Riflessi israeliani

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I recenti drammatici fatti in Israele hanno inevitabilmente avuto dei pesanti riflessi anche sullo sport, non solo per la disputa delle competizioni ma in quanto spettacolo e momento di aggregazione di una comunità: scopriamo quanto sta avvenendo in questi giorni.

Un’altra guerra nel cuore dell’Europa, stavolta per non farci mancare nulla, con vista mare sul Mediterraneo, dove i riflessi economici di chi è spettatore come noi, rappresentano solo il lato meno peggiore, definirlo “migliore” sarebbe stata una mancanza di rispetto alle famiglie che, da un giorno all’altro, hanno visto cambiate senza volerlo le proprie vite.
Inevitabili le ripercussioni nello sport, inteso come forma di competizione per gli atleti in campo, ma soprattutto spettacolo per il pubblico interessato a seguire sulle tribune la propria squadra del cuore, un maniera per fare comunità, intrattenersi, uscire, trascorrere delle ore in relax qualunque disciplina essa sia.
Pochi giorni dopo l’invasione russa in territorio ucraino, abbiamo scritto delle conseguenze verso lo sport russo che, a distanza di mesi, presenta tante contraddizioni, come quello dell’Ucraina dove le nazionali come quella di calcio, nonostante evidenti difficoltà logistiche ed economiche, continuano la loro azione anche per dare sollievo ad una popolazione segnata per tante generazioni.
Stavolta anche lo sport israeliano non è rimasto immune dalla situazione politico-militare.
La nazionale di calcio maschile, impegnata nelle qualificazioni agli Europei, ha visto slittare gli impegni di giorni addietro, auspicabile come gli incontri casalinghi si possano recuperare in campo neutro.

Fermo alla quinta giornata il campionato di calcio nazionale, molti club hanno concesso ai propri tesserati stranieri di lasciare il Paese per motivi di sicurezza.
Stop anche al seguitissimo movimento di basket, nei giorni immediatamente dopo l’inizio del conflitto sono stati fermati gli incontri di Eurolega come quelli di Eurocup; inizialmente si potrebbe pensare d’invertire l’ospitalità dei campi, ma anche qui una soluzione medio termine sarebbe quella di giocare in campo neutro, ma ci si chiede fino a che punto questa strada sia sostenibile, visti gli esponenziali costi di gestione e mancati introiti economici delle partite casalinghe.
Nel tennis il circuito Atp ha annullato il torneo Open di Tel Aviv, a rischio gli Europei di pallanuoto in programma a Netanya ad inizio del prossimo mese di gennaio, l’unica soluzione sarebbe spostare l’evento o addirittura cancellarlo.
Si diceva che superata la pandemia saremmo diventate persone migliori, evidentemente una bugia nella constatazione dei fatti di quello che senza dubbio, possiamo definite un conflitto bellico mondiale seppur in forma parcellizzata, dove nei territori ucraini e al confine della striscia di Gaza, cambiano i pupi ma dietro il triste palco di morte e distruzione, i pupari sembrano essere gli stessi.

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Andrea La Rosa

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