NFL playoff – Miracoli e altre intermittenze della palla ovale

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larry fitzgeraldQuello riservato al Divisional Round dei playoff NFL è il miglior weekend dell’anno, per gli appassionati di football, con quattro partite dentro o fuori condensate in due giorni, 48 ore che anche quest’anno non hanno tradito le attese. Il picco di tachicardia si è avuto nel pazzesco finale di Cardinals-Packers, ma non è stata da meno Carolina-Seattle, partita dallo sviluppo sorprendente, specie se rapportato alla qualità delle forze in campo. Escono comunque a testa alta anche i Chiefs e gli Steelers, che hanno covato fino agli ultimi secondi delle rispettive partite possibilità concrete di rimonta.

Domenica prossima si giocheranno le finali di Conference che eleggeranno le due protagoniste del Superbowl, Denver-New England e Carolina-Arizona, con l’ennesimo (il 17° per la precisione) scontro diretto tra Manning e Brady e l’esame di “maturità” di Cam Newton, a mio parere largamente favorito contro Palmer.

PATRIOTS – CHIEFS 27-20
I Pats recuperano l’intero trio delle meraviglie in ricezione (Edelman, Amendola e Gronkowski), quindi poco importa che siano ancora praticamente senza running back. Tom Brady parte subito bene, mandando Gronk in end zone e andandoci poi in prima persona nel secondo quarto. Kansas City risponde con due field goal che la tengono in linea di galleggiamento, ma la differenza tra le due squadre appare netta, con New England padrona della partita pur senza strafare. Nel terzo periodo Davis perde un fumble, che Brady trasforma subito in td (ancora per Gronk) per il 21-6 che sembra ammazzare la partita; invece da lì si iniziano a vedere i migliori Chiefs, che vanno finalmente in end zone con Wilson per il 21-13 e si affacciano all’ultimo quarto con sole 8 lunghezze da recuperare. Qui è bravissimo Belichick a capire che non è serata in cui cercare lo show, e fa giocare i suoi col cronometro in mano: New England esegue drive lunghi e mette dentro i due field goal della sicurezza, issandosi al 27-13. West non ci sta e corre in touchdown per il 27-20, poi le ultime speranze dei Chiefs sono appese all’onside kick, che però finisce nelle capienti (e sapienti) manone di Gronkowski, ancora lui. Patriots avanti, quindi, con una prova spaziale della linea offensiva che ha fatto giocare Brady come fosse seduto in poltrona: la caccia al bis è davvero iniziata.

BRONCOS – STEELERS 23-16
Ci hanno provato, gli Steelers, eccome se ci hanno provato. Con mezza squadra fuori per infortunio, con Big Ben rimesso in campo con gli antidolorifici per la spalla, con un mucchio di giovani esordienti nei playoff; con tutto questo, però, Pittsburgh ha condotto gran parte della partita, cedendo solo nel quarto periodo dopo un fumble di Toussaint recuperato da Ware. Lì Denver è stata brava a sentire l’odore della vittoria, a giocare al meglio nella fase decisiva (merito non da poco, intendiamoci), ma da qui a brillare ne passa. Se limitiamo il confronto ai due quarterback, Peyton Manning è stato surclassato dal pur acciaccato Roethlisberger, e deve ringraziare lo stato di grazia del suo running back, C.J. Anderson, e la forza della sua difesa, che gli hanno concesso di giocarsi un’ultima mano contro Brady. L’impressione è che ormai Manning non abbia più benzina: conduce i drive con un ritmo sonnolento, chiama troppi audibles ad ogni gioco e la sua staticità dimostra tutti gli anni e gli acciacchi che si porta addosso.

CARDINALS – PACKERS 26-20 (OT)
La partita più bella del weekend e una delle più equilibrate della stagione, con molti cambi di leadership e colpi di scena a non finire. La partenza è dei Cardinals, con Palmer che coglie Floyd in end zone per il 7-0. Nel secondo periodo Arizona intercetta Rodgers e riporta in touchdown, ma l’azione viene annullata per una flag. Da lì l’attacco di casa s’imballa e piano piano Green Bay viene fuori: due field goal prima dell’intervallo e il touchdown di Janis nel terzo quarto ribaltano completamente la situazione sul 13-7 per i Packers. All’inizio dell’ultimo periodo Palmer conduce i suoi fino alle porte della end zone, ma lì si fa intercettare, vanificando tutto il drive. Si arriva così ai minuti finali, con i Packers ancora in vantaggio e Arizona sospinta dal pubblico che trova in modo rocambolesco, a 3′ 44″ dalla fine, il touchdown del sorpasso con Floyd, che si ritrova in mano un pallone deviato dalla difesa. I Cardinals allungano con un field goal a meno di 2′ dalla fine, ma sul 20-13 nessuno osa pensare che la partita sia finita, specialmente quando in campo c’è un irriducibile come Aaron Rodgers. Il leader dei Packers completa un incredibile passaggio in un quarto down e 20 e poi, con l’ultimo snap a 5″ dalla fine, compie un’impresa ancora superiore al “miracle in motown” realizzato a Detroit in regular season, completando a tempo scaduto un lancio da 41 yard nelle mani di Janis per il touchdown del pareggio!! Devo dire onestamente che a quel punto, dopo una rimonta così esaltante dei Packers, non avrei scommesso un centesimo sulla vittoria dei Cardinals ai supplementari e invece…
Invece Arizona estrae dal cilindro il suo campione, Larry Fitzgerald, che con due giocate sensazionali tiene vivo il sogno del titolo per la sua squadra: prima riceve e corre per 79 yard, poi entra in end zone con un intelligente flip pass, segnando il touchdown della vittoria forse più faticosa di tutta la storia dei Cardinals.

PANTHERS – SEAHAWKS 31-24
La partita più attesa del weekend si è trasformata in due partite distinte, giocate ora solo da una e ora solo dall’altra squadra. Imbarazzante la partenza dei Seahawks: alla prima azione incassano una corsa lunga da Stewart, che due snap dopo entra in end zone per il 7-0. Cambio di possesso e al primo lancio Wilson si fa intercettare da Kuechly, che riporta il pallone ancora in end zone: 14-0 per i padroni di casa dopo 90″ di gioco. È questo è solo l’inizio: nel secondo periodo Stewart segna ancora una meta, poi Wilson si fa intercettare di nuovo e Carolina segna un field goal e un altro td con Greg Olsen. All’intervallo il tabellone segna 31-0 per i Panthers, una sorta di incubo sportivo per Seattle. Il secondo tempo è tutto l’opposto: l’orgoglio dei campioni dei Seahawks suona la carica, ma i Panthers hanno il merito di non disunirsi, di non perdere la calma di fronte alla rimonta degli ospiti, confidando nell’enorme vantaggio accumulato e nel passare del tempo. Seattle segna due touchdown nel terzo periodo, poi un altro in apertura di quarto (due con Kearse e uno con Lockett), ma è sempre troppo poco. Jonathan Stewart è fondamentale nel chiudere alcuni down così, pur non segnando, Carolina fa scorrere il cronometro. Seattle mette a segno ancora un field goal, ma restano ancora 7 punti di distacco e la partita finisce lì.
Gli Hawks dimostrano ancora una volta di giocare troppo a corrente alternata, confidando nel talento immenso di quel gruppo per raddrizzare anche le situazioni disperate. Prova troppo alterna anche di Carolina, ovviamente, ma resta comunque la buona maturità con cui gli uomini di Rivera hanno saputo tenere a galla la barca anche nei momenti di tempesta.

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Gianluca Puzzo

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