Road to Rio 1: i Giochi Olimpici nell’antica Grecia

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Olimpiadi 1_PancrazioQuelli che prenderanno il via il 5 agosto a Rio de Janeiro saranno i primi Giochi Olimpici estivi disputati dopo la nascita di Sport One, nell’ormai lontano 2013, e abbiamo deciso quindi di celebrarli nel nostro stile: raccontandovi un po’ di “storia e storie” del più grande ed importante evento sportivo mondiale. Non ce ne vogliano le Olimpiadi invernali, che non abbiamo celebrato nel 2014, ma i numeri parlano chiaro: 11 mila atleti contro 2.500, 302 gare contro 86, 204 Paesi partecipanti contro 82… non c’è partita a favore delle Olimpiadi estive! Nei giorni precedenti la cerimonia d’apertura, c’è da scommetterci, saremo sommersi da “speciali olimpici” su tutte le testate, cartacee, web o televisive, ma per allora i lettori di Sport One avranno già tutto il necessario per comprendere appieno l’immenso fascino dei Giochi Olimpici. Buon viaggio!

Non si possono raccontare le vicende delle Olimpiadi moderne senza partire da quelle antiche, di cui vengono disputate ben 292 edizioni dal 776 a.C. al 393 d.C., quando l’imperatore romano Teodosio ne decreta la scomparsa, assieme a tutti gli altri riti pagani, per riconquistare i favori dell’arcivescovo di Milano, Ambrogio di Treviri, adirato con lui a causa della brutale violenza con cui aveva soffocato i tumulti di Tessalonica di tre anni prima.

I Giochi Olimpici nascono come gare pubbliche organizzate in tutta la Grecia in onore di Zeus, padre degli dei, e ad uno status molto prossimo alla divinità vengono elevati i vincitori di tali gare, a testimoniare l’importanza centrale della competizione e dell’agone nella cultura greca. I giochi panellenici, ovvero disputati in tutta la Grecia, non sono solamente quelli olimpici (che rimangono comunque quelli più antichi), ma vengono celebrati anche i giochi istmici, pitici e nemei, e la loro creazione sarebbe riconducibile al mito di Pelope, eroico vincitore della corsa di carri indetta da Enomao, re dell’Elide, con in premio la mano della figlia Ippodamia.

La partecipazione ai Giochi Olimpici dell’antichità, oltre che riservata ai soli uomini adulti (sia per gli atleti che per gli spettatori, per l’ammissione delle donne bisognerà attendere il IV secolo a.C.) è anche limitata, almeno per le prime quaranta edizioni, ai soli abitanti del Peloponneso, e solo in seguito estesa a tutti i cittadini greci, che devono inoltre giurare di rispettare le regole dei Giochi e dimostrare di non aver commesso alcun delitto nei dieci mesi precedenti. Le prime tredici edizioni constano di una sola gara, lo stadion, equivalente a una moderna prova di velocità, disputata su un rettilineo di 192 metri, mentre dalla quattordicesima in poi viene inserito il diaulos, corsa su distanza doppia. Arriveranno in seguito il dolichos, corsa di fondo, il pentathlon (corsa, salto in lungo, lancio del giavellotto, del disco e lotta), il pugilato, l’oplitodromos (corsa con le armi), il pancrazio (sorta di lotta libera molto violenta) e le corse coi carri. I Giochi hanno cadenza quadriennale e durano cinque giorni, durante i quali viene proclamata l’ekecheiria, la tregua sacra che sospende ogni guerra in corso tra le varie città-stato greche.

Tutte le edizioni dei Giochi antichi si svolgono nell’Ellade, con l’unica eccezione dell’edizione dell’80 a.C., quando il dittatore romano Lucio Silla tenta di farli disputare a Roma. In origine gli unici premi tangibili per i vincitori consistono in una corona di ulivo e in una palma, entrambi provenienti dagli ulivi dell’Altis, il recinto sacro di Olimpia (dove ancora oggi si tiene la cerimonia di accensione della fiamma olimpica). Con il passare del tempo, però, le ricompense diventeranno più sostanziose, regalando ai vincitori ricchezze anche considerevoli.

Tra i numerosi campioni dell’antichità tramandatici dalla storiografia greca ricordiamo Milone di Crotone (vincitore della lotta in sei edizioni dei Giochi dal 540 al 516 a.C.), Leonida di Rodi (campione in 12 gare di corsa in quattro differenti edizioni, dal 160 al 152 a.C.) e Melancoma di Caria (pugile dotato di un’eccezionale abilità nello schivare i colpi avversari, campione nel 49 d.C.).

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Gianluca Puzzo

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