Un sogno per pochi eletti: il perfect game

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Don-Larsen_perfect-gameIl giorno perfetto, quello che ogni atleta sogna quando inizia a praticare uno sport, nel baseball ha un nome: “perfect game”, la partita perfetta, appunto. Nello specifico, è il giorno perfetto per un lanciatore, o per un gruppo di lanciatori. Si registra un perfect game, infatti, quando una delle due squadre non raggiunge mai una base in un’intera partita, né su battuta valida né su walk, errore difensivo, battitore colpito o per qualsiasi altra ragione. Va da sé, pertanto, che il perfect game includa anche lo shootout (partita senza punti concessi), il no-hitter (senza valide) e, quasi sempre, il complete game (l’intera partita giocata dallo stesso lanciatore).

Per rendere l’idea dell’eccezionalità del perfect game basti ricordare come ne siano stati realizzati solo 23 sugli oltre 300 mila match giocati in 135 anni di Major League e come nessun lanciatore possa vantarne più di uno al proprio attivo. I primi due della storia risalgono al giugno 1880, e furono curiosamente realizzati a pochi giorni l’uno dall’altro: Richmond il 12 e Ward il 17. Da quel mese di vacche grasse bisognerà poi attendere ben 24 anni, fino al 1904, per registrare quello messo a segno da Cy Young, il leggendario lanciatore dei Boston Red Sox cui oggi è intitolato il premio per i migliori pitcher stagionali di ciascuna lega.

L’attesa più lunga tra un perfect game e l’altro è stata di 34 anni (dal 1922 al ’56), ma ne è valsa decisamente la pena, visto che venne interrotta dall’unico perfect game mai realizzato nei playoff e, ancor più sorprendentemente, nelle World Series: era l’8 ottobre del ’56 quando Don Larsen, pitcher dei New York Yankees, giocò la sua partita perfetta in gara 5 della finale contro i Dodgers, meritandosi l’abbraccio finale del catcher Yoghi Berra (nella foto). Altre curiosità riguardano il primo perfect game realizzato in notturna (Sandy Koufax nel 1965), il primo lanciato da un pitcher non americano (Dennis Martinez nel 1991) e quello messo a segno dal lanciatore più anziano, il “fireballer” Randy Johnson, nel 2004, a quasi 41 anni d’età. L’ultimo perfect game risale al Ferragosto 2012, ad opera di Felix Hernandez dei Seattle Mariners, mentre in questa stagione ben due lanciatori hanno visto sfumare il loro sogno all’ultimo battitore (Yu Darvish dei Texas Rangers e Yusmeiro Petit dei San Francisco Giants).

Tra i 23 membri di questa ristrettissimo club sono naturalmente presenti molti pitcher già inseriti nella Hall of Fame (Young, Joss, Bunning, Koufax e Hunter) o che lo saranno nel prossimo futuro (Randy Johnson e Roy Halladay), protagonisti di luminosissime carriere. Al loro fianco non sfigurano altri nomi leggendari del mound come Cone, Martinez, Wells, Rogers, Buherle ed Hernandez, oppure dei lanciatori che, pur non essendo stati delle stelle assolute come i precedenti colleghi, vantano comunque una lunga e solida carriera da partenti in MLB, dove il perfect game ha rappresentato la classica ciliegina sulla torta (Mike Witt, Matt Cain e Tom Browning su tutti). Infine, ci sono gli eroi di un giorno, i carneadi, rimasti nei libri di storia del baseball solo per quell’unico giorno perfetto: il già citato Don Larsen (che dopo la figuraccia rimediata in gara 2 di quelle stesse World Series venne riconfermato solo poche ore prima della gara 5 che l’avrebbe proiettato nella leggenda), Charlie Robertson, Len Barker e Dallas Braden, tutti con record negativi in carriera nelle vinte-perse, fino al caso estremo di Philip Humber, che prima di quel fatidico 21 aprile 2012 non aveva mai lanciato 9 inning filati e che dopo quel giorno perfetto è tornato nell’anonimato (oggi gioca senza troppa gloria negli Houston Astros).

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Gianluca Puzzo

Un commento

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  • I tuoi articoli sono particolarmente interessanti perché, tra le righe, riescono a stimolare altri eventi e/o personaggi importanti dello sport. In questo caso ho rivissuto il primo incontro di pugilato tra Frazier e Alì. Vinse Frazier disputando il match perfetto che lo incoronò campione mondiale dei pesi massimi. Da quel giorno non fu più lo stesso pugile, quel giorno aveva dato tutto andando oltre i limiti umani per riuscire a battere il più grande pugile della storia. Grazie e complimenti.

Gianluca Puzzo

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