MLB Playoff ’17: impresa Yankees e Cubs, da stanotte via alle Conference Finals

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Colpevolmente trascurate le Wild Card, attendevamo frementi la conclusione delle Division Series per fare il punto sulla nuova post season MLB, finora non certo avara di emozioni. Quattro squadre sono ancora in corsa per il titolo, e tra queste i favoriti d’obbligo sono i Los Angeles Dodgers, sia per la loro regular season sia per quello che hanno fatto vedere al primo turno contro Arizona. Saranno loro e i Cubs a disputarsi il titolo della National League, in una serie al meglio delle sette partite che promette scintille, a partire dalla notte italiana tra sabato e domenica.

Detto dei Dodgers, padroni assoluti del campo nello sweep contro i Diamondbacks, che avevano superato 11-8 i Colorado Rockies nella Wild Card, parliamo degli Chicago Cubs, capaci di andarsi a prendere con le unghie e coi denti la qualificazione in gara 5 fuori casa, sul campo dei Nationals. Una serie ricca di alti e bassi, che nella bella è girata in un incredibile quinto inning. Fin lì i Nationals erano avanti 4-3, e Dusty Baker si è addirittura giocato la mossa di Scherzer rilievo per provare ad aiutare il suo bullpen a tenersi stretto l’esiguo vantaggio. Ne è nato però un inning incredibile, con errori difensivi in sequenza, contestazioni arbitrali e un battitore colpito, in cui i Cubs hanno segnato quattro punti, ribaltando il corso della partita. Washington ci ha provato fino alla fine, ma non è riuscita a colmare l’ultimo punto di gap, finendo per perdere 9-8. I campioni in carica l’hanno spuntata, insomma, ma contro i Dodgers dovranno salire di un ulteriore gradino per provare a rincorrere il bis.

Passiamo all’American League, dove alla vittoria secondo pronostico degli Astros sui Boston Red Sox ha fatto da contraltare la grande sorpresa degli Yankees, capaci di recuperare due partite di svantaggio alla miglior squadra della conference, vincendone tre consecutive tra cui gara 5 in trasferta. New York ha impiegato cinque anni a liberarsi progressivamente del gerontocomio che aveva creato nel proprio dugout, impantanata in innumerevoli contratti faraonici per giocatori vecchi, fisicamente logori e mentalmente senza più stimoli (Jeter, Petitte, McCann, Beltran, Rivera, Rodriguez, Teixeira e l’elenco potrebbe ancora proseguire). Ma il front office, a fronte di questa sua enorme colpa, ha avuto anche il merito di tornare a investire sulle proprie farm, finendo per ritrovarsi tra le mani il più straordinario gruppo di giovani talenti della MLB degli ultimi vent’anni (Judge, Sanchez, Gregorius, Bird, Hicks, Castro). Nel roster ci sono ancora un paio di “sopravvissuti” dell’ultimo titolo, quello del 2009, come Sabathia e Gardner, ma ora, circondati da forze fresche, sono un valore aggiunto, vedi le splendide prestazioni offerte da entrambi in gara 5 contro gli Indians, e non più un peso.

A proposito di giovani di belle speranze, un capitolo a parte merita Aaron Judge, capace quest’anno di riscrivere il record dei fuoricampo per un rookie. Su di lui la macchina dei media ha trovato terreno fertile sotto tutti i punti di vista: è un giocatore eccezionale, un ragazzo educato e tranquillo e ha oltretutto una storia particolare, di quelle che piacciono tanto al pubblico meno interessato alle vicende sportive. È stato celebrato e osannato ben oltre le sue effettive qualità attuali, perfino la nostra rosea è arrivata a titolare “NY si aggrappa a Judge” per restare nei playoff. Non è stato così, e chi sa di baseball sapeva che non sarebbe potuto essere così. Judge non è (ancora) in grado di caricarsi una squadra sulle spalle, ma non perché sia scarso (ci mancherebbe!!) ma solo perché è ancora troppo impulsivo nel box, troppo permeabile alla pressione di una post season, troppo incline a girare sempre e comunque quando è in svantaggio nel conto; in sintesi, è ancora troppo giovane. E così, il nostro ha collezionato ben 14 strikeout, un record (in negativo) assoluto in una serie di sole 5 partite, mettendo a segno solo un doppio e combinando anche un paio di pasticci in difesa. Fossi in Girardi, farei un pensierino a metterlo come DH (se non recupera Holliday), inserendo in difesa Ellsbury al centro e spostando Hicks a destra. Ma certo, deve recuperare lucidità anche Judge, altrimenti contro Verlander & Co. rischia di collezionare parecchie brutte figure. Il futuro è suo, non c’è dubbio, ma per il presente sono altri i cardini su cui devono girare gli Yankees. Fermo restando che contro gli Astros partono comunque sfavoriti.

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Gianluca Puzzo

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