Hattrick, il grande sogno del “trucco del cappello”

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Phil-Kessel_hattrick_postIn onore di uno dei nostri lettori più attenti e affezionati ho scelto di vedere i Toronto Maple Leafs come prima partita del nuovo campionato NHL, e sono stato fortunato sotto tutti i punti di vista. Toronto-Anaheim è stata innanzitutto una bellissima gara per due terzi del tempo, i Leafs, inizialmente sotto di due gol, hanno rimontato e vinto 4-2 (per la gioia del mio lettore) e, infine, ho potuto assistere a un hattrick, una tripletta, cosa abbastanza rara nell’hockey moderno. L’autore dell’impresa risponde al nome di Phil Kessel (nella foto), una buona ala destra che in gioventù prometteva miracoli poi non mantenuti. L’andamento della partita è stato davvero crudele per Anaheim: avanti 2-0 al termine di un noioso primo periodo in cui Toronto aveva tirato solo due volte verso la porta avversaria, all’inizio del secondo periodo i Ducks hanno avuto sul bastone il colpo del ko, ovvero un minuto e mezzo di doppio power play (cioè 5 giocatori di movimento contro 3). Lì hanno tentennato, premendo molto ma senza riuscire a buttarla dentro per la terza volta; tornati a pari forze, Toronto si è svegliata, ha infilato quattro gol e chiuso la partita.

Tornando all’hattrick (letteralmente “il trucco del cappello”), è un termine oramai divenuto di uso comune in diverse discipline (calcio inglese, cricket, rugby, baseball, pallanuoto, oltre all’hockey naturalmente) per indicare sempre il raggiungimento per tre volte dell’obiettivo più importante, quindi tre gol o mete o fuoricampo. La sua origine risale al 1858, quando un giocatore di cricket, tale H.H. Stephenson, si ripresentò sul campo di Sheffield con un cappello in testa dopo aver messo a segno tre wickets in tre lanci.

L’adozione di questo termine nell’hockey su ghiaccio è molto più incerta: viene collocata tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, ma esistono almeno tre versioni diverse sull’argomento, che vanno dalla marca di cappelli che ne regalava uno al giocatore che realizzava la tripletta fino a una fantomatica scommessa tra un’ala dei Chicago Blakhawks, Alex Kaleta, e un uomo d’affari con in palio, appunto, un cappello. Kaleta vinse la scommessa mettendo in rete quattro dischi e l’altro dovette pagargli un cappello nuovo appena acquistato a credito.

Nella NHL, col tempo, si è arrivati anche a creare dei distinguo, più o meno seri, tra i diversi hattrick: così si definisce “natural” la tripletta realizzata consecutivamente (senza segnature di altri giocatori nel mezzo) o “DC hattrick” quella comprendente una rete nei supplementari (DC indica Washington, dove venne realizzata per la prima volta). Ci sono poi un paio di distinguo meno seri, ma divenuti ugualmente molto comuni: il “Gordie Howe hattrick”, ad esempio, comprende un gol, un assist e una scazzottata (tre elementi-tipo delle partite del leggendario campione dei Detroit Red Wings), mentre ben più recente è il “rat-trick”, nato nel 1995 nello spogliatoio dei Florida Panthers, quando il loro capitano, Scott Mellanby, dopo aver ucciso con il suo bastone un topo entrato negli spogliatoi, scese in campo e mise a segno tre reti. Una volta resa pubblica la definizione (pare coniata dal portiere Vanbiesbrouck), i tifosi dei Panthers presero l’abitudine di lanciare sul ghiaccio centinaia di topi giocattolo quando uno dei loro beniamini realizzava un hattrick, costringendo infine la NHL ad intervenire, vietando per regolamento tale pratica, che costringeva gli arbitri a sospendere per diversi minuti la gara per ripulire il ghiaccio.

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Gianluca Puzzo

2 commenti

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  • …che dire.. caro il mio sportone!! nell’ordine:
    1)non per fare del “tel’avevodettismo” ma.. io te l’avevo detto!!! (go leaf go)..
    2)..crudeli dei dell’NHL mi vogliono in prossimo viaggio di nozze a Toronto.. ma con biglietti già esauriti per quelle date… (DOH !)
    3)…verrà anche il giorno dei Redskins… se si svegliano prima della fine della NFL…(RGIII)
    ..A presto sul diamante!!

Gianluca Puzzo

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