Wayne Gretzky: il predestinato del ghiaccio (1)

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È certamente il più grande hockeista di sempre, è certamente il più famoso sportivo canadese ma è anche, certamente, uno dei simboli imperituri dei campionati professionistici statunitensi, degnissimo di stare accanto, se non perfino al di sopra, di leggende immortali come Michael Jordan nel basket, Jerry Rice nel football o Joe Di Maggio nel baseball. Lui è Wayne Gretzky da Brantford, Ontario, il detentore di 60 (avete letto bene, sessanta!) record assoluti della NHL tra regular season, playoff e All Star Game. Benvenuti nella storia del predestinato, benvenuti nella leggenda del dio del ghiaccio.

Wayne Douglas Gretzky nasce il 26 gennaio del 1961 e di predestinato si può parlare a proposito, visto che indossa il suo primo paio di pattini a neppure tre anni, imparando a pattinare nel cortile di casa, ghiacciato per diversi mesi. Da lì a impugnare il bastone e a disputare le prime partite con i tre fratelli e con gli altri bambini del quartiere il passo è breve, grazie proprio a quel cortile, perfettamente pianeggiante, che si presta ad essere un campo naturale di hockey in miniatura. Le partite in quel cortile saranno così lunghe e accanite da fargli meritare addirittura il soprannome di “Wally Coliseum”, il Colosseo di Wally, in riferimento a Walter Gretzky, suo padre. Sarà proprio il padre, grande appassionato di hockey, a dargli un consiglio che si trasformerà negli anni nella più straordinaria caratteristica di Wayne, la visione di gioco: “Pattina dove il disco sta andando, non dove è stato già”.

A 6 anni inizia a giocare nella squadra della scuola, ma il suo talento è talmente evidente che viene subito spostato nel gruppo dei bambini più grandi, di 10-11 anni, rispetto ai quali è comunque superiore. La maglia, però, è troppo grande per la sua età e lo infastidisce nell’uso del bastone; così il piccolo Wayne è costretto a infilarla nei calzoncini nel lato destro, un’abitudine che manterrà per tutta la sua carriera. A 10 anni nessuno gli sta più dietro: in una sola stagione realizza la strabiliante cifra di 378 gol e 139 assist, guadagnandosi il primo articolo sul Toronto Telegraph ma, contemporaneamente, anche l’assurda gelosia dei genitori degli altri bambini, anche di quelli della sua stessa squadra, che lo fischiano spesso perché il suo talento oscura quello dei loro figli. A 13 anni Gretzky ha già segnato più di 1.000 reti.

Nel 1975, a 14 anni, giunge il momento per Wayne e per tutta la sua famiglia di fare le valigie e trasferirsi a Toronto: la piccola Brantford non ha più nulla da offrire al suo campione in erba, se non l’ottusa antipatia dei compagni. Gretzky viene preso dai Toronto Nationals, nella lega Metro Junior B, facendo segnare 60 punti in 28 partite il primo anno e 72 in 32 partite l’anno seguente. Incredibilmente, però, non è lui la prima scelta del Midget Draft del 1977, quello riservato ai giocatori di 16 anni: diversi osservatori non lo ritengono abbastanza alto e possente per poter avere una seria prospettiva professionistica, e così Gretzky viene scelto dai Sault Sainte Marie Greyhounds, squadra di una cittadina del nord dell’Ontario, molto lontana da Toronto. I problemi logistici stanno per far saltare tutto, quando Walter Gretzky viene a sapere che una coppia di amici si è trasferita proprio a Sault Sainte Marie; saranno loro ad accogliere per un anno il ragazzo nella loro casa, evitandogli così i lunghi viaggi da Toronto. Con i Greyhounds Wayne indossa per la prima volta la maglia numero 99, quel numero oggi ritirato da tutte le squadre NHL (unico caso assieme al 42 di Jackie Robinson in MLB); in origine lui vorrebbe il 9, il numero del suo idolo Gordie Howe, ma essendo già occupato, accetta l’idea del suo coach e prende il 99. Non lo cambierà più.

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Gianluca Puzzo

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