Il film della Coppa d’Africa

I

Tantissimi gli episodi che hanno segnato la rassegna africana conclusasi con la vittoria del Senegal.
Alcuni sono stati pittoreschi, altri finalmente di apertura verso nuovi orizzonti così come quelli assurdi che raramente si vedono in un campo di gioco, per un’edizione purtroppo macchiata da una tragedia.

Salima Mukansanga, prima arbitro donna in Coppa d’Africa (Zimbabwe-Guinea)

Che sarebbe stato calcio vero, l’avevamo preannunciato settimane addietro quando dedicammo un articolo di presentazione per l’edizione della Coppa d’Africa recentemente conclusa.
Un po’ per la presenza di importantissimi giocatori indispensabili nei club europei, ma anche per le storie puntualmente verificatesi che ci riconciliano col nostro vivere quotidiano, dando la sensazione che tutto possa sempre succedere e che l’occasione della vita arrivi per tutti, anche se non sono mancati clamorosi errori e curiosità, aspetti certamente da rivedere.
Impossibile non cominciare dalla straordinaria prestazione nella partita d’esordio del portiere Mohamed Kamara, protagonista di eccellenti parate determinanti nel pareggio della sua Sierra Leone contro i campioni in carica dell’Algeria, un giorno di gloria per l’atleta dell’East End Lions, nominato per l’occasione man of the match, primo calciatore non professionista a ricevere questo premio.
Vicende d’altri tempi ancora nella fase a gironi, come nella partita tra Nigeria ed Egitto giocata a singhiozzo causa palloni sgonfi, ma soprattutto la commozione dopo il gol dell’ivoriano Max-Alain Gradel per la recente scomparsa del padre, mentre lo stesso calciatore era in ritiro con la nazionale a preparare il torneo.
E poi come non scrivere di Salima Mukansanga, primo arbitro donna in Coppa d’Africa a dirigere nelle fattispecie Zimbabwe-Guinea.
Esilarante la circostanza che ha visto l’attaccante della Sierra Leone Mustapha Bundu giocare nell’incontro contro la Costa d’Avorio con l’etichetta della maglietta ancora attaccata.
Paura nell’ottavo di finale tra Senegal e Capo Verde, dove l’attaccante senegalese del Liverpool Manè si scontra di testa contro il portiere avversario, si rialza, segna ma successivamente chiede il cambio per i capogiri causati dal precedente contatto.
Inevitabili i controlli in ospedale, dove lo stesso portiere è andato a fargli prontamente visita.

Ma tuttavia c’è sempre da migliorare ed in questo senso, l’incontro tra Tunisia e Mali giocato a Limbe con la temperatura di 34 °C e l’umidità al 65%, in cui è stato necessario uno stop per rinfrescarsi oggi comunemente detto cooling break, è stata una gara destinata ad essere ricordata a lungo per la follia dell’arbitro zambiano Janny Sikazwe che ha fischiato la fine della partita al minuto 85:06, salvo poi riprendere il gioco e concludere nuovamente con diversi secondi prima del 90° minuto, senza tra l’altro tenere conto del recupero.
In sintesi: 77°, richiamato dal Var per non aver concesso un rigore, 85°, il primo triplice fischio salvo poi riprendere il gioco, 87°, cartellino rosso al maliano El Bilal Tourè e richiamato un minuto dopo dal VAR per un rosso ingiusto, conferma del rosso e secondo (definitivo) triplice fischio qualche secondo prima del novantesimo senza nemmeno disputare il recupero.
A mettere fine alle polemiche (si fa per dire), ci ha pensato qualche giorno dopo il capo degli arbitri della Coppa d’Africa, attribuendo all’insopportabile calura quando accaduto, considerato anche il ricovero in ospedale di Sikazwe subito dopo la fine del match. Contorni incredibili, destinati a far discutere per chissà quanto tempo a venire.
Curioso poi, meno sicuramente per gli attori coinvolti, quanto accaduto in Mauritania-Gambia, tra l’altro iniziata nello stesso stadio dopo Tunisia-Mali con 45’ di ritardo per risolvere gli strascichi e le proteste che hanno inevitabilmente fatto il giro del web.
Stavolta ci hanno pensato gli addetti degli inni a fare surriscaldare gli animi dei calciatori mauritani, sbagliandolo per due volte fino alla richiesta dello speaker ai calciatori di cantarlo autonomamente.
Surreale la circostanza della pre-conferenza stampa di Burkina Faso-Tunisia valevole per i quarti di finale, quando un uomo ha portato via i microfoni e quanto altro per il motivo, secondo quanto

ricostruito dai media, di essere il proprietario delle stesse attrezzature elettriche noleggiate e mai pagate.

Quella tra Egitto e Senegal è stata una finale giocata a ritmi atletici altissimi, con l’egiziano Gabaski bravissimo nei primi minuti a parare la sassata di Manè su calcio di rigore.
Il 33enne portiere dello Zamalek è diventato titolare nel corso della competizione dopo l’infortunio del primo portiere, parando in quattro partite ben cinque rigori e intuendo tutti gli altri.
Poi lo 0-0 e il dramma sportivo dei calci di rigore, che ha sancito la prima volta del Senegal con lo stesso Manè a segnare il gol decisivo sgambettando Salah (compagni di squadra al Liverpool) mandando in estasi un Paese intero, che nel 2019 aveva sofferto la sconfitta nell’ultimo atto contro l’Algeria. Inevitabili i caroselli anche in Italia, dove vivono molti senegalesi.

Per chi festeggia c’è sicuramente chi torna a casa col risultato sotto le aspettative, a cominciare dall’Algeria campione uscente addirittura eliminata nell’iniziale turno delle fase a gironi, ultima classificata.
Stesso destino per il Ghana, lontano parente dei risultati che aveva ottenuto nel recente passato in ambito internazionale, di contro nell’incastro che per l’accesso agli ottavi ha premiato le prime due di ogni girone e le quattro migliori terze, è bastata una sola vittoria alla debuttante nazionale delle Comore per passare clamorosamente il turno.
Sarebbe riduttivo definire fiabesco il percorso delle Isole Comore, che agli ottavi di finale ha fatto tremare i padroni di casa del Camerun, nonostante aver giocato tutto l’incontro tra i pali con un giocatore di movimento (autore di una straordinaria prestazione), considerata l’incredibile coincidenza di eventi sfortunati che hanno causato il forfait dei tre portieri nella rosa, due positivi al Covid e uno fuori per infortunio, senza dimenticare l’aver giocato in dieci uomini per un’espulsione nei primi minuti.
Una partita che purtroppo, verrà ricordata per l’evitabile tragedia per la ressa di persone in una ressa fuori dallo stadio.
Complimenti anche all’esordiente Gambia, trascinato dalla conoscenza del calcio italiano Musa Barrow eliminato di misura in semifinale dai padroni di casa.
Miglior marcatore il camerunense Vincent Aboubakar con otto reti.

Fase a gironi
Gruppo A: CAMERUN (7), BURKINA FASO (4), CAPO VERDE (4), Etiopia (1).
Gruppo B: SENEGAL (5), GUINEA (4), MALAWI (4), Zimbabwe (3).
Gruppo C: MAROCCO (7), GABON (5), COMORE (3), Ghana (1).
Gruppo D: NIGERIA (9), EGITTO (6), Sudan (1), Guinea Bissau (1).
Gruppo E: COSTA D’AVORIO (7), GUINEA EQUATORIALE (6), Sierra Leone (2), Algeria (1).
Gruppo F: MALI (7), GAMBIA (7), TUNISIA (3), Mauritania (0).

Ottavi di finale
BURKINA FASO – Gabon 7-6 (d.c.r.) / Nigeria – TUNISIA 0-1 / SENEGAL – Capo Verde 2-0 / Mali – GUINEA EQUATORIALE 5-6 (d.c.r.) / Guinea – GAMBIA 0-1 / CAMERUN – Comore 2-1 / Costa d’Avorio – EGITTO 4-5 (d.c.r.) / MAROCCO – Malawi 2-1

Quarti di finale
BURKINA FASO – Tunisia 1-0 / SENEGAL – Guinea Equatoriale 3-1 / Gambia – CAMERUN 0-1 / EGITTO – Marocco 2-1 (d.t.s.)

Semifinali
Burkina Faso – SENEGAL 1-3 / Camerun – EGITTO 1-3 (d.c.r.)

Finale terzo/quarto posto
Burkina Faso – CAMERUN 3-5 (d.c.r.)

Finalissima
SENEGAL – Egitto 4-1 (d.c.r.)

Autore

Andrea La Rosa

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Andrea La Rosa

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