SINNER NUOVO NUMERO 1, SIC TRANSIT GLORIA DJOKER

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Mentre Sinner stava concludendo il proprio quarto di finale contro Dimitrov, è giunta la notizia ufficiale del ritiro di Djokovic dal Roland Garros, a causa dell’infortunio al ginocchio rimediato ieri contro Cerundolo. Da lunedì prossimo, l’italiano sarà quindi matematicamente il nuovo numero 1 del tennis mondiale.

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arebbe stato perfetto se domenica avessimo assistito ad una finale tra i due, con l’erede già certo del primo posto per la matematica e con il vecchio campione determinato a batterlo per aggiungere un altro Slam alla sua già immensa collezione, ma gli dei del tennis hanno deciso altrimenti. Lunedì prossimo, ma a questo punto il risultato del Roland Garros varrà solo per le bacheche e i portafogli personali dei giocatori ancora in corsa, sappiamo già che l’Italia avrà per la prima volta un proprio tennista sul trono mondiale, e sarà proprio quello Jannick Sinner dipinto da tanti come “Il Predestinato”. Non che questo soprannome garantisca nulla, anzi; la storia del tennis, e di tutto lo sport, è piena di “predestinati” scioltisi ben presto come neve al sole, ma certo non è il caso di Sinner, forte di un attaccamento al lavoro, di una serietà inscalfibile che ne hanno fatto in pochi anni l’erede dei Big Three. Da lunedì lui sarà lì dove tutti gli altri italiani con la racchetta avevano finora fallito, per reale mancanza di sufficiente talento, per pigrizia o per l’incapacità tutta italiana di staccarsi dall’amata terra rossa. Ironia della sorte, invece, sarà proprio sulla superficie meno adatta al suo tennis, la terra appunto, che Jannick salirà l’ultimo gradino, indipendentemente da come finirà il torneo, che ora lo vede in semifinale contro il vincente di Zverev-Tsitsipas di questa sera. Un risultato immenso, divenuto improvvisamente reale, palpabile dalla seconda parte dello scorso anno, quando Sinner e il suo tennis hanno compiuto quel definitivo scatto di crescita che gli ha consentito di mettere regolarmente dietro i top player che prima lo battevano, come Medvedev, Alcaraz e, infine, Djokovic.

Da lunedì lui sarà lì dove tutti gli altri italiani con la racchetta avevano finora fallito, per reale mancanza di sufficiente talento, per pigrizia o per l’incapacità tutta italiana di staccarsi dall’amata terra rossa.

Il Djoker, appunto, logorato da mille battaglie in carriera e dalle due più recenti, contro Musetti e Cerundolo, dieci set in meno di 48 ore che alla fine hanno presentato il conto al fisico del campione 37enne. È la legge del tempo che passa, mirabilmente sintetizzata da quel “sic transit gloria Djoker” scritto dalla bravissima Gaia Piccardi sul Corriere della Sera, nel pezzo che celebrava appunto l’ascesa al trono di Sinner. Il 29esimo numero uno della storia, un italiano accanto a mostri sacri di questo sport diabolico e ad altri che, nell’edizione aggiornata del suo monumentale “500 anni di tennis”, Gianni Clerici descrisse come “i piccoli numeri uno”, quelli rimasti al vertice per poche settimane (o addirittura una sola, come Rafter). Ma non è tempo di preoccuparci troppo del futuro, c’è un semplice, storico lunedì da festeggiare.

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Gianluca Puzzo

Un commento

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  • In uno sport talmente estremo sotto diversi aspetti, abbiamo sempre guardato gli altri esaltandone le doti, nascondendo inevitabilmente una seppur minima invidia.
    Nella storia del tennis italiano, non si era mai visto un tempo così felice, da vivere e tramandare.
    C’è soprattutto un dato da non sottovalutare, la possibilità di aprire un ciclo per la Coppa Davis, col contributo dei quei tennisti che stazionano in ottime posizioni del ranking Atp.
    Perché la Davis è la Nazionale che ci tiene incollati al televisore, talmente immersi da immaginare una volèe persino quando la rete, è idealmente davanti un tavolo da cucina.
    Avanti tutta.

Di Gianluca Puzzo

Gianluca Puzzo

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