Sandy Koufax, il doloroso peso della perfezione

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Koufax_postIl più forte lanciatore mancino di tutti i tempi nasce nel quartiere newyorkese di Brooklyn il 30 dicembre del 1935 con il nome di Sanford Braun; perché il suo cognome diventi Koufax dovrà attendere nove anni e il nuovo matrimonio della madre dopo il divorzio. Al liceo sembra avere più talento nel basket e, come spesso succede, finisce per salire sul monte di lancio di un campo da baseball quasi per caso. Alla University of Cincinnati pratica entrambi gli sport, ma è sempre più evidente come il suo braccio sia nato per il baseball e nel 1954 il suo nome inizia a girare insistentemente tra gli scout della Major League. I New York Giants (la franchigia che è oggi a San Francisco), i Pittsburgh Pirates e i Brooklyn Dodgers gli concedono un provino: con i Pirates un suo lancio spezza la mazza dell’allenatore, ma i Dodgers sono più veloci a presentare la loro offerta e così il giovane Koufax firma per 6 mila dollari in vista della stagione 1955 (all’epoca i contratti pluriennali erano rarissimi). Anni dopo, a proposito del suo provino con i Dodgers, Al Campanis, scout della squadra, racconterà di essersi sentito drizzare i peli sulle braccia solo due volte nella vita: la prima volta che vide la Cappella Sistina e davanti al primo lancio di Sandy Koufax…

Koufax trascorre le sue prime tre stagioni da professionista facendo la spola tra la MLB e le leghe minori: esordisce il 24 giugno ’55 ma i suoi problemi di controllo dei lanci sono ancora troppo irrisolti per potergli garantire un posto fisso nella pithing rotation dei fortissimi Dodgers (vinceranno le World Series quell’anno). Nel ’57 parte titolare contro i Cubs e mette a segno 13 strikeout, ma ancora non basta. Dal ’58 al ’60, con i Dodgers che nel frattempo si sono trasferiti a Los Angeles, è tormentato dagli infortuni: nel 1959 realizza il record di 16 K in una partita e vince le prime World Series della sua carriera ma è ben lungi dall’essere protagonista. Il 1960 è ancora travagliato e, dopo l’ultima partita della stagione, Koufax chiede ai Dodgers di essere ceduto e pensa seriamente di smetterla col baseball.

Il suo sconforto, però, dura poco e l’inverno seguente lo vede allenarsi fisicamente e tecnicamente come non mai, e i risultati non tardano a mostrarsi. Il 1961 segna l’inizio del suo dominio, che proseguirà ininterrottamente fino al ’66, anno in cui sarà costretto al ritiro (a soli 31 anni) a causa delle enormi sofferenze causate dall’artrite. Chiude il ’61 con un record di 18 vinte e 13 perse, il record di 269 strikeout, una media ERA (punti subiti a partita) di 3.52 e viene convocato per la prima volta nell’All Star Game (da cui non mancherà più fino al ’66). Nel 1962 le cifre migliorano (14 vinte e 7 perse e l’ERA scende a 2.54), divenendo dalla stagione successiva il termometro di un pitcher oramai ingiocabile per gli avversari: nel 1963 ha un record di 25-5, ERA di 1.88 con 306 strikeout e 11 shootout che gli valgono la prima delle tre Triple Crown (miglior pitcher in vittorie, ERA e strikeout, appunto), il primo dei tre Cy Young Award e la vittoria delle World Series contro gli Yankees (in cui è nominato MVP).

Il 1964 prosegue sullo stesso tono (19-5, ERA 1.74) ma la mattina seguente la sua diciannovesima vittoria Koufax non riesce a muovere il braccio sinistro. Gli viene diagnosticata un’artrite traumatica e la sua stagione si chiude lì, nella speranza che il riposo invernale rimetta le cose a posto. Così non è, purtroppo, e dopo una partita d’allenamento primaverile Koufax si risveglia con il braccio nero a causa di un’emorragia. Inizia la stagione regolare e Koufax è al suo posto, ma a quale prezzo: una litania infinita di medicine quotidiane e lunghe immersioni nel ghiaccio (vedi foto) dopo ogni partita. I risultati, però, non ne risentono: chiude il ’65 con 26 vinte e 8 perse, ERA 2.04, 382 strikeout, il perfect game lanciato il 9 settembre, un’altro Cy Young, un’altra Triple Crown e un’altra vittoria alle World Series (nuovamente premiato come MVP) contro i Minnesota Twins.

Il 1966 è il suo ultimo anno: i dolori si fanno insopportabili e i medici gli fanno presente che non potrà continuare a lungo con tutte quelle medicine. Koufax allora stringe i denti e gioca alla grande il suo ultimo giro di giostra: 27 vinte e 9 perse, ERA 1.73 e 317 strikeout gli valgono il terzo Cy Young e la terza Triple Crown, numeri strabilianti per un uomo nelle sue condizioni di salute. Gioca la sua ultima partita il 2 ottobre 1966 e dal giorno seguente è già una leggenda: i Dodgers ritirano il suo numero 32 e Koufax diviene pochi anni dopo il più giovane giocatore ammesso nella Hall of Fame (a soli 36 anni, con voto plebiscitario) ed un esempio vivente di come la volontà, la passione e la classe possano ammutolire il dolore.

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Gianluca Puzzo

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