Il fascino del proibito

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Dopo il ritiro, alcuni piloti di F1 già campioni del mondo sono stati a tratti vicini al rientro senza tuttavia tornare alle gare ufficiali.

Non sono pochi i casi in cui piloti di F1, dopo il ritiro, siano stati tentati da clamorosi rientri. Nell’elenco rientrano anche dei campioni del mondo ed in ordine cronologico, troviamo James Hunt, Emerson Fittipaldi, Alain Prost, Nigel Mansell ed in ultimo Michael Schumacher. Hunt (campione mondiale nel ’76) dopo essersi ritirato nel 1979, è stato più volte vicino al rientro. Nel 1980 fu la McLaren ad offrirgli il sedile di Alain Prost (infortunato al polso) per il Gp degli Stati Uniti a Long Beach, ma l’idea venne accantonata per problemi ad una gamba causati dallo sci. Due anni più tardi gli venne offerto il sedile di una Brabham e nel 1989, a 43 anni, provò la Williams FW12C. Emerson Fittipaldi (due titoli nel ’72 e ’74) si ritirò nel 1980 all’età di 34 anni, tornando nel 1984 in un test a Jacarepaguà con una Spirit, team britannico ricordato dai nostalgici non tanto per la competitività quanto per il simpatico e grazioso logo con Topolino. Il pilota brasiliano di origini italiane continuò a correre preferendo la Formula Cart, diventando un idolo del pubblico americano, vincendo un campionato e per due volte la 500 Miglia di Indianapolis. Alain Prost (4 titoli ’85,’86,’89,’93) lasciò le corse nel 1993 a 38 anni, ma nell’anno successivo sembrò vicino al ritorno dopo il test all’Estoril con la McLaren Peugeot MP4/9. Sempre il francese portò in pista la monoposto del 1995 che nel frattempo era passata ai motori Mercedes; tutto sembrava preludere ad un ritorno nel 1996, perché lo stesso team cercava il sostituto di Hakkinen alle prese col recupero dopo l’incidente di Adelaide (novembre ’95), ma il finlandese al rientro nella gara inaugurale sul nuovo circuito di Melbourne ottenne un buon risultato, tagliando le speranze di Prost che, rilevando la Ligier, fondò poi il suo omonimo team.

Un altro nome è quello di Nigel Mansell che, ritiratosi dopo il campionato vinto in Williams nel 1992, rientrò nello stesso team per alcune gare durante il 1994 a quasi 41 anni, per sostituire Coulthard che a sua volta aveva preso il volante dello scomparso Ayrton Senna, con l’obiettivo di aiutare Hill in duello con Schumacher. Nell’anno successivo Mansell è ancora in pista con una problematica McLaren-Mercedes, ma questa esperienza durò solamente 2 Gp, di cui uno con ritiro. Tutto finito? Forse, perché nel dicembre ’96 Mansell partecipò ad un test con la Jordan, ma senza poi trovare l’accordo definitivo.
In ultimo come non citare Michael Schumacher, la cui carriera si è conclusa tra il 2010 ed il 2012 con un’esperienza alla Mercedes che ha prodotto un solo podio e risultati lontani dall’era Ferrari; ma è proprio con la rossa che il tedesco, dopo il primo ritiro del 2006, è andato vicino ad un clamoroso ritorno. Nelle qualifiche del Gp d’Ungheria del 2009, Felipe Massa fu sfortunatamente colpito da una molla staccatasi da un’altra monoposto, finendo con la sua Ferrari sulla barriere dopo aver perso i sensi. A quel punto Montezemolo chiamò Schumacher che, dopo un primo tentennamento, accettò la sfida, soprattutto per una questione di gratitudine avendo tutto da perdere e disponendo di una monoposto non competitiva rispetto a quella del recente passato, oltre ai tre anni di inattività. Purtroppo durante i test, si riacutizzarono dei problemi al collo per un’incidente avuto in moto sei mesi prima nel campionato tedesco di Superbike, cui il pilota si era dedicato, spezzando quel sogno. Infine non abbiamo aggiunto alla lista dei ritorni Fernando Alonso (due titoli 05’-06’) che, ritiratosi al termine del campionato 2018, a quasi 40 anni lascia sempre aperta la porta della F1; chissà che non possa accadere nella prossima stagione?

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Andrea La Rosa

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