Serie A ’18 week 4: tra Var, grandi ritorni e splendide conferme

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Quarta giornata davvero bella per gli amanti del calcio: piena di gol, grandissime giocate e partite combattute fino alla fine. Non parlo di Juve, Napoli e Roma, che affrontavano avversari di livello nettamente inferiore e che hanno rappresentato per queste tre poco più di un allenamento. Mi riferisco a Genoa – Lazio, Torino – Sampdoria, Chievo – Atalanta e Fiorentina – Bologna. Finalmente abbiamo visto gare tirate, giocate a viso aperto, caratterizzate da schermaglie continue tra squadre che, a mio modesto avviso, stanno alzando il livello qualitativo. Persino le vittorie di Milan e Inter hanno saputo far rivivere emozioni e calore nei rispettivi tifosi.

Tra i temi di giornata, torna prepotente il Var, protagonista della gara di Verona tra i clivensi e l’Atalanta. Mentre ancora qualche media italiano vetusto, legato a logiche vecchie quanto il proprio asservimento alle grandi società, critica la più rivoluzionaria novità dai tempi della legge Bosman, questa aiuta il trentacinquenne arbitro Mariani di Aprilia a non essere perseguitato per gli umani errori commessi (che in una gara del genere sfido chiunque a definire dettati dalla sudditanza), a maturare come direttore di gara (è appena alla 39ma partita in A) e soprattutto a far contenti tutti: tifosi, giocatori e tecnici. Finanche Gasperini, frustrato dopo una partita dominata ma terminata in parità, elogia il Var e invita tutti a proseguire nel rodaggio, convinto, come del resto è, che sia uno strumento che può solo far migliorare il giudizio degli arbitri e, di conseguenza, l’andamento di una partita. Le decisioni prese alla luce di un tranquillo riesame hanno consentito che nessuna delle squadre potesse recriminare sull’arbitraggio: questo permette a tutti di focalizzarsi esclusivamente sul gioco, sugli errori tecnici e su quelli tattici, cosa che farà solo bene al nostro movimento.

Fa enormemente piacere rivedere in campo dal primo minuto – e rivederlo così – Alessandro Florenzi, vero talento italiano che tanto è mancato anche alla Nazionale negli ultimi impegni. Nella comoda vittoria per 3-0 della Roma sul Verona, l’aspetto più positivo è senza dubbi il ritrovato tornante di fascia, capace nuovamente di maramaldeggiare sulle corsie e di spostare gli equilibri con la sua corsa e la sua caparbietà. Note a margine, l’interessante inserimento di un giovane come Under in una squadra piena di grandi giocatori e che punta al titolo e il ritorno da titolare di El Shaarawy, promessa mai esplosa del calcio nostrano. Due segnali di grande fiducia e soprattutto di coraggio da parte di mister Di Francesco. Dal primo minuto sono tornati anche Mertens e Dybala e la classifica marcatori si è subito ricomposta: tre gol a testa per le facili vittorie di Napoli e Juventus, che proseguono la propria marcia a punteggio pieno. Così come l’Inter, che pur giocando meno bene sale a quota dodici in classifica grazie alle parate incredibili di Handanovic e ad un cinismo che le grandi squadre devono avere: resta comunque alto il livello di scetticismo in me per una squadra che non offre bel gioco e che tra centrocampo e terzini non offre ampie garanzie di continuità.

La Lazio vince una battaglia al Marassi che denota quanto la squadra sia cresciuta e quanta qualità possa mettere in campo. Inzaghi sta gestendo la rosa in modo molto efficace, in attesa del ritorno di Felipe Anderson e del nuovo arrivato Nani. Due pedine che possono aiutare la squadra a veleggiare nelle alte posizioni e contemporaneamente a ben figurare in Europa League, come dimostrato giovedì scorso. Il match di mercoledì in casa col Napoli offrirà importanti indicazioni sulla solidità di un team che in difesa sembra avere i più grandi scricchiolii. Gli stessi scricchiolii che caratterizzano il Milan, nonostante il successo sull’Udinese: il ritorno al 3-5-2 per agevolare una maggiore stabilità arretrata grazie anche all’innesto di Bonucci non sembra aver dato i frutti sperati. Anche se il gol ospite di Lasagna arriva su gravissimo errore di Romagnoli, la retroguardia rossonera non è sembrata sicurissima in una partita che i pronostici davano per scontata. Quello di Montella sembra un rebus ancora irrisolto, in cui diversi protagonisti devono trovare la propria dimensione, in primis proprio il neo-capitano ex Juve, che appare ancora spaesato senza Chiellini e Barzagli al proprio fianco. In ogni caso, registriamo un altro ritorno dal primo minuto che ha fatto davvero bene: quello di Kalinic, bomber che al Milan serve come il pane e che è anche capacissimo di dialogare con i compagni di reparto, caratteristica che mancava l’anno scorso con Bacca.

Torneo nel torneo, come accade sempre, quello legato alla lotta per la salvezza: alle neopromosse si aggiungono il Crotone, che comunque con l’Inter non ha demeritato, e il Genoa, alle prese ancora una volta con un amalgama da ritrovare e con un tecnico la cui mancanza di fiducia da parte di una società poco stabile e solida si riflette in un gioco frenetico e a lunghi tratti sconclusionato, che troppo spesso si regge su giocate di singoli o su trovate estemporanee (vedi la doppietta del giovanissimo Pellegri). Queste squadre non possono competere con le prime della classe, il divario è troppo netto, e quindi dovranno necessariamente racimolare quanti più punti è possibile negli scontri diretti. Cagliari e Chievo Verona sembrano indirizzate verso un campionato tranquillo, grazie soprattutto al rendimento casalingo che potrà elargire molti punti preziosi, e le ultime uscite lo testimoniano, anche in termini di gioco.

Viva il Var!

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Luigi Rivolta

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