NFL ’17 week 16: -1 ai playoff, Atlanta rischia, Seattle quasi fuori

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Sarà una fine di 2017 da sogno per gli amanti del football. Tutte le partite dell’ultima giornata della regular season, infatti, si giocheranno domenica 31 dicembre, divise solo in due fasce orarie. Niente anticipi né posticipi, quindi ma un’ubriacatura da palla ovale che emetterà gli ultimi verdetti sulla griglia dei playoff, che scatteranno nel primo weekend del 2018 con le wild card.

Il sedicesimo turno non ha regalato sorprese, con tutte le prime della classe vincenti senza troppi patemi: i Vikings hanno lasciato i Packers addirittura a zero, New England ne ha fatti 37 ai Bills e Pittsburgh 34 a Houston, perfino Philadelphia senza Wentz è passata 19-10 sui Raiders, guadagnandosi il vantaggio del campo nella post season. Piccola impresa dei Seahawks, che sono andati a vincere a Dallas lasciando ancora acceso un ultimo barlume di speranza per i playoff.

Appunto, i playoff. Quanti posti sono ancora disponibili sul bus della postseason? Risposta semplice: due nella AFC, uno soltanto nella NFC. Nell’American Football League quattro squadre sono in ballo per due biglietti per la wild card, con Chiefs e Jaguars già qualificati (e che quindi giocheranno comunque in casa). Ravens e Titans sono un passo avanti rispetto a Chargers e Bills, e sarà loro sufficiente vincere per mantenere rispettivamente il quinto e il sesto posto nella griglia playoff. I Ravens non dovrebbero avere problemi, ospitando a Baltimora i Bengals già eliminati, mentre i Titans ospiteranno i Jaguars, teoricamente più forti ma già qualificati, e che quindi scenderanno prevedibilmente in campo infarciti di seconde linee. I Chargers ospiteranno i delusi e deludenti Oakland Raiders, ma anche in caso di vittoria dovranno guardare agli altri campi, sperando obbligatoriamente in una sconfitta dei Titans più lo stop dei Bills o la vittoria dei Ravens. Anche la sorte dei Buffalo Bills, impegnati a Miami, non dipenderà solo dal loro risultato: anche se dovessero vincere, dovranno comunque sperare nella vittoria dei Bengals a Baltimora.

Capitolo NFC, dove il posto in ballo è uno solo ma vede in campo due squadre con un potenziale teorico da Super Bowl che per motivi diversi sono finite imbrigliate in una stagione negativa. Gli Atlanta Falcons, vice campioni in carica, sono al momento dentro con l’ultimo biglietto buono, che garantirebbe loro il diritto di andare a giocare la wild card in casa dei Rams, ma per restarci devono battere i Carolina Panthers, già qualificati e certi di andare a New Orleans per la wild card contro i Saints. Difficile, quindi, che Rivera possa schierare tutti i suoi titolari, lasciando così strada libera ai Falcons, al completo e certamente più motivati di Cam Newton & Co. I Seahawks, in casa contro i Cardinals, dovrebbero dilagare, ma questo non basterà loro se i Falcons vinceranno, decretando un’eliminazione che renderà stavolta improcrastinabile un rinnovamento della squadra che sarebbe dovuto iniziare già lo scorso anno e che le magie di Russell Wilson hanno coperto fin troppo a lungo. Chi prenderà il sesto posto, inoltre, avrà sì una difficile wild card contro i Rams ma, in caso di vittoria, andrebbe a giocarsi il Divisional Round a Philadelphia contro gli Eagles, orfani ormai fino a fine stagione del loro leader, Carson Wentz, operato al ginocchio nei giorni scorsi. Difficile che, con Foles al timone di comando, l’attacco di Philadelphia possa continuare ad essere la macchina da guerra vista fino a due settimane fa.

Chi invece recupererà il proprio asso sarà Pittsburgh, che grazie al bye del primo turno avrà una settimana in più per far rientrare Antonio Brown. Gli Steelers, inoltre, hanno tagliato il linebacker veterano James Harrison (recordman di sack della franchigia) per far posto nel roster al rientrante Gilbert, e di questa mossa ne hanno approfittato i Patriots, cui serviva proprio un giocatore d’esperienza per rinforzare in ottica playoff un reparto falcidiato dagli infortuni. Sarà interessante vedere Harrison contro i suoi ex compagni di una vita, nell’eventuale finale di conference tra New England e Pittsburgh; al di là dei risvolti psicologici per entrambe le parti, la presenza di Harrison costringerà gli Steelers a cambiare tutti i segnali, gli audibles e almeno parte del loro playbook, specialmente i giochi in sequenza preordinata, visto che il loro ex compagno conosce a menadito quelli attualmente in uso…

Infine, concedetemi la prima (e sicuramente ultima, per questa stagione) citazione per i miei San Francisco 49ers, risollevatisi dallo sprofondo di 1-10 con 4 vittorie consecutive. La chiave di volta ha il viso di un bel ragazzone dal cognome italiano, Jimmy Garoppolo (nella foto), praticamente regalato dai Patriots a San Francisco per dargli una chance dopo due stagioni di quasi anonimato dietro l’enorme ombra di Tom Brady. All’inizio dello scorso campionato, a causa della squalifica di Brady a seguito del celeberrimo “deflate gate”, “Jimmy G” ebbe la sua opportunità, ma dopo un paio di buone partite s’infortunò; una volta guarito era ormai rientrato Brady e buonanotte. Ora Garoppolo ha una nuova opportunità e la sta cogliendo nel migliore dei modi: quattro vittorie nelle prime quattro partite con una nuova squadra e oltre 1.400 yard lanciate rappresentano un record assoluto nella NFL, perfino meglio di quello che fece Kurt Warner con i Rams. Non so se stiamo parlando di una nuova stella, forse no, ma Garoppolo sembra davvero la figura giusta attorno alla quale costruire una squadra competitiva: ha 26 anni, è integro fisicamente, per due anni ha imparato dal migliore di tutti e ha il carisma per tirarsi dietro tutti i compagni (vedi Carlos Hyde, che ha subito rinnovato il contratto). Tecnicamente è un quarterback classico, alto, il braccio è potente, abbastanza preciso e in più Garoppolo ha una caratteristica molto importante nel football moderno: ha un tempo brevissimo di caricamento (circa un secondo e mezzo), che gli consente di tenere “coperto” il pallone fino all’ultimo momento prima del lancio, limitando al massimo il rischio di fumble in caso di placcaggi. Ormai quest’anno è andato, per i 49ers, ma con un buon draft e un mercato coraggioso il 2018 può essere l’anno giusto per tornare ai fasti di un tempo.

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Gianluca Puzzo

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