Super Bowl LIII: la partita più brutta per consacrare due leggende

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La partita è molto deludente, ma il 13-3 finale consegna ai Patriots ed alla coppia Brady-Belichick il definitivo ingresso nella leggenda di questo sport.
Rams non pervenuti, stritolati dalla tensione e dalla difesa di New England,
premio MVP a Julian Edelman per le 141 yard ricevute. 

Brady e compagni al momento della vittoria

Una stagione fin qui complessivamente deludente, costellata di brutte storie (Hunt), brutti infortuni (Smith) e brutti arbitraggi (basti solo ricordare cos’è successo nelle finali di Conference), attendeva il Super Bowl per risollevarsi, sperando in un atto finale palpitante e spettacolare, così come lo erano stati quelli degli ultimi due anni. Mai speranza fu più disattesa, invece, visto che dal cilindro del dio dello sport è venuta fuori una partita piatta, noiosissima, infarcita di errori da parte di entrambi gli attacchi: di sicuro il peggior Super Bowl della storia. Fino ai primi minuti dell’ultimo periodo Patriots e Rams erano ancora sul 3-3, con difese dominanti, kicker imprecisi e special team pressoché perfetti, che concedevano ai qb avversari sempre pessime posizioni di partenza per

i loro drive. Brady era partito con un intercetto, i Rams avevano mancato un field goal; queste le uniche emozioni in tre periodi di football, inframezzate da valanghe di punt, a sottolineare l’inconcludenza degli attacchi. A metà dell’ultimo quarto ecco il touchdown che spacca la partita, segnato su corsa dal solito Michel dopo un paio di bei completi di Brady su Gronkowski. 10-3 e Goff che, preso dall’ansia di pareggiare, si fa subito intercettare, consegnando di fatto le armi, prima del field goal del 13-3 finale. Ovvio che, in un tale deserto, le 141 yard ricevute da Edelman siano bastate a fargli avere un MVP che è più un premio alla carriera che altro. Di sicuro non si potevano premiare i due qb, che hanno chiuso con percentuali risibili (71.4 di passer rating di Brady e 57.9 di Goff). Curioso che nessuno abbia votato per un difensore dei Pats, come Hightower,

Edelman con il Vince Lombardi
Uno dei 4 sack subiti da Jared Goff

ma si sa che, nel football americano come nel calcio, per un attaccante sia più facile “rubare l’occhio” di chi guarda rispetto a un difensore. L’attacco dei Rams si è sciolto come neve al sole, con Gurley ed Anderson che non sono arrivati a correre 100 yard neppure insieme e Goff che è sembrato soffrire davvero tanto (troppo) la pressione della prima finale della sua carriera. La difesa dei Pats è stata fenomenale, sia chiaro, ma quasi al suo livello è stata quella di L.A.; la differenza l’ha fatta proprio la capacità dei veterani di Boston di non farsi schiacciare dalla pressione, dall’ansia delle giocate che non riuscivano e dalla paura di sbagliare. Brady & Co. hanno avuto soprattutto un grande merito, a mio parere: quello di capire subito (o comunque prima degli avversari) che tipo di partita stava nascendo, nuotandoci dentro con naturalezza e badando soprattutto a non commettere turnover fatali. Il resto, poi, è venuto da

sé, consegnando loro una vittoria che certifica anche nei numeri un dominio quasi ininterrotto iniziato oltre un decennio fa. Ed è davvero impressionante pensare che, in un gioco che brucia tanto velocemente i suoi protagonisti, vuoi per infortuni, vuoi per mancanza di motivazioni, ci siano un quarterback e un coach capaci di creare un sodalizio tanto roccioso quanto duraturo. Bill Belichick ha raggiunto Curly Lambeau in vetta ai titoli NFL vinti (6), ma è il numero uno in fatto di Super Bowl. Tom Brady è diventato il giocatore con più Super Bowl vinti nella storia, sempre con 6, indipendentemente dal ruolo, sorpassando l’Hall of Famer Charles Haley, leggendario linebacker di Dallas e San Francisco. Brady e Belichick, Belichick e Brady; finché giocherà l’uno, resisterà anche l’altro, perché ognuno è artefice di una parte della leggenda dell’altro. Potranno non essere simpatici a tutti, ma che coppia, ragazzi.

Autore

Gianluca Puzzo

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