Martina Navratilova, una vita in serve & volley (2a parte)

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Martina 1983 RGLa stagione 1976 sembra risentire delle tensioni emotive seguite alla sua scelta clamorosa: i successi in singolo sono solo due ma batte per la prima volta in una finale, a Houston, la Evert, quella che sarà la sua più tenace rivale per buona parte della carriera. Le due campionesse (perché tale si può senza dubbio definire anche la Evert, con i suoi 18 titoli dello Slam) si affronteranno complessivamente 80 volte in singolare, dando vita a una rivalità (ma anche ad una amicizia) con pochissimi eguali nella storia dello sport: Martina prevarrà 43 volte, ma saranno ben 37 le sconfitte, quattro delle quali in finali dello Slam. A testimonianza della loro grande amicizia, e a dispetto della rivalità sportiva, nel ’76 Navratilova ed Evert giocano ancora insieme il doppio, vincendo Wimbledon.

Nel ’77 arriva un nuovo titolo dello Slam in doppio, a New York con la Stove, ma per la Navratilova questa è soprattutto la stagione della definitiva consacrazione in singolare, con 6 tornei vinti che diventeranno 11 l’anno seguente, con il primo dei nove Wimbledon della carriera, conquistato battendo in finale proprio la Evert. Proprio dopo il successo sull’erba londinese, il 10 luglio 1978, la Navratilova raggiunge per la prima volta la vetta della classifica mondiale; agli US Open seguenti si ferma in semifinale, ma si impone in doppio assieme a Billie Jean King, chiudendo poi la stagione con il primo trionfo al Masters, all’epoca denominato Virginia Slims Championship, a Oakland.

Proprio la King rappresenta per Martina la prima duratura esperienza omosessuale, un’esperienza che, anche per il modo burrascoso in cui si conclude, segna profondamente entrambe le protagoniste. Al di là del rapporto sentimentale, però, dalla King Martina prende forza e convinzione nel difendere le proprie scelte e impara quanto ci sia ancora da combattere per i diritti delle donne nel tennis. Il 1979 è un anno speculare al precedente, con le vittorie a Wimbledon (bissata anche nel doppio con la King) e al Master, mentre l’80 dà il meglio di sé in doppio, con due Slam (Australia con la Nagelsen e New York con la King) e il Master di specialità (sempre con la King); in singolare arrivano sì 11 tornei vinti, ma negli Slam la Navratilova non va oltre due semifinali. Martina si rende conto lucidamente come il suo immenso talento non basti contro le migliori avversarie, Evert in testa, quando la partita si allunga e si complica, specialmente fuori dall’amata erba di Wimbledon. Così, con l’aiuto determinante della Lieberman, Martina imposta quella ferrea preparazione fisica che sarà alla base del suo dominio negli anni seguenti e della sua longevità sportiva.

Il 1981 è un anno chiave per la Navratilova: in singolare vince per la prima volta uno Slam diverso da Wimbledon, gli Open d’Australia (in finale sulla Evert), e in doppio inizia lo straordinario sodalizio in coppia con Pam Shriver vincendo il primo di quattro Wimbledon consecutivi e il Master (bissato anche in singolo). L’unica nota negativa in campo tennistico è la finale degli US Open, il torneo cui Martina tiene di più dopo Wimbledon, persa tra le lacrime contro la giovanissima Tracy Austin. L’anno è però indimenticabile anche al di fuori del campo di gioco, visto che ottiene finalmente la tanto agognata cittadinanza statunitense e subito dopo dichiara pubblicamente la propria omosessualità. Novità che, se non sconvolge più di tanto l’opinione pubblica americana, è però devastante per il rapporto tra Martina e i suoi genitori, che di tanto in tanto ottengono il visto per venirla a trovare; quando il padre capisce l’orientamento sessuale della figlia, arriva a dirle che è malata e che avrebbe preferito vederla prostituirsi piuttosto che saperla insieme ad altre donne. Nell’83, inoltre, la Navratilova renderà pubblica la sua storia con l’assistente Judy Nelson, storia che durerà fino al 1991, quando si concluderà con una battaglia legale che farà la felicità dei media e degli appassionati di gossip.

Nel frattempo, sui campi Martina diviene la regina incontrastata della scena, sia in singolare che in doppio: nell’82 si riprende quel primo posto mondiale che non lascerà più fino al 1987, l’anno dell’avvento della Graf. Limitatamente al singolare, nell’82 la Navratilova vince 15 tornei sui 18 giocati, arrivando addirittura a migliorarsi l’anno seguente (16 su 17), nell’84 ne fa segnare 13 su 15, nell’85 12 su 17 e nell’86 14 su 17. In sintesi, tra il 1982 e l’86, Martina disputa complessivamente 431 incontri ufficiali perdendone la miseria di 14, mentre nei tornei dello Slam vince 106 match su 113 giocati; mai come in questo caso la crudezza dei numeri rende l’idea del dominio assoluto. In questo meraviglioso culmine di carriera, Martina vince due volte gli Australian Open (1983 e ’85), altrettante il Roland Garros (1982 e ’84), 6 volte di fila Wimbledon (1982-87) e 4 US Open (1983, ’84, ’86 e ’87), mancando in due occasioni per un titolo quel Grand Slam che avrebbe strameritato. Non lascia nulla alle avversarie neppure nei finali di stagione, prendendosi 5 vittorie consecutive al Master dall’83 all’86 (anno in cui se ne disputano due edizioni, a gennaio e a dicembre).

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Gianluca Puzzo

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