NHL playoff 2016: Penguins-Sharks da domani per la Stanley Cup

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NHL: JAN 06 Sharks at WildSaranno Pittsburgh Penguins e San Jose Sharks a disputarsi, da domani notte, la Stanley Cup, questo è il verdetto delle due serie di Conference Finals. Finale sorprendente, quindi, fuori da ogni pronostico, soprattutto per quel che riguarda gli Sharks, alla prima finale della loro storia. Merito loro, certo, ma merito anche di quella latitanza di favorite (Blackhawks, Stars e Kings, questi ultimi proprio per mano degli Sharks) cadute troppo in anticipo. Il tabellone Ovest si è quindi ben presto sguarnito di teste di serie, lasciando il campo libero a chi fosse stato bravo a cogliere l’occasione.

Un po’ meno sconvolgente l’approdo in finale dei Penguins, che hanno avuto il merito di eliminare lungo la strada le due principali pretendenti, Washington e Tampa Bay, in un crescendo di intensità offensiva esemplificato dai quasi 200 tiri effettuati nella serie contro i Lightnings. Partiamo dal raccontare proprio questa sfida, non solo perché giunta fino a gara 7 ma perché complessivamente più interessante, più valida tecnicamente. Bravissimi i Penguins, con coach Sullivan che torna sui suoi passi e dopo aver riproposto Fleury in porta ammette l’errore e rimette l’esordiente Murray, con Letang sempre sul ghiaccio a tappare i buchi degli infortuni in difesa, con le terze e quarte linee a tirare alla morte ogni cambio, con le stelle che lottano in balaustra come i migliori grinder, con due rookie (Murray e Rust) capaci di giocare come veterani.

Tutto ciò premesso, preme però sottolineare l’improvviso crollo di Tampa, che ha mancato clamorosamente l’approdo alla seconda finale consecutiva, con la non lieve differenza, rispetto allo scorso anno, di potersela giocare stavolta da favorita. E invece, un crollo improvviso, verticale, di tutti gli uomini più importanti, ha fatto gettare alle ortiche una serie in cui Tampa conduceva 3-2, con un match ball casalingo in gara 6 perso addirittura per 5-2. Johnson, Killorn, Kucherov, Filppula e Callahan semplicemente spariti dal campo, con il solo Drouin capace di pungere una retroguardia non certo ermetica come quella dei Penguins. Discorso diverso per la difesa, dove Hedman, Stralman e Garrison hanno fatto il loro mentre a mancare totalmente sono stati i ricambi, con Carle, Sustr, Coburn e Koekkoek in balia delle linee profonde di Pittsburgh. Esempio disarmante ne sia la rete dell’1-0 in gara 7, con i difensori imbambolati a guardare Rust tirare dal centro del campo. E non si getti la croce sul giovane Vasilesvkiy, entrato in gara 1 per sostituire tra i pali l’infortunato Bishop, solo per il brutto errore sul raddoppio di Rust in gara 7: il rookie russo ha fatto bene il suo dovere, rispondendo alla grande all’autentica grandinata di tiri cui lo ha sottoposto Pittsburgh. E ci ha lasciati perplessi anche la scelta di Jon Cooper di rischiare Stamkos, out da 2 mesi per infortunio, in gara 7: in una gara a così alto ritmo era fin troppo facile prevederlo come un pesce fuor d’acqua.

Passando al lato Ovest del tabellone, abbiamo assistito alla notevole prova di forza offensiva degli Sharks, capaci di sommergere sotto 22 reti in 6 partite il povero Brian Elliott, portiere dei Blues considerato, fino a due settimane fa, il goalie più in forma di questi playoff. Troppo lenti i Blues e, al contrario, troppo “cattivi” gli Sharks, con Pavelski, Couture, Burns e Morleau in grado di trovare la via della porta avversaria sempre e comunque. L’unico vero passaggio a vuoto San Jose lo ha sofferto in gara 4, quando si è fatta battere 6-3 in casa, consentendo a St. Louis di pareggiare la serie sul 2-2. Da lì in poi, però, non c’è stata più partita, con gli Sharks dominatori delle gare 5 e 6 con un parziale di 11 reti a 5.

Da domani, quindi, saranno Stanley Cup Finals, con i Penguins detentori del fattore campo e, a mio parere, anche lievemente favoriti per il titolo. Attenzione però, perché due fattori potrebbero facilmente ribaltare la situazione: la maggior stanchezza (soprattutto mentale) dei Penguins e i loro problemi in difesa. Il primo fattore deriva dalla considerazione che i Penguins hanno dovuto già dare il massimo per essere qui, eliminando due squadre sulla carta più attrezzate di loro come Capitals e Lightnings. Ce l’hanno fatta, hanno il morale a mille, ma dopo più di un mese di battaglie questa tensione potrebbe chiedere il conto. Il secondo fattore, invece, arriva da un elementare conteggio aritmetico (non vogliamo scomodare neppure la matematica): San Jose ha più bravi attaccanti di quanti bravi difensori abbia Pittsburgh in questo momento. Per carità, Chris Letang potrebbe essere la versione 2016 del Duncan Keith di Chicago dello scorso anno, con 35 minuti a partita sul ghiaccio, ma restano alcune perplessità sulla capacità di tenuta dei vari Maatta, Lovejoy e Cole di fronte a un nugolo di attaccanti in grande forma.

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Gianluca Puzzo

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