Wayne Gretzky: il predestinato del ghiaccio (3)

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Due ore dopo aver vinto la Stanley Cup 1988 con gli Oilers, Gretzky viene a sapere dal padre che la sua squadra è in trattative da mesi per cederlo. Le pretendenti sono tre, L.A., Detroit e Vancouver, ma i Kings sono i primi ad accettare l’unica condizione posta da Gretzky al suo trasferimento: che lo seguano nella stessa squadra anche due compagni a cui è molto legato, Marty McSorley e Mike Krushelnyski. Il 9 agosto 1988 si concretizza così “The Trade”, il più ricco scambio della storia della NHL e non solo: Gretzky, McSorley e Krushelnyski lasciano Edmonton per i Los Angeles Kings in cambio di Jimmy Carson, Martin Gelinas, 15 milioni di dollari e le future prime scelte di L.A. ai draft del 1989, del ’91 e del ’93.

“The Trade” viene vissuto come un piccolo grande tradimento da parte dei canadesi, che vedono il loro campione più rappresentativo andare in una squadra lontana migliaia di chilometri dal loro Paese, una squadra con poca storia e che gioca in uno Stato, la California, che per ovvi motivi climatici ha solo una tiepida passione per l’hockey su ghiaccio, preferendo di gran lunga basket, baseball e football. Le prime uscite in terra canadese di Gretzky con la maglia dei Kings saranno quindi accompagnate da fischi, ma dopo pochi mesi le cose torneranno al loro posto, anche grazie alla decisione degli Oilers di costruire una statua di Gretzky con la Stanley Cup in mano proprio davanti al loro Northland Coliseum, tributandogli così un onore che andrà al di là del tempo e dei cambi di maglia.

Gretzky rimarrà a Los Angeles per otto stagioni, fino al 1996, disputando diverse ottimi campionati ma senza più ritrovare lo spaventoso rendimento degli anni di Edmonton. Il suo impatto, comunque, è immediato: segna subito, al primo tiro della prima partita, trascina la squadra ai playoff e, soprattutto, riempie regolarmente il palazzetto, evento piuttosto raro per i Kings prima del suo arrivo. Ironia della sorte, la sua prima impresa in terra californiana Gretzky la compie proprio contro gli Oilers al primo turno dei playoff 1989 quando, sotto 1-3 nella serie, guida i compagni in una strepitosa rimonta, culminata con la vittoria in gara 7. I Kings saranno eliminati al turno seguente, ma Gretzky concluderà i playoff con 22 punti (5 gol + 17 assist) in sole 11 partite, dopo averne fatti segnare 168 (54+114) nelle 78 gare di regular season. Nelle stagioni seguenti, pur riducendo il suo minutaggio sul ghiaccio, il talento inarrestabile di Gretzky nel produrre assist è sempre scintillante (ne farà 122 in 78 gare nel ’91).

Nella stagione 1992-93 gioca solo 45 partite di regular season a causa di un infortunio alla schiena, ma la risposta di Gretzky a chi lo dà per finito arriva nei playoff: in gara 7 di semifinale, contro Toronto, mette a segno una tripletta sensazionale, trascinando i Kings alla prima finale di Stanley Cup della loro storia. Contro Montreal L.A. vince gara 1 ma cede poi le successive quattro, e deve accontentarsi di aver sfiorato il titolo. Non riuscirà a fare di meglio negli anni seguenti, anzi mancherà i playoff fino al ’98, quando Gretzky sarà già andato via da due anni. Nel febbraio 1996, infatti, il canadese si trasferisce ai St. Louis Blues, anche stavolta in cambio di una faraonica contropartita (3 giocatori e 2 scelte al draft), per formare una coppia da sogno con Brett Hull, ala destra e cannoniere del momento. La mezza stagione giocata a St. Louis sarà ottima per Gretzky, che farà segnare 37 punti in 31 partite tra regular season e playoff, ma ancora una volta non arriverà la Stanley Cup e, soprattutto, l’intesa con Hull non decollerà mai veramente. Al termine di quella stagione Gretzky rifiuta un contratto triennale da 15 milioni di dollari e si trasferisce ai New York Rangers, dove ritrova il suo vecchio compagno di Edmonton Marc Messier.

La loro unica stagione insieme è straordinaria: Gretzky fa segnare 97 punti (25+72) in regular season e 20 in 15 partite di playoff, con 10 reti e altrettanti assist. I due campioni trascinando i Rangers alla finale di Eastern Conference (la semifinale per la Stanley Cup), dove vengono però eliminati 4-1 dai Flyers. Messier se ne va a Vancouver, lasciando Gretzky, ormai 37enne, alle prese con una squadra debole e da rifondare. Il campione canadese giocherà altre due stagioni, più che dignitose, ma non riuscirà più a raggiungere i playoff né, tanto meno, ad alzare nuovamente la Stanley Cup.

Al momento del ritiro, annunciato al termine della stagione 1999, Gretzky detiene 61 record ufficialmente riconosciuti dalla NHL: 40 di regular season, 15 dei playoff e 6 relativi agli All Star Game. Nessuno prima di lui si era anche lontanamente avvicinato a lasciare un segno così profondo nella memoria storica della NHL. Record strabilianti non solo per la quantità e per i numeri ma, ancor di più, per la distanza siderale che, in molti casi, divide Gretzky dal secondo classificato. Nella prossima puntata, la quarta e ultima dedicata al campione canadese, analizzeremo proprio questi record, che “fotografano” in modo perfetto la purezza e la longevità del suo irripetibile talento.

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Gianluca Puzzo

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