Serie A Player of the Week 20: Mattia Caldara

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Di professione difensore, grazie alla sua splendida doppietta, Mattia Caldara è il protagonista dell’impresa dell’Atalanta al San Paolo di Napoli e inevitabilmente il player of the week della giornata numero ventisei di Serie A. Nell’anticipo di sabato pomeriggio, il giovane numero 13 ha firmato probabilmente la gara più bella della sua carriera, che alla luce di quanto mostrato in questa stagione, sarà fulgida e piena di soddisfazioni.

Nell’ultima giornata c’è stata, in verità, anche un’altra prestazione che rimarrà negli annali. Proprio come Caldara, Radja Nainggolan ha guidato la propria squadra verso un prestigioso successo in trasferta con una doppietta di pregevole fattura. Il Ninja ha spostato gli equilibri del match clou di domenica sera tra Inter e Roma con due realizzazioni da applausi che hanno sancito la forza dei giallorossi, ora sempre più secondi in classifica. La prestazione del belga è stata sublime, oseremmo dire quasi scontata per chi segue le faccende nostrane da qualche anno a questa parte. E di sicuro impattante. Ma non quanto quella del ragazzino terribile di mister Gasperini, che oltre ad aver trovato la via della porta per ben due volte, è stato in grado di guidare la difesa con grande autorità e si è dimostrato vero leader a tutto campo anche e soprattutto nei venticinque minuti di inferiorità numerica. Nonostante un intero stadio contro.

La vittoria della Roma fa il paio con quella della Juventus. Agli uomini di Spalletti va riconosciuto il grande merito di riuscire a mantenere un minimo di interesse per chi segue le vicende nei piani alti di questo torneo. L’Atalanta si porta a tre lunghezze dalla Champions, con il successo sul Napoli, e stacca anche l’Inter, sconfitta in casa, come detto. Negli altri match, come ormai da qualche mese, l’interesse è da ricercarsi nei dettagli, in qualche giocata, o in qualche nuovo nome da registrare per i fanta-allenatori, non certo nei risultati, che offrono davvero pochi spunti. Balzano agli onori della cronaca giusto l’affermazione del Milan in campo del Sassuolo, in cui ha brillato ancora una volta la stella del neo-maggiorenne Donnarumma, e l’encomiabile impegno del Palermo che sfiora l’impresa e torna da Genova, sponda blucerchiata, con un punto che non fa classifica ma che quanto meno rallegra un minimo il pomeriggio dei suoi tifosi, quest’anno quasi sempre amareggiati.

Classe 1994, bergamasco doc, Mattia Caldara è cresciuto in quella fulgida fucina di talenti che è il settore giovanile dell’Atalanta. Dopo essersi fatto le ossa in prestito al Trapani e al Cesena, dove ha sempre giocato titolare, da questa stagione è in pianta stabile nella formazione titolare dei nerazzurri. Dalla stagione 2018/2019 passerà alla Juventus, dalla quale è stato acquistato per ben 15 milioni più eventuali 10 di bonus: una cifra importante per un ragazzo di appena 23 anni. Ma che non deve sorprendere visto quel che sta facendo vedere quest’anno, compreso sabato scorso a Napoli.
Nel tardo pomeriggio partenopeo, Mattia ha dimostrato la lungimiranza dei dirigenti juventini con una prestazione da difensore eccelsa, mettendo in luce un senso tattico da campione, che lo sta consacrando come pilastro dell’Under 21 di Di Biagio e sicuro futuro baluardo della Nazionale maggiore.
In una gara giocata con la giusta spavalderia, l’Atalanta ha saputo soffrire nei momenti opportuni, ripartendo e infierendo su un Napoli troppo concentrato sui prossimi impegni. Affrontare, in trasferta, l’attacco più prolifico del campionato senza subire gol vuol dire aver acquisito grande consapevolezza dei propri mezzi ed un’ottima organizzazione che, non a caso, sta permettendo agli orobici di veleggiare in posizioni di classifica mai pensabili ad agosto. Da centrale di una difesa a tre, Caldara sta dimostrando una capacità di guidare il reparto arretrato tipica della tradizione dei grandi difensori italiani. Il vizietto del gol è una caratteristica in più che ne mette in luce le doti tecniche e lo accomuna più ai grandi centrali sudamericani.

Al San Paolo, insomma, va in scena il Mattia Caldara one man show: partita perfetta fatta di interventi puliti, grande presenza fisica, passaggi precisi e pericolosità offensiva da attaccante. È con quest’ultima che si tuffa sulla palla dell’1-0, che spinge con freddezza di testa su un corner battuto dalla destra da Gomez. Il numero 13 ospite è strepitoso nel farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, per infilare Reina nell’angolino. La prima e unica sbavatura della sua gara arriva al minuto trentanove, quando Mertens fa valere il suo gioco di gambe più veloce e lo fa fuori con un tocco secco prima di calciare in porta. La fortuna lo aiuta perché il suo errore non è decisivo; la maturità lo consacra quando a fine gara, piuttosto che elogiare la doppietta, davanti ai microfoni si rammarica proprio per questa unica sbavatura. La gara perfetta del bergamasco viene sancita al minuto venticinque della ripresa: con la squadra in dieci per l’espulsione di Kessié, accompagna al centro il contropiede guidato sulla sinistra dal compagno Spinazzola; l’assist dell’esterno è perfetto, così come la sua coordinazione nel calciare la palla a mezz’altezza e piazzarla per la seconda volta dove Reina non può intervenire. Gioia immensa per lui, alla prima doppietta in Serie A, e morale sotto i tacchi per gli avversari, che non sanno più reagire. Le sue statistiche finali parlano di due gol su due conclusioni a rete, quattro palle recuperate, nessun fallo eseguito, quasi undici chilometri percorsi in campo; ma quello che non dicono è che Caldara ha guidato per due volte la difesa della squadra (andata e ritorno) contro l’attacco più produttivo del campionato senza mai subire un solo gol, e che ha saputo reggere il confronto sia con attaccanti brevilinei che con centravanti di stazza imponente, come nei minuti finali al San Paolo. Insomma, un difensore completo e già maturo, che insieme ai compagni sta guidando l’Atalanta in Europa, palcoscenico da cui manca dal lontano 1991, tre anni prima della sua nascita.

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Luigi Rivolta

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