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Storie di grande volontà oltre i limiti fisici sono quelle degli atleti paralimpici, come anche casi di piloti che nonostante incidenti che hanno lasciato il segno, sono stati capaci di ritornare nel motorsport.

Se solo fermassimo le rapide quotidianità, spesso fatte d’incastri perfetti utili a far coincidere gli svariati impegni, ci renderemmo conto che abbiamo lasciato indietro qualcosa di più importante che va oltre la materialità degli appuntamenti.
Se poi con arroganza e delirio d’onnipotenza, lasciamo i mezzi di trasporto davanti uno scivolo per disabili, oppure il motociclo sul marciapiede impedendo il passaggio di una carrozzina, non abbiamo capito proprio nulla.
In passato ci siamo occupati di quanto siano importanti e soprattutto seguiti gli sport paralimpici, dei Giochi delle Paralimpiadi che hanno progressivamente assunto un ruolo importante e soprattutto di seguito del pubblico, di personaggi simbolo che hanno dato una svolta alla loro vita nonostante tutto, famosi sotto il profilo mediatico e riferimento nelle avversità.
Anche il motorsport non è esente di casi oltre i limiti, per esempio da oltre dieci anni si corre la Octo Cup, campionato nazionale cui siamo felici d’indirizzare i nostri lettori ad una ricerca sul web per scoprirne curiosità, risultati e perché no, diffusione di conoscenza.
La disabilità è negli occhi di chi la guarda, così in tema automobilismo, il primo nome che viene in mente è certamente quello di Alessandro Zanardi, ex pilota di Formula 1 che ha raggiunto le maggiori soddisfazioni nel Cart, poi il drammatico incidente, l’amputazione delle gambe e nonostante tutto, una nuova vita e la voglia di continuare a pedalare nel paraciclismo con quattro medaglie d’oro alle Paralimpiadi di Londra 2012 e Rio 2016 oltre a dodici titoli mondiali su strada, quella stessa strada poi ancora una volta luogo d’incidente ed una nuova riabilitazione, cui auguriamo ogni bene possibile.
Ci sono altri due piloti, che nonostante infortuni sono riusciti a salire addirittura sulle monoposto, si chiamano Alessandro Nannini e Robert Kubica.
Nannini classe ’59, fratello della nota cantante, era a tutti gli effetti un pilota di Formula 1 con sedile

titolare alla Benetton, quando nell’ottobre del 1990, un grave incidente in elicottero mise a rischio la sua vita, sbalzato fuori per l’impatto, una delle pale del rotore gli tagliò l’avambraccio destro che gli fu reimpiantato tramite un delicato intervento chirurgico, un’operazione fuori dal comune se pensiamo soprattutto al periodo.
L’operazione riuscì, ma chiaramente dopo una lunga e faticosa riabilitazione, le funzionalità dell’arto non furono più le stesse, così a parte qualche test terminò la carriera in Formula 1, tuttavia riassaporando le sensazioni nelle categorie a ruote coperte con risultati lusinghieri.
Fuori dal comune invece, è la storia del pilota polacco Robert Kubica, promesso sposo alla Ferrari che dopo molti anni, ha comunque realizzato il sogno di guidare una rossa, lo farà nel prossimo campionato endurance con la 499 P del team AF Corse.
In Formula 1 fu autore di un percorso in continua crescita, dopo esserci messo in luce con la Bmw-Sauber e la Renault, sembrava questione di tempo il passaggio in Ferrari nel 2012 al fianco di Alonso, ma l’incidente in un rally del 2011 cancellò ogni cosa mettendone a rischio la vita.
Una volta ristabilitosi, le condizioni del braccio destro destarono preoccupazioni, entusiasmante invece il suo ritorno al volante nonostante quelle condizioni che ad ogni modo, evidentemente, risultarono adeguate alle condizioni di sicurezze.
Stupefacente poi, la notizia del rientro in Formula 1, dapprima come test, poi come terzo pilota, infine come titolare nel 2019 alla Williams dopo otto stagioni di assenza, con monoposto e abitacolo probabilmente adattato all’impugnatura, ma il pilota certamente risultò abile soprattutto ai test fisici imposti come la capacità di uscire autonomamente dall’abitacolo entro cinque secondi, indossando l’equipaggiamento completo e il casco, partendo da una posizione completamente allacciata, e la sostituzione del volante entro dieci secondi.
Storie fuori dal comune.
L’unica disabilità è nei cattivi atteggiamenti, la più pericolosa invece, non avere sentimenti.

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Andrea La Rosa

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