Stanley Cup ’17: la fortuna è giallonera per una notte, Penguins bis-campioni

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Non so dire se davvero la fortuna aiuta gli audaci, come si dice, ma di certo si può affermare che, per una notte (e che notte), la fortuna, notoriamente bendata, ha fatto l’occhiolino ai Pittsburgh Penguins, aiutandoli in modo decisivo a vincere la partita che ha regalato loro la seconda Stanley Cup consecutiva. Succede, non c’è nulla di male in tutto questo e sarebbe davvero meschino ricondurre l’esito di una stagione così lunga e massacrante a una serata di buona sorte, ma andatelo ugualmente a raccontare ai giocatori e ai tifosi dei Predators, che dopo due pali e un gol annullato si sono visti battere a 95″ dalla fine da un gol fortunoso di Patric Hornqvist…

Avrebbero meritato gara 7 insomma, i Predators, anche se questo avrebbe sconfessato il mio pronostico (azzeccatissimo almeno per questa volta, lasciatemelo dire). L’avrebbero probabilmente persa, chissà, ma avrebbero meritato di arrivarci, per la generosità e l’orgoglio con cui si sono battuti ieri notte, dimostrando di avere doti morali non comuni nel rialzarsi dalla scoppola di sei gol subita in gara 5. Hanno iniziato gara 6 nel loro stile, ritmo e spallate, con i Penguins che, almeno nei primi 10 minuti, hanno cercato di ragionare e costruire più gioco, ma che poi si sono ritrovati, lentamente ma inesorabilmente, a dover giocare sul piano preferito dai loro avversari. Con queste premesse non poteva durare, per Pittsburgh, e infatti non è durata, con Matt Murray che è stato di gran lunga il migliore in campo dei suoi. Alla fine le parate, tra lui e il suo dirimpettaio Rinne, saranno 27 pari, ma quelle di Murray sono state spesso più difficili e in sequenza.

Il primo periodo è subito molto bello ed equilibrato, con Murray chiamato a una doppia, strepitosa parata su Fisher e Neal, mentre dall’altra parte Ellis si immola a 50″ dalla sirena per ribattere un tiro a colpo sicuro di Hagelin. Il secondo periodo si apre con il colpo di scena del gol annullato a Nashville dopo 72″ di gioco: uno degli arbitri fischia prima che Sissons insacchi a porta vuota. Interferenza di Forsberg che urta la gamba destra di Murray? O l’arbitro aveva erroneamente visto il disco bloccato dal guantone del portiere? Ufficialmente la risposta è la prima, ma il fischio è talmente immediato da sollevare qualche lecito dubbio. Nashville di nuovo beffata dagli arbitri, dopo il millimetrico fuorigioco che aveva invalidato un gol di Forsberg in gara 1, ma il risultato non si schioda dallo 0-0. Nashville, forse ancora con la testa al fattaccio di poco prima, gioca malamente un power play e concede un paio di grosse occasioni a Sheary e Guentzel, sventate da Rinne, ma si riprende intorno alla metà del tempo, con un contropiede solitario di Sissons, magistralmente stoppato da Murray. I Predators riprendono il loro forcing, costruendo l’occasione più pericolosa con Arvidsson, ma si scoprono un po’ troppo, concedendo ancora una chance a Guentzel, ribattuto dal solito Ellis, e un palo a Hagelin a 40″ dalla seconda sirena.

I Predators vogliono fortissimamente gara 7 e prendono subito il comando delle operazioni nel terzo periodo, anche se la prima occasione è dei Penguins, con Sheary, dopo 70″. Dopo 6′ arriva il primo palo colto da Nashville e, dopo un altro minuto e 20″, arriva l’occasione d’oro per i padroni di casa: prima un power play semplice, per fallo di Oli Maatta, seguito poco dopo da un’altra penalità, stavolta comminata a Daley, che regala a Nashville 32″ di 5 contro 3 (solo una mischia, ben sventata da Murray) e ancora 1’24” di power play, con due miracoli di Murray. I Penguins capiscono di essere in un momento chiave e serrano i ranghi attorno al loro portiere, difendendosi fino all’ultima stilla di sudore ma praticamente rinunciando a passare la metà campo. Lo 0 su 4 nei power play non deprime troppo i Predators, che continuano a spingere anche a parità numerica ristabilita, assediando i Penguins e arrivando a colpire ancora un altro palo, dopo 13’20”, con Sissons a Murray spiazzato. Il boato del pubblico è impressionante, così come gli attimi di silenzio che ne seguono, con la sensazione ora più che teorica di una partita stregata.

Le più profonde paure del pubblico e dei giocatori di casa si materializzano poco dopo, a 1’35” dai supplementari: un banale tiro dalla lunghissima distanza rimbalza sulla balaustra alle spalle della porta di Nashville, il veterano Patric Hornqvist (colpevolmente trascurato dalla difesa) si avventa sul disco e lo devia al volo verso il centro, con l’intento di servire un compagno accorrente. Ne esce invece un tiro sghembo, che colpisce la schiena del portiere Rinne e manda il puck a insaccarsi. Il silenzio alla Bridgestone Arena è surreale, si sentono solo le urla di gioia dei Penguins, mentre Nashville, sul ghiaccio e sugli spalti, mostra solo volti affranti. Coach Laviolette prova un challenge reclamando un’interferenza di Hornqvist sulla gamba sinistra di Rinne, ma il replay non mostra nulla e viene confermato il gol dell’1-0. I Predators provano a buttarsi avanti, ma è evidente che non ne hanno più; la mazzata è stata troppo forte per rialzarsi, ora. Tolgono il portiere per avere la superiorità numerica ma non costruiscono più nulla, e anzi regalano il 2-0 a Hagelin a 13″ dalla fine. I Penguins in trionfo alzano la Stanley Cup al cielo, campioni per il secondo anno consecutivo, un’impresa finora mai riuscita ad altri nell’era del salary cap. Crosby viene premiato come MVP dei playoff, anche se forse Evgeny Malkin lo avrebbe meritato di più, non solo nei numeri ma per essersi caricato la squadra sulle spalle contro l’avversario più difficile, Washington, mentre Crosby era out.

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Gianluca Puzzo

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