Playoff NHL ’17: Penguins, gol e un muro di nome Fleury

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Tutte le serie di secondo turno hanno giocato le prime tre gare, e non si può certo dire che il fattore campo abbia inciso granché, visto che solo Ottawa le ha vinte entrambe sul ghiaccio amico, ed anche lei patendo enormemente prima di festeggiare con il proprio pubblico. Su tutto, spicca il doppio successo esterno, clamoroso nei numeri e nella sostanza, dei Pittsburgh Penguins a Washington, con i campioni in carica che, oltre alla ben conosciuta qualità offensiva, hanno mostrato anche un’inattesa tenuta difensiva, imperniata sulle prestazioni praticamente perfette del portiere Jean Marc Fleury (nella foto), che sta stravincendo lo scontro a distanza con Braden Holtby dei Capitals.

WESTERN CONFERENCE
ST. LOUIS BLUES – NASHVILLE PREDATORS: 3-4, 3-2, 1-3 (1-2 nella serie)
I Predators non accennano a calare dopo aver mandato in vacanza in sole quattro gare Chicago, e nella partita d’apertura sbancano subito St. Louis, con una grande prestazione di Subban (1 gol e 2 assist per il difensore ex Montreal) e la riconferma di uno stile di gioco molto fisico, quasi brutale, che concede davvero poco agli avversari. Gara 2 vede i Blues partire di gran carriera, con 4 tiri a zero nei primi 4′ e un monologo che mette alle corde Nashville, salvata a più riprese da Rinne. Dopo 7’49” del primo periodo, però, arriva il fortunoso quanto immeritato gol del vantaggio dei Predators, con un tiro di Ellis dalla lunga distanza che, dopo mille rimbalzi, trova la via della rete alle spalle di Allen. I Blues accusano in colpo e non tireranno in porta per i successivi 9 minuti; a riaprire la partita ci penserà una major penalty, 5 minuti, comminata dagli arbitri per un brutto fallo su Parayko a 1’20” dalla prima sirena; a 19″ dal termine ci pensa Tarasenko a pareggiare i conti. Il secondo periodo vola via senza troppe emozioni e con un certo lassismo da parte arbitrale, che concede a Nashville diverse rudezze che andrebbero punite. I migliori fuochi d’artificio si concentrano nel terzo periodo: Nashville passa di nuovo in vantaggio ancora con Ellis dopo 3’07”, Lehtera segna il 2-2 dopo 7’39”, Subban si mangia un gol pazzesco dopo 15′ e mezzo e, poco dopo, Nashville viene punita dal 3-2 di Tarasenko, con uno splendido riflesso in contropiede. I Predators si gettano all’assalto, ma Jake Allen di erge a portiere monumentale e con almeno quattro interventi prodigiosi e un pizzico di fortuna, sotto forma di palo a 14″ dalla fine, difende la vittoria dei Blues.
Gara 3 è invece un monologo dei Predators, che davanti al loro pubblico dominano in lungo e in largo il match. St. Louis è praticamente inesistente (il primo tiro arriverà dopo 13′, con il momentaneo pareggio di Steed), ma sarà il solo Allen a mantenere il passivo entro termini accettabili.

ANAHEIM MIGHTY DUCKS – EDMONTON OILERS: 3-5, 1-2, 6-3 (1-2 nella serie)
Gli Oilers entrano molto meglio dei Ducks in questa serie, dominando l’apertura di gara 1, ma a segnare per prima è Anaheim, con Getzlaf (capitano in forma smagliante) in power play, dopo soli 35″ del secondo periodo. Sei minuti dopo pareggia Letestu, lo stesso che, in apertura del terzo periodo, segna il sorpasso, ancora con l’uomo in più. Edmonton allunga sull’1-3, ma la rabbiosa reazione di Anaheim produce prima il 2-3 con Eaves e poi il 3-3 con Silfverberg. A quel punto, con quasi 10′ ancora da giocare, i Ducks sono padroni del campo, ma a meno di 5′ dalla fine commettono l’errore fatale, con una dormita collettiva che consente a Larsson di andare quasi indisturbato al gol del 3-4. La delusione è troppo forte e Anaheim si spegne lì, concedendo a Lucic, in empty net, perfino il gol del 3-5 a un minuto dalla sirena finale.
Gara 2 è molto più chiusa e a basso ritmo, inevitabilmente segnata dal gol a freddo di Sekera, che dopo soli 65″ regala il vantaggio agli Oilers. A metà del secondo periodo arriva il raddoppio dei canadesi, con Maroon in power play; i Ducks attaccano, ma più per dovere che per reale convinzione. A motivarli un po’ di più arriva anche la rete di Silfverberg, a 15’34” del secondo, con un bel tiro dalla media distanza in regime di power play, ma Anaheim ha le idee troppo confuse in attacco, non riesce a costruirsi tiri puliti e così, pur con un tempo intero da giocare, non va oltre un palo.
La potente riscossa dei californiani arriva in gara 3, la prima sul ghiaccio di Edmonton. Che non sia serata per gli Oilers lo si capisce fin dalle prime battute, con i Ducks già in rete con Rakell dopo soli 25″, seguito a stretto giro da Silfverberg e Getzlaf, prima del momentaneo 1-3 di Maroon. Edmonton si getta avanti sulla spinta del suo pubblico, ma spalanca autostrade ai contropiedisti di Anaheim, che affondano come una lama nel burro fino a segnare sei reti. Anche contro gli Sharks, al primo turno, gli Oilers avevano avuto una serata di blackout, con il 7-0 subito in gara 4, ma si erano poi ripresi andando a vincere le due partite seguenti. I tifosi canadesi si augurano di rivedere la stessa storia, naturalmente.

EASTERN CONFERENCE
OTTAWA SENATORS – NEW YORK RANGERS: 2-1, 6-5 (OT2) (2-0 nella serie)
Giorni pieni di amarezza e rabbia, questi, nello spogliatoio dei Rangers. In vantaggio per primi in gara 1 grazie alla rete di McDonagh, si sono fatti rimontare e battere; stessa storia, ma con sviluppi ancor più beffardi in gara 2, con New York avanti 5-3 a 3’22” dalla fine della partita, che ha incassato due reti prima della sirena e si è fatta poi superare al secondo supplementare. Gara 2 è stata una partita pazzesca, assolutamente vietata ai deboli di cuore, con tutto lo scibile emotivo che una partita di hockey può umanamente offrire. I Rangers realizzano addirittura due reti in shorthanded, issandosi sul 3-1, poi sul 4-2 e infine, come detto, sul 5-3. Lì si spengono, convinti di avercela fatta, ma i Senators non sono mai domi e grazie alla vena realizzativa di Jean-Gabriel Pageau (4 reti per lui) agguantano il pareggio a un minuto dallo scadere. Il primo supplementare non vede gol ma le occasioni fioccano da entrambe le parti: New York viene salvata ripetutamente da Lundqvist, Ottawa da Turris, che dopo una sciocchezza colossale di Anderson toglie letteralmente il disco dalla sua porta. Fino al minuto 2’54” del secondo supplementare, quando Pageau sigilla la sua memorabile nottata con una saetta che coglie il sette alla sinistra di Lundqvist, scatenando il delirio del pubblico canadese.

WASHINGTON CAPITALS – PITTSBURGH PENGUINS: 2-3, 2-6 (0-2 nella serie)
Che aggettivo si può usare per definire una squadra che gioca due partite in casa della numero uno stagionale e le vince entrambe, segnando 9 reti? I Penguins hanno impartito, a tratti, autentiche lezioni di hockey offensivo, unendo la tecnica individuale superlativa di alcuni elementi a una coralità di movimento che non vedevamo da tempo. In difesa, pur gettando il cuore oltre l’ostacolo, mostrano ancora lacune e cali di attenzione, ma finora in tutti i momenti caldi hanno sempre trovato un muro, a nome Fleury, eretto a protezione della loro porta. Strepitosi Penguins, quindi, ma non è il caso di recitare il de profundis su questi Capitals, ferocemente rabbiosi e anche un po’ sfortunati, che hanno avuto a lungo il pallino del gioco in mano e che hanno tutte le qualità per restituire la doppietta a campi invertiti. Hanno segnato solo 4 reti in due partite, ma paradossalmente a mancar loro di più è stato il portiere, quel Braden Holtby che, pur senza aver commesso errori, non ha compiuto nessuno di quei miracoli che, nei momenti chiave di un match di postseason, sarebbe lecito aspettarsi da un campione.
In gara 1 partono meglio i Capitals, ma in apertura di secondo periodo basta meno di un minuto a Sydney Crosby per segnare la partita con una doppietta di classe cristallina. Washington ci mette la rabbia e un Ovechkin onnipresente che sigla la rete della speranza a 18’17”, con tutto il terzo periodo ancora da giocare. L’ultimo tempo inizia con i padroni di casa che con prepotenza impongono il loro ritmo, raggiungendo dopo 8′ uno strameritato pareggio grazie a Kuznetzov, splendidamente imbeccato da Nyskanen. Washington è al settimo cielo e imprime, se possibile, un ritmo ancor più forsennato al suo hockey; i Penguins sembrano alle corde, ma sono bravissimi a cogliere l’unica occasione che gli si presenta. Nick Bonino coglie in contropiede la retroguardia dei Capitals scoperta, e la trafigge a meno di 8′ dal termine. Washington accusa il colpo, sbanda, ma riesce a tirarsi nuovamente su per il forcing finale, costringendo Fleury ad almeno tre interventi strepitosi, l’ultimo dei quali su Ovechkin a 40″ dalla sirena. Ma il fortino resiste e i Penguins portano a casa la partita.
Il copione non cambia 48 ore dopo, in gara 2. Washington parte letteralmente con la bava alla bocca, imprimendo da subito un ritmo sovrumano alla sua manovra e piantando letteralmente le tende nel terzo difensivo dei Penguins. Un paio di miracoli di Fleury e il palo tengono inviolata la porta di Pittsburgh, che ha la prima occasione dopo più di 15′ di gioco. Tra mischie e ribattute fortunose, gli ospiti riescono comunque ad arrivare illesi alla prima pausa, uno dei momenti chiave della partita. Pittsburgh torna in campo trasformata, realizzando subito, dopo 29″, con Cullen in shorthanded. I Capitals pareggiano subito con Nyskanen e provano a rimettersi in modalità assedio, ma stavolta Pittsburgh non glielo concede più: una meravigliosa doppietta di Kessel e Guentzel scavano il solco del 4-1, che porterà, all’inizio del terzo periodo, perfino alla clamorosa sostituzione di Holtby. La rete del 2-4 siglata da Backstrom dopo 5’45” riaccende un po’ gli animi, ma Fleury non si distrae mai, para tutto il parabile e anche molto di più. Col passare dei minuti la spinta dei Capitals si affievolisce sempre più, la stanchezza inizia a farsi sentire e allora Pittsburgh piazza i colpi finali, con Malkin e ancora Guentzel, che sigillano il capolavoro tattico dei campioni in carica.

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Gianluca Puzzo

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