Fiori di Chernobyl

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Si avvia verso i titoli di coda la stagione agonistica della Big M, scuola calcio siracusana di cui abbiamo già scritto circa un anno addietro. Approfondiamo la conoscenza con un’intervista ai protagonisti sui temi ed obiettivi futuri, in nome dello sport e della salute di giovani atleti in un contesto fuori dal comune.

Niente business.
Come scritto tempo addietro, quella della Big M è una storia non straordinaria ma ancor più fuori dal comune, perché nasce dal desiderio di un genitore nel voler ricordare il proprio figlio, volato via ancora adolescente da questa terra per un incidente, formando una scuola calcio col soprannome con cui veniva chiamato dagli amici più cari.
Lo studio dove papà Tiberio lavora con la moglie Ivana, mamma di Manuel, è un luogo diverso dai soliti ambienti lavorativi, si entra in punta di piedi nonostante la piena accoglienza, in lontananza si distingue una grande foto di Manuel affissa su una parete e poco distanti, alcuni scaffali accolgono i fascicoli rinominati in copertina come Big M.
Si avvertono in maniera differente anche i decibel della stampante che funziona continuamente pure da scanner e fotocopiatrice, i click dei mouse, la battitura dei polpastrelli sulle tastiere e lo stesso squillo dei telefoni.
Tutto coincide quando in una delle scrivanie, la sensazione è che sia seduta Iris a personificare l’arcobaleno con la vista sullo stadio intitolato a Nicola De Simone, ex calciatore del Siracusa morto nel maggio del 1979 a soli 25 anni dopo uno scontro di gioco indossando la maglia azzurra, un ragazzo che ancora oggi vive nel cuore di due popoli, quello siracusano e stabiese in quanto nativo di Castellammare di Stabia.

Buongiorno Presidente, ciao Tiberio e grazie della disponibilità, un mazzo di fiori per partire da lontano.
Nel testo della canzone “Fiori di Chernobyl” dell’artista Mr. Rain, si canta: “L’odio uccide, forse è vero come dicono, ma so che è da un veleno che nasce un antidoto. Vieni con me, la strada giusta la troviamo, solo quando ci perdiamo e restiamo da soli, perché è dagli incubi che nascono i sogni migliori. Anche a Chernobyl ora crescono i fiori”.
Ecco, quanta sensibilità c’è dietro la scelta di ricordare Manuel con un gesto fuori dagli schemi, come entrare nei tagli di Lucio Fontana in apparenza banali, lui alla conquista dello spazio, tu nella voglia di esserci e andare oltre quella tela di vita, consapevole di portare la tua storia laddove spesso l’agonismo supera il divertimento, talvolta vivendo situazioni in cui i genitori vedono i figli come giocatori, non capendo le loro fragilità interiori rispetto a ciò che sognano di essere.

Un gesto diametralmente opposto rispetto ai tanti “perché”, generando un luogo ideale e riferimento per tanti ragazzini e famiglie. Ti chiedo il punto sulla Big M.
Andrea, innanzitutto grazie per l’opportunità.
Mi chiedi il punto sulla Big M e considerate le altre società nel territorio, ricordo che ero molto scettico quando nove anni fa abbiamo iniziato questa avventura davanti l’interrogazione: “perché un genitore dovrebbe portare il proprio figlio in una società sconosciuta?”
Non so per quanti notti non ho dormito, soprattutto dopo avere stipulato il primo contratto di affitto dei campi pari a 900 euro, avevamo costituito l’ASD e chiaramente dovevamo affrontare un impegno economico senza un solo bambino iscritto.
Però accanto avevo due riferimenti del calcio giovanile (e non solo) come Osvaldo Amodeo e Gaetano Basile che dalla loro esperienza, mi trasmettevano tranquillità e sicurezza, certi che gli iscritti sarebbero arrivati, infatti quello stesso anno partecipammo al campionato Giovanissimi a 11 oltre all’attività di base con la Figc, un impegno organizzativo non semplice ma capace di trasmettere entusiasmo.
Per quanto mi riguarda personalmente, sono molto contento che a distanza di quasi 15 anni da quel brutto 25 giugno 2007, Manuel continua ad essere ricordato tutte le volte che viene disputato un allenamento o una partita, non col suo vero nome ma bensì con il suo pseudomino “Big M”, che utilizzava imitando il suo cantante preferito Marshall Bruce Mathers III, (in arte Eminem).
Approfitto di ciò per ringraziare tutti quanti, ovvero genitori, mister, bambini, te stesso e tutti coloro che ci aiutano affinché questa nostra associazione continui ad esistere, se oggi siamo una piccola realtà nel nostro territorio, il merito è soprattutto loro e vostro.


Passiamo ai protagonisti che vivono il rettangolo verde, un corollario di collaboratori che mettono a disposizione la propria esperienza in ambito del calcio giovanile; cominciamo da mister Osvaldo Amodeo.
Finalmente la prima stagione senza pause dovute alla pandemia, abbiamo visto dei campionati regolari e consecutivi nelle tempistiche.

Quando abbiamo dato vita all’attività giovanile e di base della Big M, avevamo in mente di formare una società diversa dalle altre, che non mirasse al business, che accogliesse anche chi non poteva permettersi di pagare un mensile, seppur minimo, ma anche una società in cui emergessero valori e principi sani da trasmettere ai bambini che sarebbero venuti da noi.
Con non poca sorpresa, questo “progetto” ha subito preso corpo in primis nei genitori che lo hanno sposato pienamente, poi negli allenatori/educatori e nei dirigenti che progressivamente si sono avvicinati, condividendo le scelte societarie, frutto di leali, condivisi e amichevoli confronti.
Per ultimo, ma non per ultimi, i bambini e ragazzi che sentono fortemente l’amore per la maglia della Big M.
A fine carriera, chi mi doveva dire che avrei trovato una sana e vera famiglia?


Mister Osvaldo, mi sembra doveroso parlare di Paola, una donna di altri tempi e mamma di un’atleta nato alla Big M, a cui il Padre Eterno ha scelto una tribuna migliore per continuare a vederlo giocare, mi piace pensare che Manuel gli abbia aperto le porte del Paradiso dove merita di stare.
A fine stagione siamo stati rattristati dalla scomparsa di Paola, una nostra cara amica, sostenitrice gentile, mamma di Marco, uno dei nostri bambini più promettenti.
A Lei e a Manuel, vogliamo dedicare tutte le nostre soddisfazioni calcistiche, la crescita dei nostri piccoli ometti, per i quali dalla prossima stagione ci darà una mano anche Vincenzo, papà di Marco.
Siamo certi che da lassù qualcuno sorriderà con un cenno di approvazione.


È il turno di mister Carmelo Incardona, da molti anni nelle scuole calcio locali prima della scelta Big M, un gruppo di ragazzini cresciuti insieme fin dai primi calci e la volontà di seguire i più grandi come i più piccoli: come valuti questo percorso?
Il mio percorso nella Big M, è cominciato qualche anno fa, così come s’inizia una nuova avventura, senza sapere se ci fosse un domani dopo anni trascorsi in importanti realtà siracusane come Marcozzi, Gesport e Pantanelli, con la sola e solida intenzione di poter fare crescere i nuovi ragazzi sia tecnicamente che moralmente.
Credo che gli ultimi anni ci hanno dato ragione.
La Big M è diventata una realtà, ringrazio Tiberio e tutto lo staff per avermi accolto e “sopportato” in questi anni.
Sempre forza Big M.

Tocca a mister Giampiero Florenzo.
La voglia di esserci nonostante l’attività di ristorazione senza orari, poi la difficoltà di allenare e la disponibilità a formare un gruppo di adolescenti che iniziano a giocare con mezzo tempo di ritardo rispetto a chi comincia a praticare durante la scuola elementare.
Quanta voglia e passione c’è in quello che fai?
Amo il calcio, respirare l’aria dell’allenamento e delle partite.
La mia passione eccede perché sento emotivamente l’evento, fa parte del mio carattere, infatti quando giocavo mi facevo sentire in campo con i miei compagni.
I risultati fin qui ottenuti nei tornei provinciali e oltre i confini, rappresentano un ottimo traguardo.
Dal punto di vista del gruppo-squadra, è impegnativo quando soprattutto non hai una base su cui lavorare, il mio è stato ed è un lavoro da padre, perchè nei ragazzi ci sono psicologie e dinamiche molto delicate, quindi nella maggior parte dei casi, non posso mettere in pratica la mia veduta calcistica, ti devi adeguare e mettere la passione come scudo.
Per il resto ringrazio tutti, dal presidente Tiberio Puglisi a tutti i mister, compresi gli insostituibili collaboratori della famiglia Big M.


Mister Francesco Geraci, un primo anno da titolare per il nuovo corso di bambini. Che sensazione hai avuto durante la stagione? Come ti sei trovato? Cosa ti ha coinvolto? Esperienze da ricordare?
Mi sono limitato ad osservare questa bella realtà che rappresentiamo, premetto che ho sempre allenato adulti di varie categorie, promozione, eccellenza, prima e seconda categoria, due parentesi juniores vincendo cinque campionati.
È evidente che l’approccio con i bambini è diverso, innanzitutto deve essere pedagogico e dopo sportivo, per non imporre le regole come a scuola, perché si viene per divertirsi ma non siamo nemmeno all’oratorio.
Ovvio che ho cercato di calarmi in questo nuovo compito, cercando di trasmettere ciò che l’esperienza di calciatore e quello successiva di allenatore.
Bisogna fare naturalmente una netta distinzione nel trasmettere, disporre o imporre tattiche e tecniche per la platea calcistica che quest’anno ho gestito rispetto al passato.
Di certo, ho acquistato in pazienza e simpatia verso questo sport che nonostante la categoria o le fasce di età, ho nel Dna.
Esperienza positiva che ha arricchito il mio modesto curriculum di calciatore, allenatore e non in ultimo, di uomo.
Stare con i bambini aiuta a crescere, alimenta emozioni e le sensazioni dello sport genuino.

Dietro le quinte non si vedono, ma ci sono.
In prima fila c’è Francesco Cinnirella, che oltre all’organizzazione esterna, porta l’esperienza di gare e preparazione degli allenamenti vissuta con la pallamano, quali dinamiche parallele riconosci?
Come ti sei avvicinato e cosa ti ha spinto a fare parte del gruppo Big M?
Ciao a tutti, sinceramente non penso che il mio ruolo, come quello di altri, si possa definire di prima fila in quanto è nello spirito della nostra società essere tutti insieme sul palco, sia che i risultati siano positivi sia che siano un po’ meno positivi.
Per me non esistono risultati negativi ma solo punti da cui ripartire per migliorare.
La pallamano mi ha dato tanto ma fondamentalmente mi ha guidato sulla strada che essere un gruppo è meglio che essere soli.
Devo l’appartenenza alla Big M a mio figlio che voleva fare calcio, nonostante la reticenza mia e di mia moglie.
Non dimenticherò mai quel pomeriggio quando recandoci per la prima volta al campo della Big M, ho conosciuto Gaetano Basile ed Osvaldo Amodeo, un caro amico lì presente per caso mi disse: “Ciccio questo è il posto giusto”, comprendendo immediatamente il significato.
Oggi personalmente, ritengo di aver trovato alla Big M non uno ma mille tesori tra i miei amici mister e le loro famiglie, la famiglia di Manuel, i genitori dei nostri bambini e quello più grande, ovvero i nostri stessi giovani atleti.
Io sono un credente e penso che Manuel con il suo sacrificio ha dato la possibilità a Ivana e Tiberio di fare qualcosa di immenso: avere la possibilità di vedere in ogni nostro bambino un piccolo Manuel che cresce felice anche grazie a loro. Grazie Grande Manuel.


Ancora Massimo Lo Giudice che lavoro permettendo, contribuisce alla preparazione mettendosi a disposizione anche come arbitro nelle categorie Pulcini ed Esordienti considerate come Attività di Base.
Come vivi questa esperienza?
Faccio parte di questa grande famiglia grazie a mio figlio e al presidente Tiberio, che con la sua insistenza, mi convinse a farlo venire negli allenamenti.
Iniziai come tutti i genitori a vedere l’attività sportiva dietro la rete che delimita il campo, ad incitare durante le partite e consigliare mio figlio che gioca in porta, successivamente ho cominciato ad entusiasmarmi e così, gli altri mister insieme al presidente, mi proposero l’opportunità di fare qualcosa in più oltre al consueto sostegno da genitore: allenare i portieri.
Oggi, l’emozione di questo ruolo, insieme a quello volontario di arbitro in alcune partite, è davvero speciale.
Giocare con loro, chiacchierare, dare dei consigli e vederli crescere, mi rende molto felice.
Stare a contatto con i ragazzi mi fa sentire uno come loro, rispolverando la mia allegra indole, non nascondo in certe giornate la difficoltà di recarmi agli allenamenti dopo una pesante giornata lavorativa, ma sento il dovere di rispettare la fiducia nei miei confronti.
Grazie Big M.

Tocca a Paolo Belfiore, ti sei affezionato a quelle storie di ragazzini che vanno ben oltre il senso dei risultati.
È il mio secondo anno in questa meravigliosa società.
Il mio obiettivo è quello con mister Massimo, di trasmettere ciò che ho imparato nella mia esperienza di portiere nel calcio a 5 durante gli anni di permanenza a Roma, oltre alla felicità e serenità nei ragazzini che alleno e alleniamo.
Ringrazio per primo il presidente Tiberio di avermi fatto conoscere questo progetto, tutti i mister che mi hanno fatto sentire a mio agio in questo percorso ricco di gioia, senza escludere i bambini che con la loro gioia ed il loro sorriso sono la fonte della Big M.

Ho instaurato con tutti i ragazzi un rapporto stupendo che mi porterò sempre nel mio cuore, compreso i genitori sempre presenti e nostri sostenitori in qualsiasi decisione.

Doveroso infine, menzionare chi tempo permettendo, aiuta la scuola calcio con le rispettive mansioni, ovvero Gaetano Basile, Mario Bonaccorso e Giuseppe Mangano che quest’anno, hanno dato un apporto purtroppo limitato per ragioni non dipendenti dalla loro volontà, così come Fabiana Pisano per il suo prezioso compito nella segreteria (con Seby Romeo e Andrea La Rosa), sempre presente e puntuale, divenuta una tifosa fino a seguire le squadre in trasferta, Gianluca Nicastro per le grafiche, grazie a “La Tavernetta di Piero” e alla “pasticceria Uccello” per le delizie nei momenti di convivialità.
Oggi scorrono i titoli di coda, è quasi il momento del riposo dopo una stagione di allenamenti e partite, facendo attenzione alla possibilità di giocare alcuni tornei estivi, forse l’unica voglia di ritornare a settembre coinciderà con quella di riprendere l’attività agonistica, per questo la Big M pianifica gli adempimenti di fine stagione e quella che verrà, contribuendo al miracolo affinchè pure a Chernobyl, possano crescere i fiori.

Autore

Andrea La Rosa

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