Meriggiare rosso

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Dopo le indiscrezioni, si separano ufficialmente le strade di Mattia Binotto e la Ferrari, il team principal continuerà a lavorare fino al 31 dicembre 2022 in una situazione di ribaltone che la famiglia Agnelli sta affrontando anche con la Juventus, vincere conta in rosso e bianconero.

Oggi è già domani.
Concludendo in questo modo il film del campionato 2022, avevamo lasciato aperto lo spiraglio di ritornare sull’argomento Formula 1 qualora fosse stato necessario, la separazione delle strade di Mattia Binotto e quelle della Ferrari rappresenta una notizia ancora più forte rispetto al trasferimento di un pilota da un team all’altro, si chiude un’era e per questo, sentivamo di aggiungere un commento che possibilmente non sia una chiacchiera da bar.
Partiamo dal presupposto che la Formula 1 non è una squadra di calcio, dove talvolta si esonera l’allenatore per dare una svolta ai calciatori e l’ambiente circostante, la massima rappresentanza del motorsport oggi mette insieme una vastità di fattori che la gara domenicale, è solamente la punta d’iceberg rispetto al lavoro svolto in fabbrica, compreso il peso politico che conta nelle situazioni borderline, vedi Mercedes nel caso della direttiva sul porpoising, vedi Red Bull sulla carezza del budget cap.
La prossima battaglia riguarderà la dinamica secondo cui la Red Bull, qualora ottenesse il riconoscimento di motorista a partire dal 2026, avrebbe il diritto di spendere molti più soldi come nuovo reparto power-unit, in una situazione con ancora molti punti da chiarire vista l’attuale collaborazione con Honda.
Tornando al nocciolo dell’argomento, la Ferrari ha pagato situazioni a cui da molti anni non era più abituata come la pressione nelle situazioni di strategie durante la gara, accarezzare la sensazione di avere tra le mani una macchina finalmente forte, è stato come una bugia detta molto tempo dopo.
Di mezzo la gestione piloti.
Da molti anni la Ferrari non stabilisce fin dall’inizio il ruolo di primo e secondo pilota, potrà sembrare qualcosa di anti-democratico, ma laddove i dettagli fanno la differenza, tale scelta ha sempre pagato, vedi Barrichello con Schumacher, Hamilton con Bottas ed in ultimo, Perez con Verstappen.
Finalmente c’è un pilota (Leclerc) su cui puntare per aprire un ciclo vincente e molto spesso, senza nulla togliere a Sainz, le strategie sono state a dir poco penalizzanti nei suoi confronti.
Arriviamo a Binotto.
Va ricordato per essere stato una risorsa importante per la Ferrari, a cominciare dal ruolo d’ingegnere motorista nel 1995, partecipando ai trionfi dell’era Schumacher, poi nel 2016 direttore tecnico, fino al 2019 subentrando a Maurizio Arrivabene nel ruolo di Team Principal.
Tante le delusioni, tali da spingere il buon Crozza a gettarsi simpaticamente nella mischia per l’imitazione, va detto che Binotto ci ha sempre messo volto e voce, forse caratterialmente mite nella giungla, vedi il temperamento di Toto Wolff (lato Mercedes) e le parole sempre ciniche di Christian Horner o Helmult Marko (lato Red Bull).
Già l’anno scorso si era parlato di un clamoroso ritorno di Jean Todt, poche settimane addietro l’avvicendamento di Binotto era stato smentito dalla stessa Ferrari sui propri canali ufficiali, fino ai giorni nostri; in totale sette vittorie su ottantadue Gran Premi disputati.
Restano i dettagli a fare la differenza, come quanto accaduto in ultimo ad Interlagos con la strategia di uscire con gomme da bagnato in attesa della pioggia mentre tutti gli altri avevano quelle d’asciutto, qui il problema non è stata la scelta che poteva rivelarsi azzeccata, quanto invece difenderla a fine sessione.
L’argomento sotto il profilo giornalistico, ha provocato un duro scambio di battute tra la Gazzetta dello Sport e l’ex pilota

Jean Alesì, infatti dopo che quest’ultimo aveva minimizzato la credibilità della notizia inerente l’addio di Binotto, dalle pagine rose la risposta: “Allora non era una palla. La fine della stagione di Binotto alla Ferrari anticipata dalla Gazzetta è stata bollata proprio così, una palla, da Jean Alesi. La frase, di per sé insignificante considerato che l’ha pronunciata uno dei piloti meno vincenti della Formula 1, assume in realtà una sua importanza. La Ferrari è il marchio sportivo italiano più conosciuto al mondo, ha una storia gloriosa anche se il presente è complicato. Ma nei motori e in una storia così lunga, le difficoltà ci possono stare. Ci sta meno la corte dei miracoli che in questi anni, ma per la verità anche in passato, ha supportato il team di Maranello spesso più danneggiandolo che aiutandolo.(…) Lasci perdere i gran maestri dell’ordine delle scuse, lasci perdere i questuanti. I perdenti che hanno sempre la verità in tasca e la bacheca vuota. La Ferrari non ha bisogno di galoppini zelanti in tuta rossa, così almeno qualche autografo ancora lo firmano. Per battere Mercedes e Red Bull, Hamilton e Verstappen, non servono. Davanti c’è una stagione ancora da costruire partendo da un pilota, Leclerc, che ha tutto per essere un fuoriclasse. Il resto, se la Ferrari farà la Ferrari, verrà da sé”.
Va detto che la situazione in Ferrari era già abbastanza chiara, con dinamiche interne eccessivamente logore da sistemare, per questo non cambia la sostanza di dimissioni o revoca dell’incarico da parte dei vertici.
Infine circa la tempisitica dell’ufficialità, era logico pensare un comunicato solamente a chiusura di borsa, ma il protrarsi del tempo lega con la difficoltà di trovare un sostituto disposto a impegnarsi nel ruolo così scomodo di un progetto 2023, che sarà altrui oltre alle pressione di un Paese intero.
Dopo il susseguirsi d’indiscrezioni, il 29 novembre è arrivata la comunicazione dallo stesso Binotto: “Lascio un’azienda che amo, della quale faccio parte da 28 anni, con la serenità che viene dalla convinzione di aver compiuto ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Lascio una squadra unita e in crescita. Una squadra forte, pronta, ne sono certo, per ottenere i massimi traguardi, alla quale auguro ogni bene per il futuro. Credo sia giusto compiere questo passo, per quanto sia stata per me una decisione difficile. Ringrazio tutte le persone della Gestione Sportiva che hanno condiviso con me questo percorso, fatto di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni.”
Ha fatto seguito la risposta della Ferrari: “La Società annuncia di aver accettato le dimissioni di Mattia Binotto che il 31 dicembre lascerà il suo ruolo di Team Principal della Scuderia Ferrari”.
Altro dibattito che suscita poca razionalità è la data che vedrà l’annuncio del nuovo team principal direttamente nel 2023, una transizione a dir poco complicata visto che Binotto continuerà il lavoro su una monoposto di cui successivamente oneri e onori, saranno sulle spalle di un altro.
Un pò come un importante club calcistico, fosse rimasto senza allenatore e quel punto, costretto a rivolgersi verso chi lotta per la salvezza.
Evidente come altre squadre non top-team, come in passato ci aveva provato la Racing Point oggi Aston Martin, guarderanno a Binotto e per questo motivo scatterà il gardening leave, periodo temporale di pausa forzata che dovrà trascorrere l’ex team principal della Ferrari prima di passare eventualmente ad altro team, proprio per evitare il trasferimento dei più recenti segreti, sviluppi e soluzioni da una monoposto all’altra.
Si guarda avanti verso tempi migliori, in un meriggiare pallido e assorto senza nulla invidiare alla poetica di Montale.

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Andrea La Rosa

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