivo del fondo che comunque, ha poi colpito per la squalifica di Hamilton.
Problemi dal retrotreno, col timore che la Ferrari sia costretta a lavorare in una finestra (chiamatelo anche margine) talmente stretta e costretta ad alzare la macchina il più possibile per evitare lo sfregamento del plank, ovvero la tavoletta piatta di legno posizionata lungo il fondo piatto dell’auto, perdendone prestazione, rispetto alla fragilità meccanica nel retrotreno.
La sensazione è quella di una ricerca di bilanciamento che sta limitando tantissimo la prestazioni, perché nel momento in cui tutto è perfetto, Hamilton non solo ha fatto segnare il giro più veloce nella qualifica sprint, ma vincendo la stessa in maniera dominante, gestendo anche le gomme.
L’altezza da terra non varia durante la gara, nemmeno quando progressivamente viene a pesare di meno per il progressivo consumo della benzina.
Problemi che confermano lo sbilanciamento nell’intervista di Leclerc dopo le deludenti qualifiche australiane, incredulo nel constatare l’indietreggiamento rispetto alle ottime sensazioni prima del Q3: “Penso di sapere da dove viene ma dobbiamo analizzare i dati. Abbiamo però fatto la cosa giusta, avevamo bisogno di perdere un po’ di performance in qualifica in vista della gara”.
Parole che in quel momento avevano fatto presagire un assetto da bagnato in vista dell’incertezza meteo che effettivamente, ha caratterizzato quel Gran Premio ma adesso, col senno del poi, forse appare abbastanza chiaro.
A proposito, in Cina il monegasco avrebbe dovuto restituire la posizione a Hamilton?
Secondo me no perché andava più forte, certo sconcertante la dichiarazione di avere il passo per vincere, difficile da sostenere e credere vista la facilità di sorpasso compiuto da Verstappen pur con una Red Bull in ufficiale difficoltà.
Nel frattempo sembra che Hamilton inizi a legarsi qualcosa al dito, come quando nell’ordine di scuderia nel farsi passare da Leclerc, è stato categorico nel rispondere che l’avrebbe fatto passare dove voleva lui.
E’ pur vero che in questi giorni è emerso un giallo, secondo quello che sarebbe stato mandato in onda durante i team-radio, un racconto diverso dai fatti che avrebbe fatto arrabbiare il team principal Vasseur, visto che Hamilton è stato molto corretto spostandosi dopo poche curve, cedendo il passo in un preciso settore senza far perdere troppo tempo a entrambi, contrariamente al precedente scambio molto diretto in una successione di messaggi che aveva evidenziato una presunta resistenza all’ordine di scuderia.
Premesso che siamo a due su ventiquattro e visto il calendario compresso offre tante occasioni per marcare punti, la risposta può essere data dalle sospensioni intervenendo sulla meccanica per risolvere i problemi.
Speranze vendesi? Nemmeno.
Perché chiaramente in questi giorni di sosta, siamo certi saranno fatte tutte le prove possibili per risolvere il problema, valutando le regolazioni e messe a punto delle molle di torsione e come degli ammortizzatori.
Lo sviluppo portato avanti l’anno scorso dalla Mercedes è un esempio di come si possa intervenire senza rifare elementi importanti come il telaio e il cambio, se le soluzioni fossero efficaci la speranza è quella di una rimonta possibile con potenziali vittorie nei Gran Premi dalle caratteristiche più affini alla SF-25, viceversa converrebbe dirottare le risorse al prossimo anno.
L’ennesimo.