Il protagonista della settimana: Mr. Drummond

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New Orleans Pelicans v Detroit PistonsQualcuno potrebbe farsi tentare dall’irresistibile quanto prevedibile battuta di spirito, rievocando il famoso Signor Drummond della storica serie televisiva “Arnold” (chi ha superato la soglia dei trent’anni sa perfettamente a cosa mi riferisco) che monopolizzava la TV commerciale dell’epoca. Ebbene, lo concedo… il nome (più precisamente il cognome) è esattamente quello. Ma le similitudini finiscono qui. Il Drummond su cui hanno messo gli occhi centinaia di osservatori della NBA nell’ultima settimana ha solo 22 anni, è alto 2,11 cm per 127 kg di peso ben distribuito, classica barba compatta afro-style, numero 0 centrato su un petto muscoloso, giocatore maledettamente bravo (come centro) nei Detroit Pistons. Nonostante la sconfitta contro gli Indiana Pacers, il rullo compressore Drummond ha sfoggiato un inizio di stagione davvero impressionante (Player of the Week in Eastern Conference).

Mettetevi comodi e gustatevi alcuni numeri di puro godimento sportivo: nelle prime quattro gare di regular season ha dato anima e corpo per raggiungere la soglia stratosferica di 75 punti e 75 rimbalzi. Occorre navigare nel mare torbido dei ricordi e affrontare le fastidiose nebbie del tempo per arrivare al polveroso 1970-71, ben nascosto in fondo al baule dei ricordi, quando due giocatori furono capaci di una impresa simile. Wilt Chamberlain (95 punti e 93 rimbalzi) e Dave Cowens (78 punti e 72 rimbalzi). Ma le performance del nostro Mr. Drummond non finiscono qui. Ancora una volta occorre girare numerose di pagine degli almanacchi fino ad imbattersi nel monumentale Kareem Abdul Jabbar (1975-76) per parlare di qualcuno capace di concretizzare più di una partita da 20 punti e 20 rimbalzi nelle prime quattro uscite di stagione. Ciò che maggiormente stordisce di Drummond è la sua grande capacità di tracciare una linea immaginaria sotto canestro, definirne un’area di esclusiva pertinenza, entrarvi con arroganza e non abbandonarla più, dettando legge su chiunque decida di violarla senza il suo esplicito permesso. Il nativo di Mount Vernon sembra aver decisamente scelto di imprimere a fuoco il suo nome nel basket mondiale, provando ad esplodere e a non buttarsi via come uno dei tanti eterni incompiuti. Le premesse sembrano esserci tutte, speriamo solo che la continuità sia una sua longeva compagna di viaggio.

Che fosse capace di dire la sua nel mondo dei rimbalzi ce lo racconta la sua pur brevissima carriera sul parquet: nelle ultime due regular season, giocate pressoché interamente, ha messo insieme rispettivamente 13.2 e 13.5 rimbalzi di media. Numeri simili a quelli dei punti segnati, 13.5 prima e 13.8 poi, per un giocatore che, bisogna ammetterlo, non ha elevate doti offensive, a volte goffi movimenti di attacco ed un pessimo tiro dalla lunetta (dove appare ancora grezzo). Tuttavia i numeri sono numeri, e quelli attuali parlano chiaro: 19.5 rimbalzi di media finora, di cui la bellezza di 7.5 offensivi, con due prestazioni back-to-back da almeno 20 rimbalzi, coronate da quella fantascientifica di 29 (11 offensivi) contro i Pacers. Drummond ha aggiunto 20.3 punti di media (di molto superiore ai suoi standard), 1.8 rubate, 1.8 stoppate. Lascia esterrefatti il suo defensive rating, con la miseria di 87 punti concessi agli avversari ogni 100 possessi quando lui è lì che guarda in cagnesco chiunque osi sfidarlo nel suo Regno Incantato. Molti lo hanno paragonato a Dwight Howard dei Magic. Il confronto potrebbe apparire scontato, considerando possenza, forza, resistenza e statistiche dei due giocatori. Complice il non trascurabile fatto che il coach californiano si è dannato per costruire un team a Detroit sulla falsa riga di Orlando, con quattro tiratori-cecchini accerchianti Drummond.

Dove andrà a finire un talento del genere? Si tratta davvero di un fenomeno o stiamo assistendo all’imprevedibile fortuna che, di tanto in tanto, sa appollaiarsi comodamente sulla spalla di chiunque? Saranno capaci i Pistons di standardizzare nel tempo un ritmo così indiavolato? Troppo domande per essere solo all’inizio della stagione. Pazientiamo un po’ e godiamoci lo spettacolo! Il bello deve ancora venire.

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Francesco Pumpo

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