Jaromir Jagr 2 – Da Washington a N.Y.

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Mentre Boston Bruins e Chicago Blackhawks hanno iniziato a suonarsele di santa ragione nella finale di Stanley Cup (1-1 dopo le prime due gare, entrambe terminate ai supplementari), torno a ripercorrere la carriera dell’inossidabile Jaromir Jagr. Aggettivo quanto mai appropriato visto che il nostro sta giocando, e alla grande, proprio la Stanley Cup, alla verde età di 41 anni.

L’arrivo in pompa magna di Jagr a Washington non risponderà mai alle enormi attese. Bisognoso forse di rifiatare dopo le ubriacanti stagioni ai Penguins, il ceco non raggiungerà i 100 punti in nessuna delle tre stagioni passate nella capitale, mancando tutti i traguardi personali. Anche come risultati di squadra, il bilancio sarà magro: i playoff verranno raggiunti solo nel 2003 ma solo per concludersi già al primo turno, con una bruciante eliminazione per mano dei Tampa Bay Lightinings. Così, nel 2004, i Capitals iniziano a sondare il terreno della NHL per cedere Jagr, ma si rendono conto ben presto di avere pochi interlocutori intenzionati a farsi carico di uno stipendio di 11 milioni di dollari per un giocatore di 31 anni.

L’accordo viene infine trovato con i New York Rangers, nel gennaio 2004, grazie alla buona volontà del giocatore che accetta un taglio a 8.7 milioni annui e alla compartecipazione di Washington nel pagamento della cifra per i successivi 4 anni. Quella che sarebbe dovuta essere la sua prima stagione nella Grande Mela, però, viene stravolta dall’ennesima lotta sindacale, per cui Jagr vola in Europa per tenersi in forma, giocando prima nella sua Kladno e poi in Russia. E’ nuovamente in NHL al via della stagione 2005-2006, in cui i Rangers si presentano a fari spenti, con un roster tutto nuovo e dopo il commovente addio a una delle sue più grandi leggende, Mark Messier. A Jagr però non piace il ruolo di Cenerentola e, caricatasi sulle spalle la squadra con numeri da capogiro (123 punti con 54 gol e 69 assist), la conduce ai playoff, dove i Rangers mancavano da ben sette anni. Un infortunio a Jagr e la forza degli avversari, i New Jersey Devils, causeranno una prematura eliminazione, ma l’impresa di Jagr e compagni rimarrà intatta nella memoria dei tifosi.

Le due stagioni seguenti a New York, pur segnate da altri infortuni, lo vedono ancora grande protagonista, anche se i playoff continueranno a essere sfortunati. In questi anni, Jagr taglierà alcuni dei traguardi che daranno alla sua carriera i connotati della leggenda: il 10 febbraio 2007 rompe la barriera dei 1500 punti realizzati (il 12° giocatore assoluto e il 4° più giovane dopo Gretzky, Lemieux e Dionne) e fa segnare il record di 15 stagioni consecutive con almeno 30 reti realizzate.

E’ quindi nella sorpresa generale che, nel luglio 2008, la dirigenza dei Rangers annuncia di non voler rinnovare il contratto di Jaromir Jagr, lasciandolo libero di trovarsi un’altra maglia come free agent. Ma un 35enne, molto talentuoso però pieno di acciacchi e con uno stipendio decisamente alto, non trova sbocchi nella NHL, e così Jagr accetta un ben remunerato trasferimento in Russia, nell’Avantgarde Omsk, dove finirà per trascorrere tre stagioni. Sulla soglia dei 39 anni, per quanto completamente guarito dai guai fisici e tornato al peso forma di un tempo, Jagr è ormai rassegnato a chiudere la propria carriera nel Kladno, la squadra della sua città natale, a cui è sempre molto legato (indossa da sempre la maglia numero 68 in ricordo della Primavera di Praga). Ma un nuovo colpo di scena è in arrivo: i Philadelphia Flyers, squadra NHL rivale acerrima dei Penguins, sono molto interessati a lui. Dopo qualche tentennamento, la voglia di tornare a confrontarsi ancora una volta con i migliori hockeisti del mondo ha la meglio, e si aprono così per Jagr le porte della sua terza giovinezza in NHL.                                  (continua)

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Gianluca Puzzo

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