Un trofeo davvero unico

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Vince Lombardi TrophyAlla fine del Superbowl, in un delirio di flash, luci, coriandoli, interviste, lacrime e abbracci, spunta un trofeo d’argento, lucidissimo e sfavillante, raffigurante un pallone da football sostenuto da tre mani stilizzate, che viene consegnato ai vincitori. Questa scena si ripete dal 1967 e si ripeterà ancora una volta, la cinquantesima, domenica a San Francisco, quando si saprà chi tra Denver e Carolina l’avrà spuntata. Ma dopo tanti discorsi, pronostici, analisi sui protagonisti in campo, vi siete mai chiesti che storia ha il Vince Lombardi Trophy?

Il simbolo del Superbowl, ancora non intitolato a Vince Lombardi, nasce nel 1966 su un tovagliolo, quello dove il vice presidente della celebre gioielleria Tiffany, Oscar Riedner, abbozza durante un pranzo un disegno davanti agli occhi incuriositi di Pete Rozelle, commissioner NFL dell’epoca. Entro poche settimane da quel momento, nel laboratorio Tiffany di Newark, New Jersey, vedrà la luce il primo pezzo: alto 56 cm per un peso di 3200 grammi, viene denominato “World Professional Football Championship Trophy”, o anche “Tiffany Trophy”. I primi a riceverlo saranno i Green Bay Packers, vincitori del primo Superbowl della storia, nel 1967, quando la finale era ancora definita come “AFL-NFL World Championship Game”, vista l’esistenza di due leghe professionistiche di football.

Tutti gli esemplari successivi verranno realizzati da Tiffany in un altro laboratorio del New Jersey, a Parsippany, e il trofeo prenderà il nome definitivo di “Vince Lombardi Trophy” dal 1970, dopo la morte del leggendario coach dei Green Bay Packers. Una curiosità: a differenza della Stanley Cup dell’hockey, di Vince Lombardi Trophy ne viene costruito un nuovo esemplare ogni anno, e le varie squadre vincitrici ne restano così in possesso per sempre. Al termine del Superbowl, la premiazione viene effettuata con un trofeo ancora “neutro”, in cui sono presenti solo il numero e la data della finale appena conclusa. Al termine della serata, la squadra campione restituisce momentaneamente a Tiffany l’oggetto, per consentire l’incisione del nome della franchigia, di tutti i componenti della squadra e del risultato finale della partita. Qualche giorno dopo, il trofeo viene così ridato definitivamente ai legittimi proprietari, assieme a delle copie più piccole, una per ogni membro della squadra campione.

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Gianluca Puzzo

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