NBA Finals #3: nessuno come Lui

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LeBron-gara-3_postNessun giocatore aveva segnato così tanto nelle prime tre partite di una serie finale. Ennesima gara, ennesimo record: 40 punti, 12 rimbalzi, 8 assist, 4 palle recuperate e 2 stoppate. La mostruosa cifra di 123 punti totalizzati finora! Alzarsi in piedi e applaudire è l’unica cosa sensata che si possa fare. Standing ovation per il Super Soldato del parquet, il Re indiscusso dell’NBA, il Prescelto tra i prescelti, LeBron “tritatutto” James. Da tempo abbiamo esaurito ogni aggettivo possibile per descrivere quello che sta facendo il numero 23 di Cleveland: nell’ultimo match ha messo in piedi un altro incredibile show grazie al quale i Cavs hanno vinto in casa per 96-91. A Golden State non resta che prenderne atto e leccarsi le ferite. Dopo un avvio spumeggiante di Finals (che rende questa partita ancora più amara) i Warriors scivolano lentamente sotto 2 a 1.

Ohio, Quick & Loans Arena. La sfida parte bene per la franchigia guidata da Blatt, dopo il 24 a 20 del primo parziale, i padroni di casa suggellano l’intervallo lungo con un margine di +7, 44-37. Nonostante gli infortuni e la conseguente panchina cortissima, i Cavs ancora una volta entrano in partita prima degli avversari, ne decifrano la chiave di accesso ed entrano in connessione diretta con l’indomabile Spirito del Basket. Dettano regola nei primi tre quarti e si portano sul +17 al termine del terzo tempo. Negli ultimi 12 minuti Golden State approfitta della stanchezza degli avversari e dalla mancata rotazione dei giocatori, rientrando con tenacia in partita, sperando di agguantare una beffarda quanto insperata vittoria. No, dispiace, occorrerà viaggiare per altri lidi e attendere altri momenti. Il parziale di 36-24 per la franchigia di Oakland con 17 punti del ritrovato Steph Curry (dopo la deludente Gara 2) non bastano, non possono bastare contro la falange armata di Cleveland. Il dominatore assoluto del match in qualsiasi zona del campo e sempre lui, King James, che pare essere pervaso del dono soprannaturale dell’ubiquità. “Essere ovunque, in qualunque momento” diventa il suo mantra, il suo credo, la sua ultima ragione di vita. Lotta, corre, salta come se non esistesse un domani! Il saggio e fedele scudiero al suo fianco risponde al nome di Matthew “Delly” Dellavedova, con 20 punti all’attivo. Fortunatamente il quintetto di Steve Kerr ritrova il tocco magico di Steph Curry (chiuderà con 27 punti e 7/13 da tre) pur continuando ad avere problemi seri nei rimbalzi (Thompson, Mozgov e Lebron fanno tabula rasa di ogni palla che verrà avvistata in prossimità del ferro).

Finale al cardiopalma, come da manuale. Golden State si rifà sotto: un tiro da 3 di Curry porta i suoi sull’ 80-81 a 2’45” dalla fine. Sarà l’australiano dal cognome italiano, Dellavedova, con un canestro da tre, seguito poco dopo da un centro pesante di LeBron James e un tiro libero di Tristan Thompson che a 1’31” dalla sirena riportano i Cavs in zona sicurezza, 88-80. Curry non ci sta, il tempo di imbastire uno schema ed eccolo sganciare una poderosa tripla da tre punti. Il punteggio è nuovamente in bilico, 91-94. Ma gli Warriors sembrano aver finito il carburante e non riescono più a recuperare. Oramai sono un animale ferito con gli occhi vitrei puntati sull’orizzonte lontano. Sirena. Fine dei giochi. Punteggio: 96-91.

I “promossi” di questa avvincente serata. LeBron James: impossibile non partire da chi sta costruendo, mattone dopo mattone, l’ascesa trionfale di Cleveland. Lo abbiamo detto, ma ci piace ricordarlo: 40 punti, 12 rimbalzi, 8 assist. Un vero e proprio Martello da Guerra, una media di 41 punti a partita, capace di sfiorare un’altra tripla doppia (la seconda consecutiva dopo Gara 2). Matthew Dellavedova. Play autraliano dal grande cuore, si è superato ancora una volta, non solo in difesa sul ritrovato Curry ma anche in attacco, confezionando 20 punti (compreso un 2+1 decisivo a 2 minuti dal termine con i Warriors in rimonta). Infine non dimentichiamo David Lee. L’ex dei New York Knicks non aveva ancora sfiorato il parquet e lo fa entrando in campo per cancellare la brutta prestazione di Bogut, affermandosi con una doppia cifra da 11 punti in 13 minuti. Tra i “bocciati” occorre annoverare Andrew Bogut, Harrison Barnes e Draymond Green… trio di tutto rispetto del quintetto base dei Golden State Warriors. Il centro australiano, Andrew Bogut, in questa serie sta soffrendo la dirompente forza russa di Mozgov. Gli sono stati concessi 20 minuti nei quali ha chiuso con 4 punti e 6 rimbalzi. Harrison Barnes, ala piccola, addirittura non si allontana dalla cifra tondeggiante di 0 punti, sbagliando le 8 conclusioni tentate. Draymond Green, ala grande, uno dei punti di forza di Golden State, pare stia pagando lo scotto del “debutto in società”. Le sue percentuali parlano chiaro: 4/13 in gara 1, 2/7 in gara 2 e 2/10 in gara 3.

Prossimo appuntamento? Gara 4. Quando? Giovedì notte. Gli americani hanno mille “modi di dire”, ciascuno valido per ogni circostanza specifica. Nel caso delle NBA Finals ne esiste uno e uno solo, semplice come il puzzle di bambino ma affilato come il coltello di un cacciatore: “Win or Go Home”. La prossima partita sarà la gara della vita per Golden State se ancora desidera combattere alla pari contro James & Co., ritornando alla Oracle Arena nuovamente con il fattore campo dalla propria parte. Intanto, la promessa fatta da LeBron ad inizio campionato è un passo sempre più vicina…

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Francesco Pumpo

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