Taccuino mondiale (3a parte)

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Nella terza parte proseguiamo le vicende dei campionati mondiali di calcio dagli anni ’70 fino a Messico ’86, passando per gli appuntamenti in Germania, Argentina, il trionfo italiano del 1982 e Maradona protagonista quattro anni dopo.

Dino Zoff alza la coppa del mondo 1982

MESSICO 1970
Fu innanzitutto la prima edizione del campionato mondiale ad essere trasmessa dalla televisione colori, inoltre cominciarono i primi segni di merchandising anche grazie alla novità del pallone ufficiale: l’Adidas Telstar caratterizzato da colori bianchi e neri per renderlo più visibile dai canali televisivi.
Tre nuove nazionali fecero l’esordio: El Salvador, Marocco e Israele.
L’Italia dopo aver vinto il girone con Uruguay, Svezia e Israele, vinse ai quarti contro i padroni di casa.
L’incontro di semifinale fu disputato il 17 giugno allo stadio Azteca di Città del Messico davanti a circa centomila spettatori, una partita epica vinta dagli azzurri per 4 a 3, vinse dopo i tempi supplementari dopo che quelli regolamentari si erano conclusi 1 a 1 con pareggio tedesco nei minuti finali.
La stampa estera esaltò la prestazione degli atleti, l’Expressen quotidiano svizzero commentò: “Nessun intrattenimento può offrire così tanto. Nessun thriller può avere effetti più forti. Non c’è coraggio che possa essere descritto meglio di così.”
Ma gli azzurri stanchi dopo l’impresa, trovarono in finale l’avversario più difficile, quel Brasile che nonostante il vantaggio iniziale seguito dal pareggio di Boninsegna, segnò tre gol negli ultimi venticinque minuti vincendo complessivamente per 4 a 1.
Miglior marcatore con dieci reti, il tedesco Gerd Muller.

GERMANIA 1974
Tra le novità del mondiale tedesco, il cambio di denominazione del torneo da Coppa Rimet a Coppa del Mondo FIFA, inoltre apparvero per la prima volta sulle divise delle nazionali, i loghi degli sponsor tecnici che ne fornivano il materiale sportivo.
Le sedi furono quelle di Monaco di Baviera, l’Olympiastadion situata nella Berlino Ovest, Amburgo, Dortmund, Dusseldorf, Gelsenkirchen, Francoforte sul Meno, Hannover e Stoccarda.
Per la prima volta si qualificarono alla fase finale l’Australia, Haiti, Zaire e la Germania Est.
Il cammino dell’Italia finì anzitempo nella fase a gironi, infatti dopo la vittoria all’esordio contro Haiti, seguirono un pareggio ed una sconfitta rispettivamente contro Argentina e Polonia.
Curiosamente sempre nella fase iniziale, le “due” Germania s’incontrarono il 22 giugno ad Amburgo con la vittoria dell’Est, mentre per la rappresentativa dell’Ovest fu l’unica sconfitta in un percorso trionfale vincitrice ai quarti contro la Jugoslavia, poi in semifinale sulla Polonia e in finale per 2 a 1 verso l’Olanda, nonostante lo svantaggio iniziale ribaltato grazie alle reti di Breitner e Muller.
Miglior marcatore con sette reti, il polacco Grzegorz Lato.

ARGENTINA 1978
Continuando l’alternanza dei continenti tra Europa e Sudamerica, toccò all’Argentina l’organizzazione dell’undicesima edizione in un periodo dove il Paese era soggetto al regime militare, destò clamore la decisione del calciatore olandese Johan Cruijff, migliore calciatore al mondo in quel periodo, di non partecipare per timori alla sicurezza personale anche se non legata alla situazione politica.
L’Adidas Tango fu il pallone ufficiale degli incontri che si disputarono a Buenos Aires, Cordoba, Mar del Plata, Rosario e

Mendoza; nella consueta formula a sedici nazionali si qualificarono per la prima volta Iran e Tunisia.
L’Italia superò la fase a gironi, ma in virtù del secondo posto nella successiva fase, ottenne il pareggio contro la Germania Ovest, vittoria sull’Austria e sconfitta dall’Olanda, giocando la finalina per il terzo e quarto posto contro il Brasile che ci negò la soddisfazione della medaglia.
La finale disputata allo Stadio Monumental (oggi casa del River Plate), vide i padroni di casa vincere contro l’Olanda al termine di un incontro combattutissimo deciso ai tempi supplementari; ad arbitrare fu l’italiano Sergio Gonella.
Miglior marcatore, l’argentino Mario Kempes (6).

SPAGNA 1982
La platea della nazionali partecipanti passò da sedici a ventiquattro e ancora oggi, resta l’edizione col maggior numero di stadi impiegati, tra le formazioni esordienti Algeria, Honduras, Camerun, Kuwait e Nuova Zelanda.
L’Italia nella prima fase a gironi ottenne tre pareggi in altrettante gare contro Polonia, Perù e Camerun, a pari punti con la nazionale africana passò il turno in virtù del maggior numero di gol segnati.
Nella seconda fase a gironi, vinse 2-1 contro l’Argentina di Maradona, poi 3 a 1 sul Brasile grandi firme (Socrates, Zico, Falcao, Cerezo, ecc…) grazie alla tripletta di Paolo Rossi, due volte in vantaggio poi raggiunti fino al definitivo gol della vittoria a un quarto d’ora dal termine.
Battuta in semifinale la Polonia con la doppietta ancora di Rossi, le immagini della finale contro la Germania Ovest, restano un ricordo che suscitano ancora oggi emozioni a quella generazione di persone oggi matura, ma anche a coloro che non erano nati.
Davanti ai 90.000 del Santiago Bernabeu, Rossi ci portò in vantaggio, poi il secondo gol di Tardelli seguito da un’esultanza liberatoria ed il tris di Altobelli, solo per le statistiche il 3 a 1 di Breitner, in tribuna l’incontenibile gioia del Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Nemmeno a dirlo miglior marcatore fu proprio Paolo Rossi con sei reti, scomparso nel dicembre 2020, ai funerali è stato omaggiato dagli stessi compagni che nel 1982 permisero all’Italia di fregiarsi del terzo titolo mondiale, con loro tutta l’Italia di ieri e oggi che mai dimenticherà quelle notti.

MESSICO 1986
Ancora alternanza dei continenti, così il Messico diventò per la prima volta il Paese ad ospitare due edizioni con tre nazionali esordienti: Canada, Danimarca e Iraq.
L’Italia superò agevolmente il primo turno a gironi pareggiando contro la Bulgaria e l’Argentina, poi vincendo l’incontro decisivo con la Corea del Sud.
Ai quarti di finale l’eliminazione contro la Francia di Platinì per 2 a 0 che concluse il torneo al terzo posto vincendo la finalina contro il Belgio.
La finale disputata a Città del Messico davanti ad oltre centodiecimila spettatori, mise di fronte Argentina e Germania Ovest, risolta a favore dei sudamericani per 3 a 2.
Nel corso del torneo, Maradona segnò nei quarti di finale contro l’Inghilterra il gol del secolo, partendo dalla propria metà campo con una corsa di sessanta metri in dieci secondi, dribblando cinque giocatori avversari poi anche il portiere prima di mettere in rete il gol del 2 a 0.

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Andrea La Rosa

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