Il sentimento intorno ai “box”

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Nell’attuale Formula 1, sentiamo spesso parlare di “box” probabilmente più di sorpassi o duelli in pista.
Come altre parole legate ad aspetti sportivi o informatici, il termine che tradotto vuol dire “scatola” è entrato nei salotti e nel linguaggio comune.
Ma cosa sono? Sostanzialmente un garage, dove la monoposto viene montata e smontata pezzo dopo pezzo, tenuta sotto controllo ogni qualvolta scende in pista.
Ai box c’è il cuore dei team, dove ogni addetto cura l’aspetto cui è delegato, si scontrano umori e si scambiano dati, vive la macchina ma pulsa l’animo degli addetti ai lavori.
I box sono essenzialmente la vita dell’automobilismo.

Nell’ultima era della Formula 1 hanno assunto un ruolo importante per la possibilità dei pit-stop (sosta) utile al cambio gomme.
Nel 1982 venne ideato anche il rifornimento di benzina, vietato dal 1984 ma reintrodotto nel 1994 ed escluso definitivamente dal 2009.
Proprio nel mondiale ’94, come non dimenticare il Gran Premio di Germania, quando la benzina che fuoriuscì dalla Benetton di Jos Verstappen (papà di Max attuale pilota RedBull) provocò le fiamme che avvolsero la vettura, fortunatamente senza conseguenze per il pilota.

L’ingresso ai box è la cosiddetta pit-lane, una corsia il cui inizio è delimitato da una linea bianca, oltre la quale vige un limite di velocità.
All’uscita della corsia, la presenza di un semaforo segnala ai piloti la possibilità o meno di entrare in pista.
Proprio di fronte ai box, ciascun team usufruisce del cosiddetto “muretto”, ovvero un’area limitrofa al rettilineo principale dove siedono le teste pensanti delle squadre, dalla quale si decidono le strategie, si coordinano le fasi di lavoro dai computer e avvengono le comunicazioni tra i piloti e i rispettivi ingegneri, tramite i cosiddetti “team radio”.

Se volessimo fare un curioso paragone, durante la reattività mentale di un pensiero umano, attorno ad una monoposto di Formula 1 sono state già sostituite quattro gomme, regolate alcune appendici aerodinamiche, verificato che non ci siano danni sulla carrozzeria e perché no, una lucidata alla visiera al casco del pilota. Pazzesco, no?
In pochi decimi di secondo, un battito di ciglia, ci si gioca una vittoria o un risultato determinante non solo per il raggiungimento dell’obiettivo finale, ma per l’ottenimento di punti che a loro volta nella classifica costruttori, al termine del campionato, possono rappresentare la linfa economica vitale.
Il box rappresenta l’anima della Formula 1, il volto umano e sensibile di coloro che dopo mesi di preparazione fisica e mentale contribuiscono a decidere le sorti di un Gran Premio, di un campionato e con essi della storia di un pilota.

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Andrea La Rosa

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