World Series ’19: miracolo Nationals, a gara 7 si fa la storia!

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Sotto 0-2 fino al settimo, i Nationals ribaltano gli Astros e vincono in trasferta anche gara 7 per 6-2, aggiudicandosi un titolo che mancava dalla capitale addirittura dal 1924 (ma per questa franchigia è il primo). Dopo la Stanley Cup 2018 dei Capitals, Washington trionfa anche nelle World Series.

Le World Series 2019 hanno deciso di prendere fino in fondo la strada del ribaltone ed eccoci servita la settima vittoria esterna in sette partite, mai successo in tutto lo sport americano. Una notte storica che premia Washington, consegnandole un titolo atteso addirittura dal 1924 (allora si chiamavano Senators) e da allora mai più sfiorato, che ora arriva grazie all’impresa di questo tenacissimo mix di vecchietti e giovanotti (dai 36 anni di Kendrick ai 22 di Soto) capace di ribaltare Houston anche in gara 7 dopo essere stato sotto per due terzi di partita, vincendo le World Series dopo essere partito dalla Wild Card. Per Houston una sconfitta amarissima, che brucia da morire, per molte ragioni: perché gli Astros erano strafavoriti dopo aver battuto gli Yankees, perché erano avanti 3-2 con le gare 6 e 7 da giocare in casa, e perché anche nella bella hanno sprecato un mucchio di occasioni, lasciando ben 10 corridori sulle basi. Per i primi due terzi di gara ci sono in campo solo gli Astros: un grande Greinke sul mound subisce solo una valida in sei riprese ed è anche protagonista in difesa. Il suo rivale, Scherzer, ha molte più difficoltà nel trovare la zona dello strike (cosa rara, per lui), ma riesce a limitare i danni al minimo sindacale: un solo homer di Gurriel in apertura di secondo inning e lo stesso Gurriel battuto a casa dal singolo di Correa nel quinto. È in questa fase che gli Astros sprecano tanto, troppo, lasciando sempre uomini in base in tutti i loro primi sette turni d’attacco. Assurda, ad esempio, la decisione di Springer nel secondo, con due out e seconda e terza occupate, di colpire la palla sul conto di 3-0 a casa,

consegnando una facile volata all’esterno sinistro che chiude l’inning. O le due inutili volate di Gurriel e Alvarez nel terzo, con prima e seconda occupate, o il k di Chirinos nel quinto a basi piene. La musica inizia a cambiare nel sesto, quando sul mound dei Nationals sale Corbin, mancino con una slider bruciante, che per tre inning azzera la produzione offensiva di Houston. Ma l’inning cruciale (per l’ennesima volta in questa serie) è il settimo, in cui i Nationals ribaltano in pochi minuti il tabellone, passando dallo 0-2 al 3-2 con il solo homer di Rendon (su Greinke) e con l’hr da 2 punti di Kendrick (su Harris). A quel punto, l’entusiasmo trasforma il lineup di Washington in un treno in corsa, impossibile da fermare: il 4-2 arriva all’ottavo inning (Eaton su singolo di Soto), mentre al nono arrivano gli ultimi due punti, segnati da Gomes e Robles grazie a un singolo di Eaton su cui Marisnick balbetta un po’ all’esterno centro. Houston è svuotata, non ha più energie nervose per reagire e si consegna con due k alla chiusura di Hudson. Chiudo solo con una considerazione generale: Nationals nel baseball, Capitals e Blues nell’hockey, Eagles nel football (più i 49ers imbattuti di queste settimane), sono tutte dimostrazioni di quanto il sistema sportivo statunitense incentivi strutturalmente il ricambio al vertice. Un valore impagabile, in termini di incertezza ed emozioni, per i tifosi di questi sport. Facendo il paragone col calcio, è come se Roma, Napoli, Lazio, Fiorentina, Atalanta, Sampdoria e Sassuolo avessero ciclicamente la possibilità di correre per lo scudetto: il fatto che sia impossibile è la miglior dimostrazione di quanto sia noioso e destinato ad esaurirsi il sistema calcio così com’è attualmente strutturato.
W i Nationals e w gli outsider!

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Gianluca Puzzo

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