Stanley Cup in bilico, stanotte gara 5

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La Stanley Cup è tornata a non avere né mezzi padroni né grandi favoriti. Chicago, sotto 1-2, ha compiuto l’impresa di andare a prendersi gara 4 sul ghiaccio del Boston Garden, vincendo 6-5 in overtime. E’ la terza partita su quattro che necessita dei supplementari per trovare soluzione, e questo la dice lunga sul sottile equilibrio che regna in campo. Quella andata in scena nella notte di mercoledì non è stata una partita per puristi: 11 reti in una finale NHL sono davvero tante (specialmente se fino a gara 3 si era segnato col contagocce), e quando accade una cosa del genere non può essere esclusivo merito di forti attaccanti. Tre sono state le cause che hanno generato, a mio parere, questa partita un po’ pasticciata ma in fin dei conti appassionante:

  1. Una patina di stanchezza generale che, per la prima volta in questa Stanley Cup, è sembrata avvolgere le squadre. Il ritmo è stato alto, altissimo in alcune fasi, ma in più di un’occasione le difese hanno perso per strada avversari o dischi importanti.
  2. Quenneville, il coach di Chicago, ha rimescolato le carte delle sue linee, sfilando i suoi due gioielli Toews e Kane dai continui matchup con Chara e Seidenberg, coppia regina della difesa di Boston. Sarà stata una coincidenza, ma finalmente hanno segnato entrambi…
  3. Corey Crawford, il portiere degli Hawks, ha confermato di avere dei grossi problemi nel coprire l’angolo sinistro alto della sua porta. Prima di gara 4 aveva subito 5 gol sui 7 totali in quell’angolo, in gara 4 addirittura 5 su 5, tutti lì, dove dovrebbe esserci il suo guanto. Il fatto che la sua squadra abbia vinto comunque può avere una doppia lettura, ma in generale mi pare un elemento preoccupante per Chicago.

Ora la serie si sposta nuovamente a Chicago per una gara 5 la cui importanza è fin troppo lapalissiana: se gli Hawks vincono, si garantiscono al peggio la possibilità di giocarsi gara 7 davanti ai propri tifosi. Se Boston fa il colpaccio (già riuscitole), si regala la possibilità di giocarsi il match ball di gara 6 sul proprio ghiaccio. Le chiavi di lettura per questa attesissima e fondamentale partita saranno racchiuse innanzitutto nel ritmo-gara (se si abbassa i Bruins sono imbattibili), nel guanto di Crawford (visto che i Bruins mireranno lì) e nel power play. Quest’ultimo merita un cenno a parte, perché al momento è la vera palla al piede degli Hawks, con zero reti segnate su 12 superiorità numeriche nella serie, fattore che consente anche ai Bruins di picchiare con relativa tranquillità, consci che anche l’eventuale penalità difficilmente porterebbe ad una segnatura degli avversari. E’ impensabile che una squadra possa arrivare alla Stanley Cup con un power play nullo come quello mostrato da Chicago fin qui; entrambe le squadre lo sanno, ed è quindi probabile che sia questa, in un verso o nell’altro, la pietra angolare di questo duro e appassionante duello.

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Gianluca Puzzo

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