Serie A week 12: Che sia una pausa, ma di riflessione!

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La pausa per i play-off di qualificazione mondiale arriva in un pessimo momento per i tifosi dei club: le prime tre racchiuse in due punti e le romane pronte ad inserirsi, con una partita giocata in meno. Insomma, uno scenario perfetto per chi ama il calcio e per chi desidera da anni un campionato equilibrato, tirato, in cui ogni domenica può stravolgere le posizioni in classifica.

Abbiamo sempre analizzato come il divario tra le prime cinque e le altre fosse davvero insormontabile. Eppure, ecco arrivare una piovosa e umida giornata di novembre che sconvolge ogni nostra certezza: l’Inter pareggia in casa, in rimonta, con il Torino, il Napoli non va oltre lo 0 a 0 in casa del Chievo Verona e addirittura la Juventus vince di misura con il derelitto Benevento dopo aver chiuso il primo tempo sotto di un gol allo Juventus Stadium (pardon, Allianz Stadium). L’unica che procede spedita e senza particolari affanni è la Roma, capace di una vittoria larga a Firenze dopo il netto successo in Champions contro i campioni inglesi del Chelsea.
In più, un derby di Genova come al solito molto acceso ed emozionante, viene vinto con merito dalla Sampdoria di Giampaolo, bravo a capitalizzare il lavoro cominciato l’anno scorso con una squadra solida e capace di esprimere il talento dei propri piccoli gioiellini scovati in giro per il mondo (Linetty, Torreira, Praet sono gli ultimi di un ampio gruppo di ottimi elementi a cui aggiungere anche Skriniar e Schick, venduti in estate a peso d’oro). Persino le ultime della classe dimostrano un orgoglio inaspettato con prestazioni al di là di ogni più rosea previsione: detto del Benevento del neo-arrivato mister De Zerbi (ho come l’impressione che tanti allenatori abbiano declinato la panchina sannita, ma spero di sbagliarmi), applausi per il Crotone corsaro al Dall’Ara di Bologna e per la neo-promossa Spal, che torna dalla difficilissima trasferta di Bergamo con un pareggio meritato contro una della squadre più toste da affrontare fuori casa. Infine, prosegue la lenta agonia del Milan di Montella, che vince con il Sassuolo allontanando momentaneamente una crisi di risultati molto pericolosa; ma se paragoniamo il mercato delle due milanesi, il tempo di lavoro dei due tecnici e soprattutto il rendimento delle due squadre il confronto è impietoso per l’allenatore rossonero, che dopo la sosta dovrà inanellare molto più di una sofferta vittoria per dimostrare di saper guidare un grande club.

Con uno scenario così ricco, così avvincente, tutti noi tifosi e appassionati dobbiamo frenare i nostri entusiasmi, attendere due settimane per il prossimo infuocato turno (Napoli – Milan, il derby di Roma, Samp – Juventus e Inter – Atalanta nel programma di una giornata che si preannuncia a dir poco eccitante) e dedicare tutte le nostre pulsioni verso una Nazionale che nel giro di pochi giorni si giocherà il pass per il Mondiale in Russia dell’estate prossima. Una Nazionale, quella guidata dal C.T. Giampiero Ventura, che arriva a questo spartiacque con l’interesse dei tifosi ai minimi storici e con una qualità di gioco così bassa da far preoccupare tutti per l’esito dello scontro con la Svezia. La stessa Svezia che, sessant’anni or sono, ospitò nel 1958 l’unico Mondiale in cui gli Azzurri non si qualificarono: un dato che speriamo tutti possa essere una mera coincidenza e non un segnale di qualcosa di nefasto.

Ma siamo sicuri che non qualificarci sarebbe poi così deleterio, per il nostro movimento? Indubbiamente la mancata partecipazione ai prossimi Mondiali avrebbe un contraccolpo psicologico ed economico incredibile. La Serie A potrebbe risentirne a lungo andare e tanti campioni potrebbero rivedere la propria opinione sul nostro movimento, scegliendo sempre più destinazioni altre che non siano quelle nostrane. E questo affosserebbe quella leggera ma tangibile risalita che il nostro calcio sta avendo negli ultimissimi anni, grazie sia alla Juventus in campo europeo, sia alle altre che stanno offrendo bel calcio e grandi prestazioni anche oltre i confini. In questo senso, anche la sperimentazione del Var ha un ruolo molto importante: essere tra le due nazioni che hanno deciso di introdurlo per prime significa voler evolvere verso uno sport che sia il più spettacolare ed equilibrato possibile, e perciò più appetibile per i fruitori, gli spettatori. Però (c’è sempre un però) mi chiedo: che senso ha raggiungere la Russia, magari con uno 0-0 all’andata e un 1-0 al ritorno, se poi il rischio è quello di tornare a casa in estate con le ossa rotte? Che senso ha se non c’è un progetto tattico, né tecnico, ben preciso? Se non c’è nemmeno un’ossatura che possa aprire un nuovo ciclo, se ancora ci affidiamo a giocatori ultratrentenni e non siamo capaci di offrire nuovi volti, nuovi campioni nel panorama internazionale? Sì, ok, il quarantenne Buffon raggiungerebbe il sesto mondiale, record di tutti i tempi: ma poi? Cosa ci lascerebbe in più questo mondiale raggiunto con le unghie e con i denti in cui rischieremmo già di uscire nel girone eliminatorio? Possibile che non abbiamo imparato niente dalle figuracce del 2010 con Nuova Zelanda e Slovacchia? Tantomeno dall’imbarazzante partecipazione del 2014 in Brasile? Se la vittoria sulla Svezia servisse a dare nuovo vigore al nostro movimento, che possa dimostrare finalmente coraggio spingendo la convocazione e soprattutto la presenza in campo di nuove leve (si chiamino esse Pellegrini, Gagliardini, Romagnoli, Zappacosta, Donnarumma, Verdi, Insigne, Belotti, Verratti, Jorginho, Florenzi, Caldara, Rugani, Spinazzola, Di Francesco, Chiesa, Benassi, Locatelli, Berardi, El Shaarawy, Bernardeschi, Immobile) durante i Mondiali, allora forza Azzurri! Ma se la vittoria dei play-off deve servire agli addetti ai lavori a farsi una bella vacanza in Russia, al C.T. a salvarsi il posto, al Presidente Tavecchio a pararsi il c…, o, peggio ancora, a dare lustro a carriere belle che finite (penso alla recente dichiarazione proprio di Buffon: “Saranno i vecchi a portare l’Italia ai Mondiali” senza considerare che sono stati proprio i vecchi a farla sprofondare al numero 15 della classifica Fifa, dietro a squadre come Svizzera, Perù, Galles, Colombia e Polonia), allora ben venga la sconfitta, da cui ripartire, questa volta sì, senza più alcun retaggio passato e con lo sguardo finalmente rivolto solo al futuro. A dodici anni dallo splendido trionfo in Germania nel 2006, noi andremmo ai Mondiali, a patto di clamorosi stravolgimenti, con ancora tre di quei campioni del Mondo (Buffon, Barzagli e De Rossi): sarebbe come se ad Usa ’94 ci fossimo presentati con ancora Bruno Conti, Antognoni e Cabrini; o come se nei Mondiali del 2002 in Corea e Giappone (quelli famosi, per noi, per l’arbitro Moreno) la Germania finalista fosse scesa in campo con Brehme, Matthaus e Klinsmann contro il Brasile vincitore con in attacco Careca e in difesa Aldair e Branco. Spero perciò davvero in una qualificazione azzurra che possa portare ad un atto di coraggio da parte del C.T., che magari decida poi di presentarsi ai nastri di partenza dei prossimi Mondiali con tante facce nuove che portino freschezza e nuova linfa ad un movimento che deve categoricamente svecchiarsi.

Post scriptum. nella conferenza stampa di lunedì, il C.T. Ventura ha dichiarato: “L’Italia andrà ai Mondiali.” Da vecchio tifoso del Napoli, ricordo un’altra dichiarazione dell’allenatore, stagione 2004/05, la mia squadra ripartiva dalla serie C1: “Il Napoli andrà in Serie B.” Risultato: esonero del mister a metà stagione e squadra che non superò la finale dei play-off, ritardando la promozione di un anno. Speriamo che, almeno questa volta, il buon Giampiero non si sbagli…

Viva il Var!

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Luigi Rivolta

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