Quando gli ultimi (non) saranno i primi

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Nello sport esistono degli esempi che valgono come una carezza verso coloro che si applicano senza successo.
In Sicilia vale il proverbio per cui “cu mangia fa muddichi” (chi mangia fa molliche), ma realisticamente la storia è sempre scritta dal vincitore e non dagli altri innumerevoli sconfitti.
Nella recente F1 hanno trionfato Mclaren, Williams, Benetton, Ferrari, Renault, Brawn (poi divenuta Mercedes) e RedBull, ma esistono vicende che, pur narranti sconfitte, restano tra le pagine di questo sport: quelle delle scuderie minori.

La LIFE (una sola monoposto a causa delle ridotte finanze) nel 1990 non prese parte ad alcuna gara pur disputando le qualifiche in quattordici occasioni.
Nel ’91 la MODENA TEAM, vide la bandiera a scacchi quattro volte su sedici gare disputate, mentre la FONDMETAL tra il ’91 ed il ’92 fece ancora peggio (quattro volte su ventinove gare).
Nel ’92, lo scopo dell’ANDREA MODA era probabilmente quello di essere un veicolo promozionale così, tra vicissitudini di ogni genere, disputò una sola gara, il GP di Monaco in cui Roberto Moreno si ritirò dopo soli 11 giri.
Come non citare la SIMTEK (foto copertina) presente nel biennio ’94-’95 che disputò ventuno gare senza ottenere alcun punto, oppure nello stesso periodo la PACIFIC (cinque partecipazioni su ventidue gare).
Anche la FORTI tra il ’95-’96 in 23 gare, collezionò più ritiri che piazzamenti.
E pensare che nel pazzo Gran Premio di Montecarlo del 1996 (storica vittoria di Panis su Ligier) terminarono la gara appena quattro monoposto: sarebbe bastato arrivare al traguardo per ottenere punti.
Addirittura la DOME dopo aver testato la monoposto, non riuscì a partecipare alla stagione ‘97.
La storia della LOLA è l’eloquente monito di quanto sia indispensabile la programmazione a medio-lungo termine.
Intenzionata a gareggiare nel 1998, fu spinta dallo sponsor principale ad anticipare di un anno con risultati disastrosi. Progettata a tempo di record, non avendo mai provato l’aerodinamica in galleria del vento e senza aver disputato alcun test, nel primo appuntamento di Melbourne i risultati furono imbarazzanti.
Durante le prove, gli avversari superavano le monoposto come se fossero state nel loro giro di lancio, quando invece stavano spingendo al massimo. In qualifica il distacco dalla pole superò gli 11 sec. e da quel momento, si abbassò la saracinesca del garage.

Pochi anni fa (2009), dal ritiro di alcuni team (BMW, Toyota ed Honda), furono aperte le porte a HRT, VIRGIN e CATERHAM.
Proprio in questo frangente, la STEFAN GP acquistando parte della struttura tecnica della Toyota provò senza successo a partecipare al mondiale, mentre il TEAM US F1, pur pagando la quota d’iscrizione rinunciò.
I risultati dei nuovi tre team non furono eccellenti.
L’HRT (Hispania Team Racing) iscritta dal 2010 al 2012, disputò 56 gare ottenendo come miglior risultato il 13° posto di Liuzzi in Canada. Del team si ricorda sia la presenza come pilota di Bruno Senna (nipote di Ayrton), che per aver fatto esordire Daniel Ricciardo.
Per la CATERHAM, i problemi iniziarono fin dalla denominazione, venendo identificata come Lotus Racing nel 2010, poi Team Lotus nell’anno successivo e per ultimo Catheram dopo una battaglia legale per il marchio Lotus. Nonostante la presenza di piloti dalla comprovata esperienza come Trulli e Kovalainen, così come la motorizzazione Renault, il miglior risultato rimane l’undicesimo posto nel Gran Premio del Brasile del 2011. A fine 2014 chiuse i battenti.
La VIRGIN (per due stagioni 2010 e 2011) collezionò numerosi ritiri, così dalle ceneri nacque la Marussia che grazie ai due punti ottenuti a Montecarlo del compianto Jules Bianchi, riuscì ad ottenere quei premi economici che valsero l’iscrizione al campionato successivo della scuderia successivamente denominata MANOR MARUSSIA, purtroppo ritirata all’inizio dell’attuale campionato.

Tutto questo per gli sfegatati rigattieri, collezionisti o piloti amatoriali, disposti a tutto per avere un pezzo unico e pregiato della storia automobilistica.

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Andrea La Rosa

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Andrea La Rosa

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