NFL ’17: Finals senza storia, il Super Bowl è Pats-Falcons

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Quella che sarebbe dovuta essere una domenica di grande football si è trasformata in un inatteso “Destruction Day”, con Patriots e Falcons dominatori delle rispettive partite. Conference Finals rovinate, quindi, per noi “guardoni” del gioco, sempre a caccia di nuove emozioni, ma certo non si può darne la colpa ai vincitori, che hanno fatto semplicemente il loro dovere: arrivare al Super Bowl. Appuntamento tra due settimane a Houston, quindi, dopo l’insulsa pausa del Pro Bowl, con New England e Atlanta a giocarsi il titolo e il concerto di Lady Gaga nell’intervallo.

PATRIOTS – STEELERS: 36-17
Brady subisce solo due sack e, in generale, pochissima pressione dalla linea difensiva di Pittsburgh e quindi, come avevamo preannunciato, fa letteralmente a fette la difesa degli Steelers. Chris Hogan è l’inatteso eroe di giornata, con 9 ricezioni per 180 yard e 2 touchdown, ma ovviamente colui che emerge come un colosso inarrivabile è ancora una volta Tom Brady, autore di una partita mostruosa (32 completi su 42, 384 yard, 3 td e zero intercetti), grazie anche all’ottima prova della sua linea e, lo ripetiamo, alla mollezza di chi avrebbe dovuto dargli la caccia.

Non pervenuto l’attacco degli Steelers, con Big Ben capace sì di superare le 300 yard lanciate ma con una percentuale di completi troppo bassa (31 su 47) e, soprattutto, senza alcun contributo del gioco su corsa. Pittsburgh è stata anche sfortunata, con Bell infortunatosi all’inguine praticamente subito e Williams che, pur battendosi discretamente, non è più un giocatore in grado di caricarsi la squadra sulle spalle e invertire il corso di una partita così importante. Proprio Williams ha segnato il td della speranza per gli Steelers, 6-10 dopo 6′ del secondo periodo, ma da lì i Patriots hanno cambiato marcia, volando fino al mortificante 33-9 di fine terzo quarto e svuotando quindi di ogni pathos l’ultimo periodo. Grandissimi Patriots, quindi, che si presenteranno certamente da favoriti al Super Bowl, ma stavolta, contro i pass rusher di Atlanta, non credo avranno vita così facile. Quanto a Pittsburgh, peccato che la loro stagione sia finita in modo così amaro: si parla già di ritiro per Big Ben, e sostituirlo non sarà affatto semplice.

FALCONS – PACKERS: 44-21
Un’altra partita a sportellate e un’altra vittoria netta per l’attacco indiscutibilmente più forte di questa stagione. Veder giocare Matt Ryan e compagni è un piacere, e dev’essere un piacere ancora più grande allenarli, vista l’enorme quantità di talento, fisicità e tecnica con cui possono eseguire una grande varietà di schemi. Se poi, come stavolta, si mette a fare le cose per bene anche la difesa, agli avversari non resta che essere retrocessi a spettatori non paganti. È esattamente quello che è successo ai Packers, asfaltati perfino al di là dei 23 punti finali di scarto, capaci di muovere il punteggio solo al quarto minuto del terzo periodo, quando erano ormai sprofondati sul 31-0. E stavolta non mi è piaciuto nemmeno Aaron Rodgers, che ha preso a giocare con furore solo a stalla ampiamente vuota, quando invece avrebbe dovuto farlo fin dal primo secondo.

Green Bay ha pagato le assenze (pur recuperando Nelson in extremis), il trucco ormai scoperto di Montgomery running back, una difesa secondaria colabrodo (molti td sono arrivati su marcature perse) e un pacchetto di ricevitori non paragonabile a quello degli avversari. I Falcons hanno fatto brillare gli occhi anche a chi, come chi scrive, non è un loro tifoso: da Matt Ryan (MVP sicuro, a questo punto) capace di lanciare quasi 400 yard con 4 td e uno su corsa personale, a Julio Jones (e meno male che aveva un problema a un piede…) con 180 yard ricevute e uno strepitoso touchdown dopo una corsa irresistibile di 73 yard. Andranno a Houston per il secondo Super Bowl della loro storia (il primo lo persero contro i Broncos di Elway) ad affrontare un branco di lupi più esperti e cattivi di loro, ma sarebbe bello se, per una volta, il talento puro potesse ribaltare i pronostici. Su Green Bay c’è poco da dire: ha fatto il suo dovere fino in fondo, raggiungendo una Conference Finals che, a metà stagione, sembrava un miraggio irreale. Ora, però, c’è da svecchiare la squadra e mettere mano al portafogli, per consentire a Rodgers di puntare al titolo senza invocarne ogni volta i miracoli.

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Gianluca Puzzo

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